2020: Gaia al tempo del Coronavirus

Aprile 30, 2020 by rubrica: Scienza e coscienza

Non tutti i doni sono preziosi. Cosa c’è di speciale nell’immunità dei pipistrelli che li rende incubatori ideali di virus aggressivi per l’uomo?

Vincent Van Gogh Il pipistrello

Da cosa sono accomunati i tanti virus così pericolosi e minacciosi per l’umanità, ferocemente risaliti alla ribalta negli ultimi 20 anni e nelle ultime settimane tragicamente insediati nella nostra vita quotidiana, come una fatalis machina e come un monstrum infelix, come un nefasto ed estremo Evento X di cui speravamo di poter continuare a leggere solo in libri di fantascienza e fantacomplessità? 

In un’ottica di evoluzione per fitness, da cosa sono accomunati RabbiaEbolaSARSMERS e anche il nuovo sconvolgente coronavirus COVID-19?

Forse la risposta risiede nel Sistema Immunitario di un animale che involontariamente fa da preparatore atletico a questi virus, che una volta pronti a spiccare il volo dello spillover, compiono come atleti provetti, il salto di specie all’arrembaggio dell’uomo, magari passando prima per animali a noi più prossimi e familiari o per colture di cellule e tessuti sparsi in laboratori da noi costruiti.

Ci dicono che c’è un animale che innocentemente li manda sull’arena della lotta per la sopravvivenza (strenght for life), dopo averli allenati per competere da campioni, alle Olimpiadi dei tragici giochi per la vita e per l’evoluzione; c’è un ignaro mammifero – volante ma non volatile, cieco ma ben orientato – che regala, come fossero perniciosi Cavalli di Troia, tutti questi flagelli virulenti all’umanità.

È il pipistrello.

Quindi… come la zanzara Anopheles per la Malaria, così il pipistrello per il COVID-19

E allora, noi – umanità erede del testimone di Enea – dagli echi del banchetto alla corte di Didone, come possiamo accogliere la memoria delle parole di Lacoonte e trasferirla in azioni per il presente e in vaticinio,  promessa e impegno per il futuro? Come possiamo custodire e far riecheggiare quelle stesse parole perché siano di aiuto, e non siano invece il triste vaticinio di rinnovate tragedie, in immutabili e stantii corsi e ricorsi storici (come è stato in passato così sia anche adesso!) che riattualizzano il triste oggi in una satanica eucaristia? Come possiamo ricostruire la Babele di quelle parole in una semiologia attuale, senza dissolverle nell’aria, in un’aria irrespirabile senza mascherine protettive, in un’aria densa di pathos? Come possiamo caricare l’aria che respiriamo e che ci porta il senso e il significato delle parole, con l’impegno a non dimenticare che i doni sono pharmakon (“cure”, ma anche “veleni”) preziosi solo quando sappiamo maneggiarli con maestria e rispetto? Come possiamo allenare il primo fondamento del dialogo – con il mondo e con l’altro che ci circonda – con l’ascolto prima ancora che con la parola? Come possiamo rammentare e ricordare che – in una leopardiana memoria – la Natura è madre ma anche matrigna, e che La dobbiamo amare, rispettare e temere in una religiosa riverenza? Quando impareremo a leggere nella geografia della Terra il volto di Gaia?

Ristabiliamo rituali etici e sacri di Pharmakos! Purifichiamoci non solo con Amuchine ma soprattutto con l’impegno verso l’umanizzazione delle nostre azioni nel mondo, e con l’espulsione, dalla comunità terrena, di chi lavora contra homines e contro Gaia.

timeo Danaos et dona ferentes

Dice il proverbio: al caval donato non si guarda in bocca; noi oggi ribattiamo:  dobbiamo cominciare a guardare in bocca al cavallo donato!

Non accettiamo più i doni della Natura senza discernimento e non accettiamo più i doni della Scienza senza timore! Né senza etica!!

pipistrello e Covid-19

Perché il pipistrello? 

Perché, in base a nuove ricerche, i pipistrelli possono essere gli incubatori, la fatalis machina che porta dentro di sé il monstrum infelix del nuovo coronavirus COVID-19.

I pipistrelli, grazie a un robusto e ferocemente efficace sistema immunitario sembrano, in effetti, allenare tanti ceppi virali, portandoli ad adattarsi e ad evolversi per diventare quanto più aggressivi e infettivi possibile.

Questo – da un punto divista evolutivo e di landscape fitness – è, per noi umani, uno sfortunato effetto collaterale di ciò che in altro verso è un incredibile meccanismo di sopravvivenza e di coevoluzione tra un animale (il pipistrello) ed un virus (i coronavirus). Tale coevoluzione non è una disgrazia per i pipistrelli, ma certamente è una sventura per altre specie; e attualmente è una tragedia per l’uomo, in qualsiasi punto del globo, a causa della pandemia in corso da COVID-19.

Il meccanismo con cui tutto ciò avviene, dipende dal fatto che quando i virus passano dai pipistrelli ad altre razze animali, inclusa quella umana, le risposte immunitarie di questi sprovveduti nuovi ospiti, non sono attrezzate per contrastare questi efficaciefficienti e altamente trasmissibili patogeni (tutte parole mutuate da un gergo che piace a una finanza che ha depauperato, anche semanticamente, l’Economia, e che si sta rivelando sempre più con un volto disumanizzante che tende ad aziendalizzare l’Uomo e la Natura, a erigere un mondo dove si vedono uomini ma non umanità, e – se non stiamo attenti – così proseguendo, né uomini né umanità!).

Il punto principale è che i pipistrelli sono potenzialmente speciali nell’ospitare i virus, afferma l’ecologista delle malattie dell’Università di Berkley, Mike Boots, e continua: Non è un caso che la maggioranza di questi virus provenga dai pipistrelli.

In uno studio recente Boots e il suo team di ricercatori hanno analizzato l’infettività dei virus nelle cellule dei pipistrelli, incluse specie come il pipistrello della frutta egiziano (Rousettusaegyptiacus) e la volpe volante nera australiana (Pteropusalecto). Sono anche state usate come controllo cellule chiamate Vero cells provenienti da una scimmia (la scimmia verde africana Chlorocebus). Ciò che è emerso, è che uno dei meccanismi molecolari con cui agisce il Sistema Immunitario dei pipistrelli, è la produzione più veloce di una molecola di segnalazione chiamata alpha-Interferone (α-IFN) che viene normalmente attivata come risposta difensiva degli organismi contro i virus o cellule tumorali. Quando le proteine di interferone vengono secrete dalle cellule con infezione virale, le altre cellule in prossimità di quelle infettate, entrano in uno stato difensivo antivirale. Le cellule della scimmia verde africana non posseggono questa peculiarità vantaggiosa legata alla rapida produzione di interferoni. Nelle sperimentazioni effettuate in laboratorio, quando le colture cellulari venivano esposte ai virus che imitavano l’Ebola e il Marburg, le cellule della scimmia venivano rapidamente sopraffatte dal virus stesso. Le cellule del pipistrello, invece, resistevano all’assalto virale grazie alla rapida segnalazione immunitaria mediata dall’interferone.

Il paradosso, però, è che l’α-interferone alla fine sembra favorire i virus, persino mentre ostacola la loro capacità di uccidere le cellule. Infatti, da simulazioni di interazione tra virus e Sistema Immunitario che i ricercatori hanno effettuato al computer, si evince che, mentre il sistema di segnalazione con interferone previene la morte delle cellule, l’infezione ciò nonostante resiste e il virus comincia ad adattarsi al regime difensivo instaurato dal Sistema Immunitario. Ciò suggerirebbe che un forte sistema di interferone aiuterebbe questi virus a sopravvivere nell’ospite, sostiene Cara Brook, biologa e prima autrice dello studio. Quando c’è un’alta risposta immunitaria, queste cellule sono protette dall’infezione, così il virus può aumentare il grado di replicazione senza creare danni al suo ospite. Ma quando si inserisce nell’uomo non abbiamo gli stessi effetti dei meccanismi antivirali, comportando potenzialmente molte patologie.

Va specificato che anche gli esseri umani possiedono α-IFN, ma sembra che i pipistrelli abbiano una vita molto più semplice coi virus rispetto a quella che ha l’uomo con alcuni di essi. Perfino quando i pipistrelli sono infettati con patogeni mortali per l’uomo, non mostrano alcun sintomo evidente di malattia, ma diventano per lungo tempo portatori sani delle infezioni, come peraltro avviene per l’uomo con altri generi di virus, tipo quelli erpetici. Tale persistenza, secondo i ricercatori, pare sia facilitata dai differenti meccanismi di segnalazione mediati dall’α-interferone. 

In colture tissutali, lo stato antivirale indotto dalle vie di segnalazione attivate dall’interferone protegge le cellule vive dalla mortalità, col risultato di ottenere un’epidemia in vitro di lunga durata, che aumenta la probabilità di stabilire una infezione persistente di lungo termine. Il risultato, sostengono i ricercatori, è che i virus a rapida replicazione che si sono evoluti nei pipistrelli probabilmente possono causare una maggiore virulenza se trasmessi ad altri ospiti – incluso l’uomo -, che hanno Sistemi Immunitari divergenti dalle peculiarità uniche di quelli dei famosi volatili crepuscolari. 

A volte ci può essere un ospite intermedio, come il maiale, il cammello o il cavallo. Quale che sia l’animale che sfortunatamente è l’ospite per il salto di specie (spillover), pare improbabile che sia pronto a resistere al fatale destino che lo attende. Nondimeno, conoscere come e perché ciò accade è vitale per combattere questi virus, indipendentemente dal loro incredibile training che avviene nei corpi apparentemente invulnerabili dei pipistrelli, che per sopravvivere li allenano a diventare sempre più virulenti per altre specie. È veramente importante capire il percorso di un’infezione per essere capaci di prevenire e predirne l’emergenza, diffusione e la trasmissione, sostiene Cara E. Brook (ricerca pubblicata in eLife, col titolo Accelerated viral dynamics in batcelllines, with implications for zoonotic emergence).

Ora se immaginassimo uno scenario differente… Se immaginiamo che l’incubatore non sia il pipistrello né il pangolino né alcun altro ignaro animale…. Ma che invece l’incubatore sia uno dei tanti laboratori con biosafety di livello 2 o 3 o 4, allestiti dall’uomo….

Adesso, sembra che fin dal primo report del nuovo coronavirus (COVID-19) in Wuhan (Provincia Hubei, Cina), ci siano stati sospetti e accese discussioni sulle origini del virus causativo SARS-CoV-2 (anche noto come HCoV-19).

COVID-19 è il settimo coronavirus noto per infettare l’uomo, ed è uno dei tre coronavirus che può portare gravi e mortali infezioni umane, determinando la SARS-CoV-2; la sua nascita ufficiale come agente infettante per l’uomo risale a novembre-dicembre 2019. Nessun coronavirus animale è stato identificato come sufficientemente simile per essere considerato il progenitore diretto di COVID-19. Perciò, i maggiori timori giungono dal sospetto che il virus possa non essere di origine naturale ma un costrutto di laboratorio o comunque un virus volutamente manipolato, e secondo tesi complottiste, anche diffuso. 

Il 96% del genoma virale di COVID-19 è uguale a quello dei coronavirus che infettano il pipistrello; il 4% di differenza si concentra nella regione genomica che codifica per lo Spike ossia quella spina che lega le nostre cellule e come una precisa chiave ne apre una porta d’ingresso; da analisi comparative di dati genomici sul virus della SARS-CoV-2 appare che COVID-19 sia ottimizzato proprio in quel 4% di sequenza a RNA con cui riesce, con alta affinità ed efficacia, a legare il recettore umano denominato ACE2 con la propria proteina S (Spike). 

Per contro, il pangolino ospita coronavirus con un genoma molto diverso da quello della SARS-CoV-2 umana, eppure con uno Spike estremamente simile a quello di COVID-19, con le uniche differenze che si concentrano su una minima regione che contiene una sequenza di nucleotidi che non serve a legare il recettore, ma a rendere il patogeno altamente infettivo e virale per l’uomo. In gergo tecnico diremo che COVID-19 ha la sequenza RBD pressoché identica a quella del coronavirus ospitato dal pangolino ma che questo stesso virus del pangolino manca del sito di clivaggio  RRAR tra S1 ed S2; cosa sorprendente, tale sequenza RRAR è completamente nuova tra i coronavirus ad oggi noti e teoricamente potrebbe essersi evoluta solo se il virus fosse presente nell’uomo da un periodo abbastanza lungo da averne consentito la selezione con ripetute mutazioni vantaggiose per il virus stesso, durante suoi passaggi con contagio uomo-uomo.

Da molti anni (almeno da dopo la SARS del 2002-2003), in numerosi laboratori con biosafety di livello 2, sparsi per il mondo, sono coltivati, modificati e studiati coronavirus che infettano animali vari o colture in vitro di cellule e tessuti.

Dopo l’epidemia di SARS e MERS, gli studi sui coronavirus si sono molto intensificati, per conoscere meglio tali agenti e per sviluppare opzioni terapeutiche efficaci, quali vaccini e antivirali mirati. 

Cipro, Cavallo di Troia

Però, non possiamo evitare di dire come ci sono documentate istanze di fuga di SARS-CoV da laboratori (Lim,P.L. et al N. Engl, J. Med. 350, 17440-1745; 2004).

Artem condere equum divina aggerem (costruiscono un cavallo come un monte, con l’arte divina). 

In definitiva, è possibile che le mutazioni RBD si siano evolute durante i passaggi infettivi nelle colture cellulari di laboratorio o tra animali di laboratorio; e che la sequenza RRAR si sia autonomamente sviluppata ed evoluta in passaggi interumani misconosciuti. 

Ma è anche possibile che, in uno dei giochi pericolosi e azzardati della scienza e degli scienziati – e non volendo in questa sede dare seguito e spazio a “ipotesi complottiste”-, a qualche ricercatore sia venuta voglia di trasformarsi in creatore e abbia effettuato un mirato packaging virale con una ricetta nefasta: il 96% di RNA di coronavirus da pipistrello; un quasi-4% di RNA da coronavirus da pangolino, e uno spruzzo di RRAR che come una spezia rara di origine sconosciuta o di nuova selezione e coltivazione, si è invece rivelata un mortale veleno, un pharmakon pharmakos: un farmaco velenoso e maledetto! E lo è, almeno per gli uomini di buona volontà….

Il nostro odiato Cavallo di Troia, la fatalis machina avanza lungo le mura della nostra Terra; risuonano le armi al suo interno, ma quasi nessuno coglie quest’ultimo avvertimento che la sorte ci sta dando; abbiamo incautamente collocato nella sacra rocca (gli Ospedali) il monstrum infelix; ancora solo Lacoonte, tra tutti, mette in guardia: timeo Danaos et dona ferentes, ma nemo propheta in patria… e le sue parole restano inascoltate … e il cavallo costruito dai nemici viene fatto entrare in città come dono … e viene trasportato sulla Sacra Rocca. Se il coronavirus viene dal pipistrello allora scoviamo Joker ed invochiamo Batman!…

Beniamino Casale, Responsabile IPAS Terapie Molecolari e Immunologiche in Oncologia – AO dei Colli – Ospedale Monaldi

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