L’anno che verrà

Aprile 30, 2020

di Carlo Negri

Era l’anno 1928 quando René Magritte, uno dei massimi interpreti del surrealismo,  dipinse Gli amanti, un olio su tela che raffigura il bacio di un uomo e una donna col capo avvolto in un velo bianco. Amore e desiderio intenso con un bacio reso impossibile. I volti nascosti, un atto incompiuto che non impedisce il sentimento puro, la voglia di unirsi, di fondersi.

Mai come oggi questo quadro rappresenta il periodo di vita che stiamo vivendo e che, probabilmente, vivremo nel prossimo futuro.

Contenimento del virus, distanziamento sociale mantenendo la distanza di almeno un metro nelle poche uscite che ci sono concesse, isolamento. Parole ormai sedimentate in noi, limitazioni mai vissute che abbiamo imparato a rispettare, ad accettare.

‘Restate a casa’ è il diktat che ci viene ripetuto in tutte le trasmissioni televisive, nei programmi radiofonici, sui giornali, sui social. E’ per il nostro bene, per la nostra salute. Il nostro stile d vita è cambiato repentinamente. “L’uomo è un animale sociale” scriveva il filosofo greco Aristotele nel libro I della ‘Politica’ nel IV secolo A.C., concetto poi ripreso da altri noti filosofi antichi e da sociologi.

Lo scorso 7 aprile, nella trasmissione Otto e mezzo condotta dalla Gruber su La7, Il punto di Paolo Pagliaro illustrava i risultati di un sondaggio commissionato all’Istituto Demopolis sulle maggiori difficoltà incontrate dagli italiani nelle prime quattro settimane di quarantena. Per il 68%, quasi due su tre, l’interruzione improvvisa delle attività quotidiane; per il 61% lo stress e i timori per la salute, per il 58% la mancanza di rapporti sociali esterni e, per il 40%, la condivisione degli spazi in casa per intere giornate. Aumenta l’informazione in TV e su internet,  usati dal campione per più di cinque ore al giorno. 9 Italiani su 10, inoltre, esprimono timore per la diffusione del contagio e preoccupazione nel cercare di capire cosa accadrà nei prossimi mesi sul piano economico e sociale.

Da quando è scoppiata la pandemia la nostra socialità è impedita, scomparsa, presente solo nel mondo virtuale. Emozioni primarie negative di base come tristezza, paura, rabbia hanno sovrastato le altre positive. In questo status anomalo chi vive in famiglia ha la possibilità di condividere ansie e preoccupazioni con i propri cari. Chi è single, chi vive rapporti sentimentali senza convivere, le persone anziane, i tanti separati e divorziati affrontano il Covid in solitudine, senza il conforto delle persone amate. Anche i funerali sono stati del tutto snaturati, inesistenti. L’elaborazione del lutto diventa più grave e complessa senza il conforto di familiari e amici cari. Chi ha un parente Covid positivo ricoverato in ospedale non può visitarlo, stargli vicino.

Il momento storico che stiamo vivendo impatta quindi tutti gli ambiti del sociale. Ciò che fino a ieri era normale, una consuetudine, oggi non lo è più. Scendiamo a fare la spesa con guanti in lattice e mascherine e, se un’altra persona ci viene incontro, tendiamo ad allontanarci un po’ di più, per evitare la possibile fuga delle droplet, le goccioline di saliva che sembrano trasmettersi con una facilità incredibile.

Ascoltiamo l’illustre parere di epidemiologi e virologi senza avere risposte esaustive: sulle mascherine, sull’uso dei guanti, sulla distanza fra un individuo e un altro. Pareri spesso diversi e discordanti che, abbinati all’assenza di un farmaco efficace e di un vaccino, contribuiscono ad aumentare lo stato d’ansia che viviamo. Il tutto condito dall’incertezza sul nostro futuro professionale ed economico. Troppe le categorie bloccate, dall’industria al commercio ai servizi, a parte i settori alimentare, farmaceutico e della logistica.

Se oggi la prima esigenza espressa da tanti è il poter uscire di casa, il futuro non sembra tanto roseo nemmeno raggiunta la ormai nota R=0, l’assenza di contagi. Si prefigura un reinserimento a scaglioni e per fasce di età, sempre con mascherine e distanziamento, da utilizzare anche quest’estate, sulla spiaggia, se sarà possibile andarci.

I danni causati dalla pandemia a livello psicologico in alcuni sono già evidenti, con stati depressivi e ansiogeni, in altri ancora no ma si paleseranno fra un paio di mesi, quando auspicabilmente la situazione sarà sotto controllo e riprenderemo in qualche modo la quotidianità. Tecnicamente si chiama PTSD, Post-Traumatic Stress Disorder, il disturbo da stress post-traumatico, l’insieme delle sofferenze psicologiche subite a causa di un evento traumatico, catastrofico o violento, che riguarderà sia chi oggi è in prima linea sia chi è in isolamento a casa.

Quali che siano le condizioni di ciascuno saremo pervasi da una serie di quesiti e di dubbi. Quando incontreremo una persona amica, la saluteremo con un abbraccio e un bacio come facevamo prima? Andremo con facilità al ristorante, a fare un aperitivo con amici, in discoteca? I single impegnati nella vita by night si baceranno ancora senza pensieri con la persona ‘rimorchiata’ in un locale? O saranno combattuti da due emozioni contrapposte: il desiderio da un lato e la preoccupazione dall’altro? Ai posteri l’ardua sentenza…

Ecco che il dipinto di Magritte di quasi un secolo fa ci porta a riflettere. In una riedizione contemporanea il velo potrebbe essere sostituito da due mascherine, con un significato profondamente diverso. L’eterno conflitto fra cuore e mente, passione e ragione,  troverà una radice diversa, non più solo la paura della sofferenza per un possibile amore sbagliato, ma si aggiungerà quella relativa alla propria salute, dovuta alla preoccupazione di essere contagiati, in un periodo ove regna l’incertezza.  

Paradossalmente, abbiamo vissuto in modo più attenuato una fase simile poco meno di 40 anni fa, ai tempi dell’AIDS, ove la patologia si presentava in modo più chiaro, preciso. Il virus HIV si trasmette per via ematica, tramite lo sperma e le secrezioni vaginali e da madre infetta durante l’allattamento. Lo scambio di siringhe effettuato dai tossicodipendenti, rapporti sessuali promiscui, non protetti, una particolare incidenza nel mondo omosessuale. Queste le vie di contagio più diffuse.

Le preoccupazioni di allora riguardavano anche la possibilità di contrarre l’HIV tramite la saliva e celebre fu il bacio fra il professor Fernando Aiuti, immunologo, e la giovane paziente sieropositiva, Rosaria Iardino, nel lontano dicembre del 1991, per dimostrare che trasmissione del virus non avveniva baciandosi, per vincere lo stigma.

Il Coronavirus è molto più aggressivo dell’HIV e si contrae respirando in un luogo affollato, al chiuso, tramite uno starnuto o un colpo di tosse. Un nemico invisibile e letale.

E quindi, come sarà la nostra vita nel prossimo futuro, quando avremo superato la fase critica della pandemia? Difficile o impossibile fare previsioni. Probabilmente non saremo più gli stessi e, per tornare come eravamo, occorrerà tempo. Forse saremo migliori, daremo più importanza alla bellezza della vita e alla libertà, ai rapporti veri, ai sentimenti. Lo scopriremo solo vivendo.Dopo una tempesta spunta sempre un raggio di sole. E’ la nostra speranza.

Carlo Negri, esperto di marketing farmaceutico e comunicazione in Sanità