CALCIO… MOLTO PIÙ DI UN GIOCO

Giugno 30, 2020

di Francesco Capone

È inutile mentire, bisogna ammetterlo che il ritorno alla normalità non sarebbe stato lo stesso senza quello dello sport più amato nel mondo: il calcio.

Tante persone ci hanno lasciato in questi mesi, combattendo invano contro un male prima sconosciuto poi lentamente inquadrato, e ciò che ha sorpreso tutti è stata la reazione eccezionale del popolo del Sud, che aiutato dall’arrivo posticipato del virus ha saputo comportarsi in maniera impeccabile, scongiurando una tragedia ancora maggiore di quella già vissuta.

Il Fato, o semplicemente le istituzioni, hanno stabilito che si sarebbe dovuto riprendere il football nostrano partendo dalla competizione notoriamente più sottovalutata dai Club: la derelitta Coppa Italia, per i più una coppetta.

Se però nelle semifinali ci si trova tre squadre del Nord altamente blasonate e una del Sud considerata spesso perdente o sfortunata, anche una coppetta può diventare un coppone.

Negli ospedali la vita torna lentamente alla normalità, e con i pazienti che seguo si torna a parlare anche di calcio.

Nota a tutti è l’incidenza della mente nella radicazione del dolore cronico dei malati portatori di pacemaker spinali, come nota agli addetti ai lavori è l’importanza dell’aspetto psicologico per la miglior riuscita possibile del trattamento neuromodulativo.

Seguire un paziente e l’andamento del suo dolore cercando di sconfiggerlo pian piano è compito del terapista antalgico, a cui cerco di contribuire facendo funzionare al meglio i pacemaker spinali. Eppure poco può fare una macchinetta, seppur sofisticata, senza che si crei un’empatia tra paziente, medico e specialista.

Così il pomeriggio dopo la finale che ha portato nella città partenopea la sesta coppetta o coppone Italia della storia, un paziente realmente sofferente si è presentato al solito controllo nella solita stanza degli ambulatori monaldini.

Si parla, si prova a capire come le ultime variazioni di programmazione abbiano influito sul pain relief del paziente, si lavora sulle intensità di stimolazione, sulle aree dermatomeriche da coinvolgere e su quelle da lasciare a riposo. Mentre si cerca la parola più giusta per rassicurare il paziente, mentre si lavora sulla fiducia che deve riporre in noi e nel suo progresso, il paziente stesso ci guarda e racconta sereno: «Sto soffrendo da tanto tempo, il piede non mi dà pace, eppure ieri, dopo l’ultimo rigore, ho dimenticato il dolore. Ho esultato, ho gioito, e per un tempo che non ho avuto modo di calcolare il mio dolore è svanito…»

Io e il medico ci siamo guardati e abbiamo pensato che semmai avevamo avuto dubbi sul calcio come oppio dei popoli, ora avevamo la certezza del Calcio Napoli vincente come oppio dei nostri pazienti.

Francesco Capone, Biologo specializzato in Informazione Scientifica del Farmaco, calciatore modesto, padre innamorato, commerciale di pacemaker midollari