L’AMORE SENZA TEMPO

Giugno 30, 2020

di Paola Somma

Possiamo misurare l’amore? Quantificarlo in base alla durata, all’intensità della passione, o all’insieme delle sue manifestazioni, quanto più eclatanti, spettacolari e generose siano, come narrano i grandi romanzi?

I punti di vista sono infinitamente vari.

La nostra generazione è quella che all’amore crede sempre meno. Afflitti dalle separazioni, dai divorzi, dalle guerre per gli alimenti, dalle complicate dinamiche delle famiglie allargate, scioccati dagli errori commessi e determinati a non commetterne altri, assertori della vittoria della condizione di single o, tuttalpiù della modalità coppia sì ma ognuno a casa propria, di amore parliamo poco.

Mi chiedo però se avete mai girovagato per casa alla ricerca dell’emozione di un ricordo, se avete mai frugato nei cassetti e tirato fuori le vecchie foto in bianco e nero, ingiallite dal tempo, in cui i vostri genitori sorridevano nei loro abiti semplici, paltò, gonna, cappellino, giacche e pantaloni troppo grandi, in posa, vicini, stretti in un abbraccio o mano nella mano.

Queste figure evanescenti, questi gesti, non vi sembrano degli autentici misteri, dei miracoli di un tempo infinitamente lontano? E perché ci turbano così tanto?

Perché esprimono la forza e la tenerezza che si è sviluppata attraverso un tempo eterno, e hanno dato vita a storie di famiglie unite da quaranta, cinquant’anni di matrimonio, senza che quei sorrisi e quegli abbracci mutassero mai.

Miracoli, miracoli antichi. Ma reali, realmente accaduti.

Quindi nella vita dell’uomo esiste il desiderio di eternità, di certezze che durino per sempre.

E gli esempi mostrano innumerevoli piccoli gesti e sentimenti profondi.

Nelle Metamorfosi Ovidio narra dell’amore di Filemone e Bauci, una coppia di anziani contadini che, sposatisi giovanissimi, continuano ad amarsi e a sostenersi a vicenda.

I due vivono di poco ma sono felici di offrire ciò che hanno, e ospitano con piacere due viandanti, che sono nientemeno che Zeus ed Ermes discesi sulla terra alla ricerca dell’umana bontà a cui solo Filemone e Bauci diedero generoso riscontro, rendendosi meritevoli di una ricompensa. I coniugi chiesero agli Dei null’altro che poter spirare nello stesso istante, così che nessuno dei due dovesse soffrire nel vedere la morte dell’altro.

Gli Dei acconsentirono, e Filemone e Bauci vissero ancora a lungo, per poi trasformarsi in un tiglio, simbolo dell’amore, e in una quercia, simbolo di forza e fedeltà.

Dal mito a tempi più recenti, nel romanzo D’amore e d’ombra Isabel Allende offre al lettore una toccante testimonianza di come i sentimenti forti nascano dall’ombra delle atrocità della dittatura, e pur attraverso momenti drammatici riescano a inculcarsi nei figli che, animati da profondi valori, lottano per un mondo migliore, libero, dove un legame solido e fedele possa finalmente esprimersi. In un Cile afflitto dalla dittatura di Pinochet, la giovane giornalista Irene Beltran, di famiglia borghese legata al regime, si affianca al fotografo contestatore Francisco Leal, fratello di Josè, un prete che si prende cura dei perseguitati e sostiene gli oppositori. I due fratelli si oppongono alla dittatura nello stesso modo dei genitori, i coniugi Leal, che furono costretti a fuggire dalla Spagna all’arrivo del generale Franco per finire poi sotto lo stesso giogo in Cile. Entrambe le generazioni dunque continuano a lottare contro la barbarie, le atrocità e la falsa propaganda del regime, anche a rischio della vita. Il giovane prete Josè viene ucciso dai militari, e poiché trovato insieme ai ribelli, non verrà consegnato alla famiglia ma gettato in una delle tante fosse comuni dei desaparecidos. A questa notizia il padre reagisce chiudendosi in un muto e straziante dolore, che esprimerà in un sol gesto: si va a sedere sulla panchina nel patio all’esterno della casa, restandosene lì, solo, in silenzio. La narrazione della scena passa al figlio Francisco, che descrive l’anziana madre curva sotto il peso della sofferenza, che lentamente raggiunge il marito sulla panchina e resta lì, accanto a lui, senza proferire parola. I due resteranno lì fuori per tre giorni a piangere il figlio, uniti in una muta profonda vicinanza che non ha bisogno di parole.

E questo esempio di amore incondizionato e totale spingerà Francisco a portare fuori dal Cile, a cavallo, la sua Irene, ferita gravemente dai militari per aver compiuto un reportage sulle reali atrocità commesse dal regime, e lotteranno duramente per iniziare una vita nuova e libera insieme.

Questo è per me l’amore senza tempo, un sentimento profondo fatto di vicinanza e condivisione, di piccole cose quotidiane che cementano un legame durante tutto il corso della vita, fino a far diventare, senza rendersene conto, due anime serenamente indispensabili e complementari. Questo amore esiste, non è una favola. Lo trovate nelle vostre vecchie foto, nei ricordi di una generazione, e dunque non smettete mai di credere in voi stessi e nella preziosità dei sentimenti.

Paola Somma, vicequestore Polizia di Stato, scrittrice