LE STANZE DELL’ISOLAMENTO

Giugno 30, 2020

di Antonio Casale,

Antonio risiede in una RSA (Residenza Sanitaria Assistita).

Ha una sessantina d’anni mal portati. L’edentulia lo invecchia. La sua mimica tuttavia tradisce una maturità timida e adolescenziale.

Al mattino, al mio arrivo, è in attesa fuori la porta della tisaneria, vinto dal profumo del caffè che gli infermieri preparano prima di mettersi all’opera. Glielo offrono, ma non prima di averlo preso un po’ in giro con benevolenza.

Lui si presta, ha un forte senso dell’autoironia, una caratteristica che confligge molto con ogni diagnosi di demenza. Talvolta addirittura tenta la ribattuta pronta, ma l’intenzione si blocca nel laccio della balbuzie. Si irrita, e quando proprio non riesce, dopo vari tentativi, gli si rivoltano i globi oculari all’insù ed espira un fiato che pare articolare un lungo Ehhhh.

Dopo il caffè subisce un incoercibile desiderio di sigaretta, e inizia così un accattonaggio disperato e maldestro. Rincorre a piccoli passi, con andatura veloce, ogni operatore fumatore che intraveda, trattenendosi la cintura per evitare la caduta dei pantaloni fuori misura. Cammina così, è l’effetto di lunghi anni di antipsicotici.

Non ha nessuno che venga a fargli visita, tranne un fratello che una volta a settimana sconta le sue mancanze con due pacchetti di sigarette. Antonio li conserva in luoghi ben nascosti, in genere i calzini: teme che Ciro, altro residente, gli applichi il pizzo.

Mi ha raccontato che le prime voci nella sua testa ha iniziato a sentirle quando aveva sedici anni. Così si è recato dal suo medico da solo, non accompagnato, a quell’età!

In poco tempo è sopraggiunto l’abbandono da parte della sua famiglia, e la sua continua subita istituzionalizzazione.

Porta il conto dei giorni trascorsi dall’ultima iniezione depot. Teme che possano dimenticarsi della sua terapia, e che le voci si facciano insopportabili.

Oggi le abitudini in RSA sono modulate dalle misure di prevenzione per i contagi COVID-19: niente visite dall’esterno, distanziamento sociale, DPI e sorveglianza sanitaria. Antonio finge di comprenderle, ma per lui in realtà non è cambiato niente, non è tenuto nemmeno a indossare la mascherina. Anzi, lo sorprendo spesso a deridere i nostri volti coperti. Assume un’insolita espressione di chi sta per tirar fuori un insegnamento di vita dalla sua lunga esperienza d’isolamento, invece finisce con l’articolare solo un lungo Ehhhh.

Antonio Casale, Internista e geriatra, dirigente medico ASL Napoli 1 Centro RSA Colonia Geremicca