Le vie medievali dei pellegrini

Giugno 30, 2020

di Sergio Giaquinto

I fermenti religiosi, che hanno attraversato l’Europa nel Medioevo, hanno prodotto un’esplosione di spiritualità da parte dei pellegrini che si sono diretti verso i tre luoghi santi della Cristianità: Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostela.  Nella “Vita Nova”, Dante scrive che la parola pellegrino può essere intesa in due modi:la prima, in senso lato, considera pellegrino chi è fuori dalla propria patria, la seconda in senso stretto, chi andava verso Santiago di Compostela o chi vi stava rientrando. Le genti che si recano presso questi luoghi sacri per onorare il Signore si chiamano: Palmieri, quelli che vanno oltre mare, Pellegrini, coloro che si recano in Galizia sulla tomba dell’Apostolo Giacomo e Romei coloro che vanno a Roma per pregare sulle tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

La pace religiosa avutasi dopo l’editto dell’imperatore Costantino(313d.c.) consentì a tanti Cristiani di partire verso Gerusalemme per pregare sui luoghi indicati nella Bibbia a testimonianza della propria fede; secondo la tradizione una delle prime donne a partire per la Palestina fu Sant’Elena, madre di Costantino, la quale ritornò dalla Terra Santa con un frammento della Croce, reliquia oggi conservata a Roma nella chiesa di Santa Croce di Gerusalemme.  I fedeli avevano conoscenza dei luoghi cari alla religione cristiana attraverso la lettura dei testi evangelici e attraverso i racconti di marinai e mercanti che erano stati in Palestina, terra lontana, sconosciuta e misteriosa. Le vie per raggiungere Gerusalemme erano due:la prima via mare con partenza da Otranto in Puglia con direzione Egitto, l’altra, più pericolosa per le insidie che si potevano trovare lungo la strada (guerre, malfattori ecc.) attraverso i Balcani, passando poi per l’impero Bizantino; quando i Bizantini conquistarono anche i Balcani le strade diventarono più sicure.

I Cristiani andavano, sottoponendosi a viaggi pericolosi che potevano durare anche qualche anno, a Betlemme, a Nazareth, a Gerusalemme per adempiere ad un voto, per chiedere una grazia, per testimoniare la propria fede nei luoghi di Gesù, magari alla ricerca di reliquie sacre da portare in Patria. Una città che avesse la reliquia di un Santo acquistava un’importanza anche economica in quanto si muovevano moltissimi credenti che, impossibilitati a recarsi nella Terra Santa, potevano pregare dinanzi ai resti mortali di persone salite all’onore degli altari cui chiedere aiuto e protezione, donando offerte, facendo elemosine, con riflessi sull’indotto che girava attorno alle reliquie. I viaggiatori, nel tempo, trovarono comunità religiose che li ospitarono e li assistettero come avvenne con i monaci che lungo il cammino avevano creato ricoveri per viandanti o come gli Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, lì presenti (a seguito dei rapporti mercantili sviluppati dalla Repubblica marinara di Amalfi con l’Oriente) che offrivano ricovero e tutela al viandante. Quest’Ordine di Ospitalieri, diventati poi anche di Rodi e infine Ordine dei Cavalieri di Malta, fu fondato da un nobile amalfitano di Scala, vicino Ravello, fra’ Gerardo Sasso, che curava gli aspetti assistenziali del pellegrino, mentre l’Ordine dei Templari garantiva la sicurezza delle strade, affinché ai viandanti fosse data protezione lungo il cammino. I fedeli, al ritorno in Patria, per provare di essere stati in Terra Santa portavano con sé la palma di Gerico, più volte citata nelle Scritture, per cui furono chiamati Palmieri.

L’altra strada che il fedele percorreva, per adempiere ad una propria devozione, era quella che si chiamava Via Francigena, quella percorsa dal viandante per arrivare a Roma. Tutto il mondo medievale era un mondo di camminatori, pochissimi possedevano mezzi di trasporto o cavalli, e andare come si dice “col cavallo di San Francesco” cioè a piedi con un bastone cui appoggiarsi,era la regola del viaggiatore;il pellegrinaggio era uno stato interiore,fatto di fede e preghiera,e pregare sulle tombe degli Apostoli nella Città Eterna era la realizzazione di un sacrificio che si sperava fosse ricompensato da Dio con l’accoglimento di grazie e riconosciuto meritorio per la vita dopo la morte,ma comunque espresso da devozione e fede.

botafumiero

Tutte le strade portano a Roma, si dice, e i Romei le percorrevano tutte da vari paesi europei, seguendo le antiche vie consolari, ma la più importante di cui si ha notizia è quella descritta nel X secolo dal vescovo Sigerico, la Via Francigena, che parte da Canterbury in Inghilterra, attraversa il Regno dei Franchi, e superate le Alpi scende verso la Pianura Padana,passa per la Toscana e finisce nel Lazio. Era la via percorsa dai mercanti che andavano a vendere merce nelle Fiandre, solo che Sigerico se ne tornò a Canterbury a piedi in 79 giorni. Ciò non costituisce un record, in quanto l’abate Nikulas de Munkapvera, partì dall’Islanda verso i paesi baltici, scese poi verso Roma e da qui si recò a Brindisi per raggiungere Gerusalemme: fra andata e ritorno ci avrà messo un anno!  Molti pellegrini accoppiavano, infatti, due mete della cristianità in un solo itinerario, restando per lungo tempo lontano dalla propria casa, cercando ospitalità presso conventi o vivendo il loro viaggio fra mille avversità, ma si sentivano ricompensati quando raggiungevano la meta.

Si racconta che nel 1299 masse di pellegrini si siano dirette a Roma, spinte da una leggenda, che prevedeva l’indulgenza plenaria di peccati nel passaggio al nuovo secolo. La circostanza era inedita per Roma, ma già nel 1126 Callisto II aveva stabilito l’Anno Santo Giacobeo per la remissione dei peccati per coloro che fossero andati in pellegrinaggio a Santiago di Compostela e analogamente fece Celestino V che istituì la Perdonanza per coloro che si fossero recati all’Aquila alla chiesa di S. Maria di Collemaggio il 28 e 29 agosto: ancora oggi l’indulgenza viene riconosciuta a coloro che si recano all’Aquila. Finalmente nel 1300 Bonifacio VIII, istituì il Giubileo, richiamandosi ad una tradizione ebraica, con la quale concedeva l’indulgenza plenaria a coloro che, nel corso dell’anno, avessero visitato per trenta volte, se romani, e 15 se stranieri, le Basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le Mura. L’Anno Santo si sarebbe dovuto ripetere ogni cento anni. Il richiamo della folle fu enorme, si mossero fiumi di pellegrini, tanto che fu necessario disciplinarne l’afflusso; Dante ricorda questa massa incredibile di visitatori, nel canto XVIII dell’Inferno, dicendo che fu necessario istituire un senso di marcia per regolamentare l’afflusso dei pellegrini sul ponte di fronte a Sant’Angelo. Il periodo di intervallo del Giubileo era troppo lungo, per cui dopo fu ridotto a 50 anni, poi a 33 ed infine, salvo Giubilei straordinari, agli odierni 25 anni.

Una curiosità: Papa Clemente VII concesse ai Napoletani il privilegio di organizzare, nella propria città, il Giubileo del 1526, del 1551 e del 1576 cioè l’anno dopo quello romano; i fedeli, pregando dinanzi all’altare dove San Pietro avrebbe celebrato messa in quella che è oggi la chiesa di S. Pietro ad Aram al Rettifilo, potevano evitare spostamenti a Roma, pur rimanendo valide tutte le indulgenze.

Il Cammino di Santiago di Compostela, oggi, attrae centinaia di migliaia di persone (oltre 300.000 l’anno scorso), ma un tempo era una vera impresa raggiungere il Santuario, anche perché si muovevano masse da territori lontanissimi come dalla Germania, dall’Est Europa, dai Paesi Nordici, per cui l’itinerario si allungava di molto. Quando poi avvenne lo Scisma Luterano,fu ancora più difficile andare a Santiago,si dovevano attraversare Nazioni protestanti, che non credendo al culto dei Santi,non agevolavano il passaggio dei fedeli ed anche per quelli di fede cattolica non fu facile andare in Galizia per le continue guerre che devastavano i territori europei,Secondo la tradizione San Giacomo,dopo che gli Apostoli si dispersero in varie direzioni per portare la Parola di Cristo,si fermò in Spagna,in Galizia,nella punta estrema del Finisterra, a predicare per sette anni, dopo di che tornato in Palestina,fu decapitato da Erode Agrippa. I suoi discepoli presero il corpo e lo riportarono in Spagna, ma, nel tempo, a causa delle invasioni avvenute nella Regione, non si ebbero notizie del suo corpo fino a quando, dopo ottocento anni, furono viste delle luci, su un campo, simili a stelle: scavarono in quel luogo e trovarono i resti di un uomo decapitato, credendo che fossero quelli di San Giacomo. Il ritrovamento del corpo, che fu deposto in una chiesa dedicata al Santo, attirò tantissimi pellegrini: secondo una leggenda San Giacomo sarebbe apparso fra le fila dell’esercito cristiano, durante una battaglia, e avrebbe combattuto contro gli Arabi invasori, per cui fu chiamato Santiago Matamoros, l’uccisore dei Mori. In un tempo in cui gli Arabi occupavano gran parte della Spagna, la vittoria ottenuta sotto la protezione del Santo dette entusiasmo alla Riconquista della Spagna da parte degli eserciti cristiani e stimolò un nuovo fervore religioso che portò pellegrini da tutta Europa a percorrere quello che è chiamato il Cammino Francese.  Il classico Cammino partiva da St. Jean de Port, all’inizio dei Pirenei francesi, passando per Roncisvalle, per continuare nella parte settentrionale della Spagna fino a raggiungere Santiago dopo 800 Km. Il pellegrino aveva un abbigliamento particolare: un cappello a larga tesa, una cappa, uno zaino per i viveri. un bastone alto, una fiaschetta per l’acqua, a forma di zucca, attaccata al bastone. L’elemento che, però, identificava il viandante era la conchiglia che si raccoglieva sulla spiaggia del Finisterra oltre Santiago, che si appuntava sulla cappa, a testimoniare la visita alla tomba dell’Apostolo. La forma della conchiglia è simile al dorso di una mano aperta, simbolo di offerta d’aiuto, di donazione, di amore: è diventata il simbolo del pellegrino e persino Caravaggio nella Cena di Emmaus conservata a Londra, la pone sulla veste di San Pietro, seduto accanto a Cristo. Il Cammino durante i secoli è stato percorso da Re, da Nobili, da Uomini di Chiesa e da umili pellegrini, fra i quali il poeta Guido Cavalcanti, amico di Dante, ricordato nel sonetto “Guido, io vorrei che tu Lapo ed io…” che affrontò l’avventura, sfidando, come gli altri pellegrini, intemperie e briganti in agguato lungo il percorso per derubare i viandanti.

Nella cattedrale di Santiago si trova il Botafumeiro, un enorme turibolo appeso al centro della chiesa che, lanciato, sparge incenso sui pellegrini (per levare il cattivo odore che i fedeli avevano addosso dopo un lunghissimo viaggio). Oggi il più grande Botafumeiro del mondo è, invece, quello della chiesa di San Francesco e Sant’Antonio a Cava de’ Tirreni, vicino Salerno, che viene lanciato dagli addetti ogni 13 del mese o in particolari solennità religiose (è alto un metro e sessanta e pesante oltre 80 kg) che oscillando raggiunge gli 80 km orari.  Questo enorme movimento in più direzioni, in cui i viaggiatori erano accomunati dalla fede, ha favorito l’incontro fra genti di varie Nazioni che hanno potuto confrontarsi, arricchirsi di conoscenze, scambiarsi notizie ed esperienze, di aprirsi al mondo, di trasmettere le proprie culture gettando le basi di un’evoluzione sociale delle coscienze, che piano piano avrebbe portato allo sviluppo della Civiltà Occidentale.

Sergio Giaquinto, Giurista, già Dirigente Amministrativo dell’A.O. dei Colli, cultore di Storia e Archeologia