CARNEADE! CHI ERA COSTUI? UN GIORNO ALL’IMPROVVISO…

Luglio 1, 2020

di Simona Gallo

Ricordo come fosse ieri. Il sole era caldo sulla pelle, il cielo azzurro, le solite corse a lavoro, mio figlio a scuola, i pensieri nel loro ordine sparso e io, serena come sempre, come chi non si aspetta altro che di trascorrere una giornata come tutte le altre.

Poi d’improvviso qualcosa d’inaspettato, imprevisto, brutale, devia bruscamente la rotta: in un istante, quella tranquilla giornata d’inizio primavera si era trasformata senza preavviso nel principio della peggior avventura che mai avrei immaginato di dover affrontare.

Ero in compagnia del pediatra di mio figlio per una chiacchierata davanti a un caffè quando lui, colpito da uno sfogo anomalo sulla mia pelle, con tono deciso mi ha invitato a fare immediatamente un prelievo di sangue.

Dopo pochi minuti ero già in un laboratorio di analisi.

Signora, lei ha meno di mille piastrine, deve correre in ospedale e approfondire con ulteriori indagini.

Piastrine? Chi era costui? – mi dicevo parafrasando il famoso Don Abbondio – Cosa saranno mai, le piastrine? – mi ripetevo mentre una sensazione d’ansia già si affacciava distinta – E perché mille non dovrebbero bastare? Cosa potrà mai succedermi? Sarà lo stress… si risolverà tutto, e stasera riuscirò ad arrivare a casa in tempo per la cena.

A quella cena però, poi non sono mai più riuscita ad arrivare.

Trattenuta in ospedale per ben trenta giorni, senza mai tornare dalla mia famiglia, travolta dalla paura, dall’ansia, dall’incertezza del futuro, in breve ho compreso che la vita può davvero cambiare di colpo colore, toglierti il respiro, strapparti da quelle abitudini che ti facevano sentire al sicuro. Ogni pensiero positivo si è dissolto sotto il peso delle preoccupazioni: l’eventualità di non veder crescere più mio figlio, di non riuscire più a gioire con i miei amici, di un amore che può finire…

Per prima cosa, bisogna escludere una leucemia mi sono sentita dire. Da lì, il calvario: indagini, diagnosi, prelievi, risonanze, il terrore, lo sconforto, e poi…

Signora, lei ha una piastrinopenia autoimmune, una malattia per la quale non si muore ma con cui dovrà imparare a convivere.

Non credo di essere una donna convinta di poter vincere sempre, ma una che non si dà mai per vinta, quello sì! Appena conosciuta la diagnosi, ho tentato con tutte le mie forze di scoprire se esistesse un modo per poter guarire! Non conviverci: guarire!

Il calvario è continuato da un ematologo all’altro, alla ricerca disperata del medico giusto e di tutte le possibili terapie da intraprendere, ma nessuna certezza di guarigione.

Al primo tentativo di cura mi è stato indicato il cortisone, tanto cortisone, 75 mg/giorno di Deltacortene, ma le piastrine ancora non risalivano.  

Poi c’è stata la rimozione della milza, ma le piastrine ancora non risalivano.

Così ho capito che avvilirsi non sarebbe stato il modo migliore per affrontare quel che la vita mi stava chiedendo di sopportare, e ho deciso di non considerarlo un nemico, ché ti distrugge più facilmente se ne diventi vittima totalizzata, bensì di conoscerlo e affrontarlo con resilienza. Non volevo più sfidarlo, ma solo imparare a conviverci fino in fondo. Senza chiedere permesso, si era infiltrato nella mia vita, tra i miei pensieri, oscurando la mia anima gioiosa e costringendo me e la mia famiglia a tenergli testa in ogni momento della giornata. E non glielo avrei più permesso.

È stata, e continua a essere, una battaglia quotidiana, nel riconoscere allo specchio che qualcosa d’incontrollato gestisce a suo piacere la salute del mio corpo.

Quando ho trovato finalmente il medico giusto, mi sono affidata a lui come un fedele al proprio salvatore. Sì, perché lui è il mio salvatore! Dopo diversi cambi di terapia, abbiamo individuato il farmaco che mi avrebbe permesso di restare in piedi, anche se non avrebbe sconfitto la malattia.

Da oltre otto anni la mia vita è fatta di giornate sì e giornate no, di periodi dove passivamente vado avanti e di altri dove invece mi convinco di poter fare qualcosa in più per migliorare il mio stato fisico e psicologico. È cambiata la mia normalità: cerco di condurre una vita normale, ma sono consapevole di dover prestare attenzione a determinate cose, fare controlli, seguire terapie farmacologiche, ma soprattutto di non dover trascurare mai corpo e mente. Lo sport, l’esercizio fisico e l’attenzione a uno stile di vita sano sostengono l’umore e le energie fisiche e psichiche. Dedicarmi con cura a questo aspetto, che è invece del tutto sottoposto alla mia volontà, è un’ottima terapia complementare e di supporto alla medicina tradizionale, a cui mi sono sempre affidata con la massima fiducia nonostante i fisiologici momenti di sconforto.

E poi c’è la dieta… chi, curando la propria salute, non pensa almeno per un attimo che una dieta giusta dallo specialista giusto possa fare la differenza?

Io cerco sempre di alimentarmi con cibi sani, in modo da prendermi cura del mio organismo introducendo i corretti componenti nutrizionali. Ma da alcuni mesi ho iniziato a fare di più: insieme ai miei medici, abbiamo tracciato una rotta nel mare magnun e diversificato delle diete.

Con il sopraggiungere di un altro CarneadeCOVID-19! Chi era costui? – improvviso e inaspettato, per evitare che la quarantena e il lockdown diventassero motivo di allentamento del mio impegno proattivo nel prendermi cura di me, ho iniziato una nuova dieta disintossicante e molto impegnativa, che mi ha costretto a fare i conti con una parte di me stessa, quella che sentiva fame anche da sazia, e a prendermi cura di paure e insicurezze prima ancora che del fisico.

Devo dire che, oltre ogni aspettativa, ho da subito avvertito i primi benefici, riscontrati in prima persona e di cui ho avuto conferma dai miei curanti.

Insomma, per quel che si può, m’impegno ogni giorno a gestire la mia malattia al meglio, anche se ovviamente la vita non è sempre una linea retta. Eppure le difficoltà mi sfidano a impegnarmi ancor di più, senza mai buttare la spugna. Talvolta, se ne sento il bisogno, mi fermo un attimo, respiro, e riprendo la mia battaglia non come chi vince sempre ma come chi non si arrende mai…

Certo, si possono presentare imprevisti al di fuori della nostra portata, come quello che ci ha investiti da ormai quattro mesi. Questo può sconvolgere i piani di chiunque, e a me è successo, mettendo a dura prova anche la mia determinazione.

Ci è stato detto di prepararci alla guerra, e così ho fatto: il COVID-19, una minaccia senza preavviso, un nemico subdolo e invisibile che ha costretto il mondo intero a uno stravolgimento, gettandoci nello sconforto e facendoci consumare dal terrore. Malinconia e incertezza sono sentimenti che avevo già provato in passato, e sono riaffiorati con prepotenza in un periodo così delicato. La sensazione d’incertezza, il nodo in gola di chi non sa cosa riservi il futuro, amplificato dalla consapevolezza di sentirsi più esposti e fragili senza poter effettuare i miei controlli di routine.

Fortunatamente la telemedicina e la possibilità di utilizzare i nuovi media anche a fini medici mi sono stati d’aiuto, come invero era già successo in altre occasioni. Ho acquisito quest’abitudine ormai da tempo, e tramite lo scambio di messaggi con il mio dottore non mi sento mai sola, nemmeno a distanza.

In questi ultimi otto anni la vita mi ha insegnato davvero tanto. Sicuramente a non dare mai più niente per scontato, e che ogni giorno è una conquista.

Oggi posso dire di sentirmi una persona migliore: ho imparato ad ascoltare me stessa e gli altri con più attenzione, a non giudicare chi è diverso, perché ognuno potrebbe avere una storia complicata e una battaglia personale da affrontare, proprio come è capitato a me. Soprattutto, ho imparato ad apprezzare la vita nella sua essenza più intima, e sono grata a Dio che mi ha permesso di poterne fare ancora parte.Non mollare mai, ogni giorno, al risveglio, con un buon caffè!

Simona Gallo: ama leggere, ascoltare musica, passeggiare all’aperto, praticare yoga e pilates, la buona cucina e la vita tranquilla