Emozioni. Il racconto dei pazienti

Luglio 1, 2020

di Marianna Annunziata

Ho provato la sensazione di un’invasione! Non è stata la prima volta. Anche quando mi ammalai la prima volta di quel brutto male al seno che ho poi imparato a combattere tutti i giorni con un impegno indefesso, avevo avvertito simili soffocanti sensazioni…

Un giorno potrò raccontare che la nostra società, la nostra gente, ognuno di noi è stato vittima di una terribile e inaspettata invasione. E da questa determinazione ho cominciato a risalire la china in cui avevo rischiato di sprofondare.

Ora sembra che le cose vadano meglio.

Ma come tutte le più violente e barbare invasioni, anche questa ha lasciato dietro di sé una lunga scia di sofferenza, sangue e morte.

Ecco, ho vissuto questa sensazione di assedio surreale e braccante, che per settimane ha tenuto me come tutti col fiato sospeso! L’atmosfera mi sembrava ancor più aggravata dall’elemento dell’ignoto. Ho provato le spiacevoli vibrazioni di temere qualcosa che non vedo ma c’è, di dover difendere me e i mie cari da un nemico invisibile che può colpire in qualsiasi momento, con armi letali, senza che io me ne renda neanche conto.

In soccorso è arrivato il mio salvifico istinto di sopravvivenza, che ha gradualmente demolito le barriere interiori del terrore immobilizzante, lasciando nuovo spazio vitale a sensazioni totalmente differenti, emotivamente sananti e sanatorie sia per lo spirito che per l’umore.

Intanto scorrevano immagini di morte e dolore, ma vedevo anche plasmarsi nuove figure eroiche: medici, infermieri, operatori sanitari, volontari… un mondo! L’orgoglio provato nel vederli combattere ogni giorno con coraggio e dignità ha insinuato in me la necessità di combattere anch’io, a modo mio, una battaglia per onorare coloro che soffrono e operano concretamente sul campo

Ho scelto l’arma con cui difendermi: la resilienza!

Ho fatto esercizio di osservazione e approfondimento affinché riuscissi giorno dopo giorno a cogliere il buono e bello che c’era anche in questa condizione di innaturale isolamento, così sono progressivamente giunta a una conclusione: tutto sommato abbiamo tutti vissuto un’esperienza umana più unica che rara, dal sapore fortemente spirituale, grazie alla quale ho potuto viaggiare un po’ nei miei silenzi interiori, approfondire l’analisi di quei momenti personali da cui spesso preferiamo sottrarci per mancanza di tempo ed energie, ma che determinano invece il nostro attuale stato esistenziale, con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti. Insomma, ho colto l’occasione per parlare un po’ con me stessa, coccolarmi, prendermi cura delle cose e delle persone veramente al centro di me! Ho cercato di trarre il meglio anche dalla tragedia, per non lasciarmi andare, per sopravvivere, ma soprattutto per costruire e fortificare in me una Marianna migliore per se stessa, per il proprio figlio, per gli altri, per la società!

Marianna Annunziata, “paziente