COVID-19 E BIAS DELLA POSITIVITÀ

Agosto 1, 2020

di Raffaela Cerisoli

Proprio mentre stiamo leggendo questo breve articolo, il nostro il cervello è capace di eseguire dieciprocessi al secondo, filtrando migliaia d’informazioni e catalogandole in importanti o futili in pochi millisecondi.

Per elaborare così velocemente le enormi quantità di dati che ci travolgono, e prendere decisioni adeguate, seguiamo delle scorciatoie mentali chiamate euristiche. Tendiamo cioè a elaborare i dati procedendo per intuito o sulla base delle nostre esperienze pregresse. Spesso però proprio emozioni ed esperienze passate portano a semplificare le euristiche impedendoci una visione obiettiva della realtà e facendoci incorrere in un bias, ossia in un sistematico errore di valutazione che spesso è in grado d’influenzarne sia il comportamento che le scelte personali. A incorrere in questo errore di processamento non è solo il singolo, ma spesso anche l’opinione pubblica.

In un recente articolo dell’Harvard Business Review intitolato Sul COVID-19 il mondo può imparare dagli errori dell’Italia viene scritto che i decisori italiani sono stati colpiti dal bias di conferma rallentandone e frammentandone le reazioni poiché tendevano a focalizzare l’attenzione solo su alcuni dati piuttosto che leggere la situazione epidemiologica globale.

Altro esempio di bias riguardante il COVID è quello dell’ottimismo: negli ultimi giorni, visti i dati confortanti comunicati dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile, continuano a perseverare alcuni errori sistematici, sicché si tende a valutare il futuro più roseo di quanto esso effettivamente sia.

Il COVID-19 resta ancora una minaccia per la salute dell’individuo e della comunità, eppure molti adolescenti continuano a vivere la movida senza precauzioni, e spiagge e centri commerciali sono pieni di famiglie che non rispettano le restrizioni, palesando un bias dell’invulnerabilità insito nell’individuo e che coinvolge tutti, a prescindere dal genere, dall’età, dallo status, dall’istruzione e dal ruolo che svolgono.

Questo genere di errore ci fa sentire invulnerabili, sicuri e forti, e alimenta la convinzione che ad ammalarsi sia sempre l’altro. Ciò mitiga paure e angosce, e aiuta a vivere più serenamente la vita.

L’ottimismo apporta moltissimi benefici alla quotidianità, e diversi studi mostrano quanto questo atteggiamento abbia un impatto positivo sulla salute fisica e mentale riducendo stress e ansia, ma essere troppo ottimisti può portare a un bias (quello dell’ottimismo, appunto) che rischia di rendere quasi sprovveduti di fronte al potenziale pericolo. E in una fase delicata come questa, nei confronti del COVID-19, bisogna mantenere alte le difese, avere il giusto indice di lettura della realtà, e ragionare per euristiche e non per bias.

Raffaela Cerisoli, Psicologa e dottore di ricerca in Scienze della mente, A.O. dei Colli, Ospedale Monaldi