DALLA PESTE DI GALENO AL COVID DEI VIROLOGI DA PERGAMO AI MONDI VIRALI DELLA TV E DEI SOCIAL MEDIA

Agosto 1, 2020

di Beniamino Casale

Galeno di Pergamo è stato un medico dell’antica Grecia le cui teorie hanno dominato la Medicina occidentale per più di un millennio. Personaggio poliedrico, s’interessò, oltre che di Medicina, anche di Filosofia, Architettura, Astronomia, Astrologia, Agricoltura. Nel panorama intellettuale del II secolo d.C. rappresenta un caso di singolare interesse, sia per la storia della Medicina che per la Filosofia e la Letteratura: si colloca – con non poche difficoltà a classificarlo in un singolo campo delle Scienze e delle Arti umane – in una maniera che oggi diremmo eclettica, multidisciplinare e transdisciplinare. Medico e filosofo, pazienti illustri quali l’imperatore Marco Aurelio lo considerarono un professionista della Filosofia, che praticava la Medicina come attività marginale, tanto da definirlo primo fra i medici ma unico fra i filosofi.

Nacque nel 129 d.C. a Pergamo, antica città dell’Asia minore ricca e intellettualmente vivace. La sua famiglia apparteneva all’élite cittadina e aveva una forte vocazione scientifica: il padre e il nonno furono architetti, e il bisnonno studioso di Geometria. Il padre lo avviò fin dall’età di 14 anni agli studi filosofici poi, ispirato da un sogno, a quelli di Medicina. Galeno seguì le lezioni delle quattro principali correnti filosofiche dell’epoca (platonica, stoica, aristotelica ed epicurea), e con il padre si dedicò alla Geometria euclidea, seguendo anche studi sulle correnti empiriche, ippocratiche e anatomiste. Grazie a questa singolare impostazione culturale e di studi sviluppò una personale e innovativa metodologia d’indagine conoscitiva, che applicò anche alla Medicina, e che si basava principalmente sullo spirito scettico appreso dalla filosofia di Pirrone e sui procedimenti dimostrativi appresi dalla Geometria di Euclide.

Già all’età di 20 anni divenne therapeutes (associato) del dio Asclepio nel tempio di Pergamo. All’età di 33 anni si trasferì a Roma, dove introdusse i nuovi elementi della Scienza medica di Ippocrate. Nello stesso periodo pubblicò e operò in maniera molto feconda; dimostrò pubblicamente la profonda conoscenza dell’Anatomia, e nel competitivo ambiente romano iniziò a sfidare i rivali in ogni ambito medico (dal capezzale del malato agli spettacoli anatomici di vivisezione di fronte a un pubblico d’intellettuali, dalle cure delle ferite dei gladiatori alle affollate conferenze di medici notabili). Nel periodo romano ebbe gran successo, che gli procurò fama di medico esperto, ampia clientela e stima di personaggi famosi, ma anche l’invidia e l’avversione di molti colleghi.

Nel 166 – forse per il timore di una congiura da parte di suoi rivali o forse per sfuggire alla prima grande epidemia di peste che coinvolse Roma – abbandonò precipitosamente la Capitale per rientrare a Pergamo. Tuttavia, dopo due anni, lo stesso Imperatore gli intimò di raggiungere gli accampamenti dell’esercito romano per partecipare a una spedizione di guerra.

Così Galeno trascorse un inverno presso l’esercito, su cui ancora infieriva l’epidemia.

Infine, adducendone la volontà al dio Asclepio, apparsogli in sogno, convinse Marco Aurelio a farlo rientrare a Roma dove, alleggerito dall’impegno delle cure dirette ai pazienti, riuscì a dedicarsi completamente alla produzione scientifica e filosofico-letteraria.

Nelle proprie opere Galeno fa spesso riferimenti autobiografici che, superando la vanità, sono finalizzati a tracciare il profilo della formazione e del modo di vita del medico ideale: attraverso l’autoreferenza propone infatti, come modello di comportamento per i discepoli e come criterio di valutazione delle qualità del medico, il proprio stile intellettuale, professionale e di vita. Nell’opera Sul modo di individuare il miglior medico espone in maniera sistematica tali principi e afferma che il medico deve avere profonda conoscenza della tradizione medica, dell’anatomia e fisiologia, della prognosi, dei metodi dimostrativi. Sono inoltre richiesti al medico l’amore assiduo per lo studio (pazzia amorosa per la verità) e il disprezzo delle vanità mondane; è necessario poi che conosca le parti della filosofia essenziali per il suo modo di vita (Etica, Logica e Fisica).

Compose decine di trattati, che spaziavano su tutti gli aspetti del sapere medico, dall’Epistemologia all’Anatomia , passando per Fisiologia, Psocofisiologia, Diagnostica, Terapeutica e Farmacologia. A quest’ampia produzione scientifica si aggiunge un’altrettanto vasta elaborazione di tipo filosofico, che spazia dalla Logica all’Etica, e che mette in pratica la sua concezione: non si può essere un buon medico – sosteneva in uno scritto intitolato Il miglior medico è anche filosofo – se non si conoscono Logica, Fisica ed Etica, cioè l’insieme dell’autentica Filosofia. Ai trattati di Medicina e Filosofia si aggiunge un interessante gruppo di scritti di Critica letteraria ed Erudizione linguistica, destinati a integrare la paideia del medico colto. Stilò altresì una vasta serie di commenti agli scritti di Ippocrate e numerose opere polemiche contro le tendenze rivali. Rifiutò il dogmatismo delle sette filosofiche e cercò di distinguere ciò che è dimostrabile da ciò che non lo è, tralasciando quasi sempre, e per metodo, tutte le questioni indecifrabili, o come si direbbe oggi con una terminologia logico-matematica, indecidibili. In modo originale, e con una modernità che dovremmo in parte riscoprire, sostenne le ragioni di un approccio scientifico, contrapposto all’adesione acritica e preconcetta a modelli e opinioni prive di fondamento logico ed etico.

Galeno cercò di porre le basi per unificare le scuole mediche buone ed espellere quelle cattive. All’epoca la Medicina era profondamente divisa su prassi e metodi inconciliabili, tra cui Ippocratismo, Fisiopatologia umorale, Anatomofisiologia aristotelica, Anatomismo di matrice alessandrina ed ellenistica, Materialismo e Meccanicismo ispirati a Epicuro ed Erasistrato, un sapere clinico, prognostico e terapeutico.

Galeno fu sostenitore dell’unione della tradizione della cosiddetta buona scuola in Medicina, che riuniva tutte le predette scuole tranne la tradizione materialistica e meccanicistica di cui facevano parte Asclepiade e la Setta dei Metodici, come Tessalo e Temisone. Il principale problema della Medicina consisteva nella perdita di un orizzonte unitario, che a suo parere la indeboliva sotto il profilo epistemologico, esponendola alle critiche degli Scettici. Per contro, proponeva un modello ispirato alle Scienze logiche, matematiche e geometriche, che già allora apparivano ben più unite, nonché un atteggiamento di dissenso tra le diverse Tradizioni. Fu così che classificò le Scuole mediche della sua epoca in 3 classi: Metodica, Empirica e Dogmatica.

La Scuola medica empirica e quella metodica rifiutavano la necessità dello studio dell’Anatomia per il medico professionista, ritenendo che essa non fosse necessaria per la diagnosi e la terapia delle malattie, che potevano basarsi sulla sola esperienza. Secondo Galeno tale esclusione rischiava invece di ridurre la Medicina stessa a una semplice tecnica manuale, mentre per il Nostro doveva avere un livello culturale pari a quello della Filosofia e dell’Etica. Pertanto egli si batté contro la degradazione della scienza medica e l’accesso a una folla d’incompetenti, in particolare i metodici, convinti assertori che bastassero addirittura solo 6 mesi per formare un buon medico.

Galeno sostenne che l’Anatomia fosse utile alla dignità culturale della Medicina nonché per insegnare l’arte della natura operante in ogni parte del corpo: descrivendo con precisione il rapporto tra le strutture degli organi e le loro funzioni, l’Anatomia costituiva la prova scientifica dell’esistenza di un ordine e di un senso provvidenziale del mondo, e offriva un fondamento valido e certo alle tesi finalistiche, che invece i discorsi filosofici potevano solo argomentare con la retorica. Nacque così la sua idea che l’Anatomia potesse costituire il principio di una teologia rigorosa ed essere una conoscenza in grado di dare alla Medicina un ruolo culturale complessivo, in una società in cui era molto forte e sentito il bisogno di rassicurazione sull’ordine e sul senso del mondo. Secondo il Nostro, unificare la Medicina avrebbe consentito di ridare un orientamento unitario alla professione, con un sapere medico fondato sia sull’evidenza razionale che su quella empirica. Avrebbe altresì consentito un’uniformità e una standardizzazione della preparazione dei medici. Ancora, avrebbe consentito l’affidabilità delle terapie e l’espulsione dei ciarlatani e degli incompetenti dalla professione. Infine, su un piano epistemologico e sul modello delle Scienze matematiche, tale unificazione avrebbe consentito la costruzione del sapere medico su una struttura solida e fondata su teorie coerenti.

Nell’opera Il miglior medico è anche filosofo Galeno sostiene che un buon medico deve eccellere nelle 3 principali branche della filosofia: Etica, Logica e Fisica.

L’Etica è indispensabile alla formazione e al carattere del medico, perché questi non deve avere il fine di produrre il massimo guadagno per se stesso ma il massimo guadagno (in termini di salute) per il suo paziente. Galeno invitava i suoi discepoli al disprezzo del denaro.

La Logica deve servire al medico per interpretare in maniera coerente i sintomi del paziente, e la padronanza logica è fondamentale per confutare teorie senza fondamento.

La Fisica deve servire al medico per avere una conoscenza della natura e gli strumenti in grado di sviluppare la percezione della continuità tra l’anatomia e la fisiologia degli esseri viventi con quella del cosmo e della Terra: tutti gli oggetti che ci circondano sono costituiti da una physis, le piante aggiungono physisnatura, gli animali physisanima, o psyche.

Nel trattato Sui semplici, in continuità con la tradizione ippocratica, Galeno sosteneva che nella natura c’è il rimedio di ogni male, citando piante aventi funzione curativa. Sviluppa così il rimedio farmacologico noto col nome Galenos: una soluzione di alcool e oppio che aveva effetti analgesici, che fu utilizzato per la cura di numerose malattie (e rese dipendente dall’oppio l’imperatore Marco Aurelio). Al suo nome è rimasta ancor oggi legata l’arte farmaceutica di preparare i medicinali in farmacia, chiamata per l’appunto galenica.

La forte connotazione scientifica ed etica che Galeno conferì alla Medicina è stata una solida base per tutto lo sviluppo anche moderno di questa disciplina e del suo particolare metodo scientifico basato sull’evidenza. Sebbene molte delle sue intuizioni siano state superate dai tempi e la Medicina abbia dovuto superare con fatica molti dei suoi errori, ancor oggi i medici dovrebbero abbracciare la pazzia amorosa per la verità e far tesoro della sua idea di paideia medica e della necessità di tener saldamente unite conoscenze e prassi di Etica, Logica e Fisica. Oggi la professione medica deve sapersi confrontare con declinazioni della malattia che sono non solo più disease ma anche illness e sickness. In particolare, come medici della sickness abbiamo da accogliere la difficile sfida di saper portare i nostri principi e le nostre prassi di cura, di etica e di conoscenza scientifica e Medical Humanities anche nel nuovo mondo dei media. Dovremo mostrarci capaci di guidare come abili timonieri in acque nuove, agitate e perigliose, noi stessi e i nostri pazienti anche in queste nuove e difficili sfide per il benessere e la salute globale e dei singoli, senza farci travolgere dalle onde della teatralizzazione né arenarci negli scogli della spettacolarizzazione che ogni aspetto del moderno vivere umano sta subendo. Come novelli Ulisse, dovremo tenere in salvo e avere cura di noi stessi e dei nostri pazienti nel perenne viaggio tra Scilla e Cariddi, senza farci ammaliare dalle nuove tentazioni delle false sirene.

Beniamino Casale, responsabile IPAS Terapie Molecolari e Immunologiche in Oncologia – AO dei Colli – Ospedale Monaldi