LA PET THERAPY COME SOSTEGNO EMOTIVO E FISICO

Agosto 1, 2020

di AnnaMaria Fiscale

La percezione del valore terapeutico degli animali ha origine antica: nelle usanze mediche dei popoli primitivi, gli animali hanno sempre avuto un importante ruolo curativo. Nel corso dei millenni, il mutarsi del rapporto uomo/animale segue l’evoluzione della scienza, della cultura e della necessità.

Il ruolo terapeutico della pet, inizialmente oscurato dal mondo della Medicina scientifica basata sull’utilizzo dei farmaci, viene rivalutato sia nel contesto sociale che individuale, riscoprendo un proprio valore benefico sullo stato di salute fisico e mentale dell’uomo.

Nel 1953, negli Stati Uniti, il neuropsichiatra Boris Levinson rileva gli effetti positivi di un cane come oggetto transizionale nel percorso d’analisi con un bambino autistico.

Nel 1961 Levinson fornirà una documentazione scientifica sulla terapia con gli animali, the dog as co-therapist, e per la prima volta si parlerà di pet therapy: terapia condotta con animale d’affezione o domestico.

In Italia la pet therapy inizia a diffondersi negli anni Ottanta (1987) a Milano, al convegno interdisciplinare di professionisti del settore di fama internazionale: Il ruolo degli animali nella società odierna.

Negli anni successivi si costituiranno molteplici Centri di Ricerca per lo studio del rapporto uomo/animale: CREI, ITACA, AIUCA.

La pet therapy delinea una pratica terapeutica che prevede l’impiego di animali come tecnica d’intervento per migliorare lo stato di salute di pazienti con problemi psicofisici. La pet diviene co-terapeuta nel processo di guarigione, con il ruolo di mediatore emozionale e catalizzatore dei processi socio-relazionali.

Il programma di pet therapy per motivazioni metodologiche, operative e di valutazione, si articola in fasi distinte:

  • AAA animal assisted activities: ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita apportando benefici motivazionali e ricreativi, per esempio presso case d’accoglienza per anziani, ospedali.
  • AAT animal assisted therapy: ha lo scopo d’agevolare il miglioramento delle funzioni fisiche, sociali, emotive, cognitive. Segue protocolli con determinati obiettivi e idonei strumenti di valutazione dei risultati. La pet ha specifici requisiti, ed è parte integrante del trattamento.
  • HASS human animal support services: ha il fine di migliorare l’interazione tra uomo e animale.

Gli obiettivi principali della pet therapy sono:

  • Attenzione stimolata
  • Controllo di ansia ed eccitazione
  • Ipertensione
  • Legami affettivi
  • Miglioramento dell’autostima
  • Senso di responsabilità
  • Socializzazione
  • Sostegno nella solitudine, soprattutto per gli anziani
  • Supporto nell’autismo
  • Supporto nelle sindromi depressive
  • Supporto per disabilità fisiche

Nella pet therapy l’approccio è basato sulla stimolazione del legame emotivo/affettivo e relazionale tra l’uomo e la pet, che consentirà il raggiungimento di rilevanti risultati riabilitativi, e che trova applicazione sia in campo sociale che medico.

L’ambito sociale comprende: scuole, comunità di varie tipologie, case di riposo, carceri.

Il settore medico/sanitario invece riguarda sia le strutture psichiatriche che quelle generiche.

Il funzionamento della pet therapy è il risultato di un lavoro d’equipe interdisciplinare: veterinario, psicologo, operatore pet therapy, terapista della riabilitazione, medico, infermiere, educatore cinofilo.

Gli animali che vengono abitualmente coinvolti sono: cane, gatto, coniglio, criceto, cavallo, asino, uccellini, delfino.

La teoria della pet therapy si presenta lineare, ma tante sono le domande e le perplessità che le ruotano intorno. Si possono generalizzare i risultati ottenuti con la pet therapy, o sono da circoscrivere ai casi esaminati? Forse pressati dall’esigenza di ottenere soluzioni per i problemi dell’uomo, si riconoscono come validi i contributi dei professionisti del settore? Perché funziona la pet therapy? Le risposte non sono univoche, ma tutte tendono essenzialmente a quantificare i miglioramenti riscontrati grazie all’interazione uomo-animale e alla consequenziale riduzione dello stress derivante soprattutto dal contesto fisico e giocoso con la pet, che aiuta a sciogliere alcune rigidità corporee spesso corrispondenti a blocchi emotivi. Uno scambio di contatto fisico e giocoso mai ripetitivo, tanto da riuscire a volte a stimolare anche il mondo stereotipato del soggetto autistico.

 Il rapporto con la pet crea possibilità di gioco: Il gioco è la base di tutta l’esistenza esperienziale dell’uomo, è un’esperienza creativa in continuum… che permette all’individuo d’impegnarsi in un interscambio significativo con il mondo… il gioco è la più raffinata capacità dell’uomo di godere la vita… (D. Winnicot)

Perché l’uomo riesce a instaurare un rapporto così speciale con un animale e non con un essere umano? La risposta è da ricercarsi nel tipo di comunicazione che si crea tra uomo e pet. Un dialogo che può essere verbale, non verbale e paraverbale, ma sempre chiaro e mai ambiguo e giudicante, così da creare e saldare un legame emotivo che stimola capacità fisiche e cognitive. La comunicazione tra gli uomini invece è influenzata da pregiudizi e fattori socio-culturali, sovente è ambigua, e caratterizzata da aspettative, critiche, competizione e invidia. Ha pertanto ragione Konrad Lorenz nell’affermare che l’Etologia comparativa si presenta come uno strumento efficace per recuperare l’uomo alla sua naturalità e spiegarne i comportamenti?

La pet therapy non è, e non vuole essere, una terapia sostitutiva. La sua funzione è assolutamente di supporto a un percorso terapeutico medico-scientifico.

Ma se l’animale è tanto prezioso per la salute psico-fisica dell’uomo, allora perché spesso proprio lui lo rende vittima di violenza e abbandono? L’animale non ha diritto a essere protetto e rispettato?

Domande, queste, che non troveranno mai risposte razionali e accettabili, ma che forse scuoteranno la coscienza di qualcuno.

La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini (P. O. Nasone)

Anna Maria Fiscale: sociologa, specializzata in analisi qualitativa della ricerca sociale e in management dei servizi sanitari