SPORT E QUALITÀ DI VITA

Agosto 1, 2020

di Francesco Capone

Quando ti va bene, torni a casa dopo una giornata di lavoro serena e trovi una famiglia che ti aspetta, pronta ad accompagnare le ultime ore del giorno che sta finendo. Si gioca con un figlio piccolo, si ascoltano le prime problematiche di una figlia più grande ma non ancora adolescente, e magari si scambiano due effusioni (facciamo una!) con la moglie, stanca come te.

 Eppure, anche a una persona fortunata non si può togliere, nell’arco di una settimana, quei due o tre momenti di svago rappresentati dall’attività sportiva, sia fatta in prima persona che vissuta da spettatori davanti a una televisione.

Che fare sport posticipi l’inevitabile appuntamento con l’aldilà è risaputo ma troppo spesso se ne sottovaluta l’importanza nel migliorare la qualità della nostra esistenza.

Quando fui costretto a lasciare lo sport che mi aveva accompagnato per almeno vent’anni ero diventato irascibile, però non collegai subito il mio cambiamento d’umore con le scarpette attaccate al chiodo.

Fu mia moglie, con una frase secca, precisa coincisa e inequivocabile, che mi accese la lampadina, in una sera di quelle che di solito avrei passato su un campo di allenamento anziché inchiodato sul divano, la sentii chiaramente esclamare: Non vedevo l’ora smettessi di lasciarmi sola per andare a fare gli allenamenti! Ora però capisco che era meglio la tua assenza, al ritorno almeno avevo un paio di giorni sereni…

In quella frase c’era tutto quello che io chiedevo allo sport, e quello che lo sport consegnava alla mia famiglia.

Sento che questa cosa vale per me ma non solo per me, credo che spegnere il cellulare ed entrare in un campo, in una piscina, in una palestra, riesca a ricaricare qualsiasi persona, rendendo quel momento lo scarico delle tensioni e consegnando poi ai propri affetti la parte migliore di noi.

Dopo aver sudato e inseguito un pallone, dopo aver avuto alterchi con compagni poco accomodanti, tornavo a casa sereno, pronto a fare al meglio quel che mi era richiesto. Avevo levato tempo alla famiglia, ma indubbiamente quel tempo sarebbe stato inutile, perché inconsciamente avrei scaricato sulle persone sbagliate le mie tensioni quotidiane.

Se questo processo mentale segna la vita di una persona come me, che si fregia di vivere in una condizione di apparente normalità, come non pensare che in contesti sociali peggiori lo sport rappresenti una medicina di gran lunga più efficace di molecole molto più pubblicizzate?

Come non capire la dipendenza che può creare, in una persona con problemi, la possibilità di avere un paio d’ore in cui l’unica reale ansia è fare gol o cinquanta vasche, alzare 30 kg o tifare per la propria squadra del cuore? Levate tutto a una persona, ma mai la possibilità di dimenticare per un po’ di tempo cosa si è e cosa si ha attorno, e poco conta se quello che hai è tanto ed è bello o poco e brutto. Estraniarsi dalla routine è una medicina che dovrebbe essere prescritta un giorno sì e l’altro pure da tutti i medici di base. Drogatevi di sport, e a chi vi sta attorno dedicate solo la qualità del tempo, e non il tempo sottratto allo sport.

Francesco Capone, Biologo specializzato in Informazione Scientifica del Farmaco, calciatore modesto, padre innamorato, commerciale di pacemaker midollari