DIETRO LA MASCHERINA: LE EMOZIONI IN PSICONCOLOGIA

Settembre 1, 2020

di Raffaella Manzo

L’attuale pandemia da COVID-19 desta preoccupazioni anche nei pazienti immunodepressi o affetti da patologie severe, tra le quali quelle oncologiche. L’emergenza ha infatti amplificato il disagio emotivo nelle persone che stanno affrontando la malattia.

Numerose associazioni e molti ospedali, incluso lo A.O. dei Colli, hanno attivato centri di supporto psicologico in Psiconcologia.

Nell’ambito delle cure oncologiche di questi pazienti, con le colleghe della Rete Oncologica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, fin dall’inizio dell’emergenza siamo in prima linea per garantire supporto psicologico ai malati oncologici come parte integrante della terapia contro il cancro.

Per evitare, quando possibile, che i pazienti oncologici venissero in ospedale, presso l’ U.O.C. di Oncologia in collaborazione con il Servizio di Psicologiadell’Azienda Ospedaliera dei Colli abbiamo attivato da subito una modalità di supporto psicologico online mediante colloqui telefonici e/o videochiamate per pazienti e caregiver, al fine di garantire una continuità di sostegno psicologico sia ai pazienti già in trattamento psicologico che a coloro che desiderano prendere contatto per la prima volta.

Il Servizio si attiva chiamando il numero di telefono dedicato, operativo dal lunedì al venerdì, o inviando un’e-mail per richiedere una consulenza ed essere ricontattati per l’incontro virtuale utilizzando le tecnologie messe a disposizione da computer e/o smartphone.

I pazienti oncologici, spesso immunodepressi o debilitati dalla patologia e dalle cure, in questo periodo hanno paura e sono angosciati non solo dalla loro malattia ma anche dal timore di contagio da Coronavirus.

La parola è dunque il mezzo per accogliere le loro paure. Per la psicoanalisi, la Talking Cure è l’osservatorio privilegiato dei fenomeni linguistici che normalmente caratterizzano qualsiasi relazione umana. Parlare di sé – di pensieri, sentimenti, paure e desideri – può avere una funzione terapeutica, ma solo a condizione che tale discorso avvenga in presenza di un’altra persona, capace di ascoltare. Si tratta quindi di una cura parlata e ascoltata.

L’ascolto è importante per rispondere ai dubbi e ai bisogni dei pazienti, per aiutare a gestire ansia e depressione, oltre ai timori relativi all’attuale emergenza COVID-19.

Nell’emergenza sanitaria la quotidianità cambia per tutti, ancor più per chi sta vivendo una fase di sconvolgimento in seguito alla diagnosi di un tumore, e alle successive cure. Questo accresce paura, solitudine, preoccupazioni, angosce e incertezza verso il futuro, conseguenze psicologiche che non vanno sottovalutate, e che potrebbero compromettere la motivazione e l’aderenza alla terapia. Difatti, oltre a un generale quanto comprensibile aumento di preoccupazioni per sé e i propri cari, in molti è stato osservato un disagio ulteriore per il cambiamento nelle abitudini di vita e la riduzione dei contatti interpersonali.

In questa nuova condizione imposta dal Coronavirus, oltre a essere preoccupato per la malattia del proprio caro, un familiare lo è ancor di più per la necessità del distanziamento e la riduzione dei contatti sociali anche in casa, con genitori, figli, partner.

Per proteggere pazienti, visitatori e personale medico-sanitario, salvo rare eccezioni, non è stato consentito l’ingresso in ospedale agli accompagnatori; ciò per il paziente ha implicato l’impossibilità di avere accanto il familiare di riferimento durante la visita, il ricovero o la seduta di chemioterapia.Viene così a mancare il supporto emotivo trasmesso con parole, fisicità, abbracci. In questo scenario l’équipe deve essere ancor più attenta a garantire accudimento attraverso l’ascolto empatico e la comprensione del vissuto psicologico, fisiologico ed emotivo della persona.

I pazienti hanno l’urgenza della propria malattia e delle cure.

Le richieste principali che mi sono pervenute sono collegate al rischio di contagio e alle possibili complicanze da Coronavirus.

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) riferisce che la paura del contagio ha frenato il 15-20% dei pazienti dal recarsi a eseguire terapie salvavita, anche se gli ospedali hanno garantito percorsi sicuri.

I miei pazienti sono abituati a convivere con la paura della morte, eppure l’emergenza non fa che aggiungere un’ansia palese, dovuta all’ignoto: non sanno cosa fare né cosa accadrà. La condizione di dubbio amplifica il senso di minaccia e di destabilizzazione che i malati sperimentano a causa della malattia.

I pazienti hanno bisogno di essere rassicurati sul fatto che le attività oncologiche non siano sospese, e nel nostro ospedale tutto è stato organizzato in modo da offrire questa garanzia, e le cure necessarie anche in questa particolare situazione.

Le terapie oncologiche sono state regolarmente effettuate, tuttavia ogni paziente è unico, come unica è la sua modalità di reagire all’emergenza COVID-19 in base alla personalità e alla fase della malattia tumorale.

Per alcuni pazienti, in trattamento chemioterapico da tempo, questa situazione collettiva ha riattivato il senso di minaccia di morte e uno stato di allarme; altri invece sono riusciti a gestire lo stress adattandosi alla situazione, sebbene il timore del COVID-19 abbia messo a dura prova anche la tempra più forte. Per i pazienti in fase diagnostica o all’inizio del percorso chemioterapico, la reazione invece è stata diversa, causando uno shock combinato: quello della malattia, e la pandemia.

In questo periodo è più che mai fondamentale il contributo dello psiconcologo, in quanto offre ai pazienti gli strumenti per gestire l’ansia e le emozioni aiutandoli a dare un senso a quanto sta accadendo e a provare a gestire anche il possibile effetto traumatico, con le conseguenze derivanti dalla pandemia.

Ora che i contagi sembrano diminuire ci si trova a vivere nella cosiddetta Fase due, ma i rischi restano ancora alti per i pazienti oncologici, più esposti all’infezione e a sviluppare complicanze.

Pertanto il sostegno psiconcologico a distanza (online) continuerà a essere a disposizione per i nostri pazienti e i loro familiari.

Gli attuali cambiamenti avvenuti nella pratica clinica psicologica quotidiana rappresentano per me una sfida notevole: cambia la modalità terapeutica solo dal punto di vista fisico, ma si è vicini a sostenere il vissuto psicologico della persona affetta da cancro attraverso la consulenza telefonica o la videochiamata.

Infine, consapevole della forte esposizione allo stress cui gli operatori sono sottoposti, fin dall’inizio dell’emergenza abbiamo attivato anche uno spazio di ascolto e supporto dell’équipe di lavoro in Oncologia. Gli operatori della Sanità, con i loro diversi ruoli e mansioni, si trovano ad affrontare un’emergenza senza precedenti fronteggiando quotidianamente un pericolo insidioso, invisibile, che sollecita al massimo grado il SSN aumentando i carichi di lavoro e la tensione fisica e psichica. In un simile contesto, l’incremento degli stressor ambientali espone a un tangibile rischio di burn-out, con conseguenze sul piano cognitivo, comportamentale, fisico ed emotivo. Alla luce di queste considerazioni, e come dimostrato da diversi studi, in ambito oncologico il rischio di sviluppare il burn-out sembrerebbe particolarmente elevato, pertanto stiamo conducendo una survey al fine di carpire lo stato psicologico del personale che opera in area Oncologica in relazione alla pandemia, allo scopo di programmare interventi preventivi, assistenziali e di cura in ambito psicologico.

Raffaella Manzo, Psicologa-psicoterapeuta, psiconcologa A.O. dei Colli, Ospedale Monaldi