LEONARDO DA VINCI

Settembre 1, 2020

di De Rosa Nicla

Il XV secolo,nella sua seconda metà, fu caratterizzato da un risveglio culturale che coinvolse non solo la Letteratura ma anche una nuova concezione della vita.

Il primo fattore di progresso per la Medicina fu la rinascita dell’Anatomia, cui partecipò il genio che più di tutti incarnò il Rinascimento: Leonardo da Vinci.

Così come nell’Arte, il rinnovamento anatomico presupponeva l’osservazione diretta e attenta dell’artista o dell’anatomista di tutti i particolari della Natura o della Fabbrica del corpo umano, oltre che la sua fedele riproduzione.  

Con Leonardo ci fu il risveglio del senso critico, del desiderio di vedere con i propri occhi affidandosi esclusivamente alle sue rare qualità d’indagatore e osservatore, e non con la cieca fede negli antichi Maestri.

Il corpo umano, quale macchina perfetta e ben più complicata di quelle composte d’ingranaggi, affascinava Leonardo, che voleva capire cosa c’era dentro, come funzionava e cosa succedeva quando si fermava definitivamente con la morte, eseguendo egli stesso dissezioni di cadaveri e rappresentando ciò che vedeva in una serie di disegni di straordinaria bellezza.

A Roma, al servizio di Cesare Borgia, Leonardo eseguì più di trenta dissezioni di cadaveri nella camera mortuaria dell’ospedale Santo Spirito, e ne ricavò un migliaio di disegni.

A lui si può attribuire l’invenzione del disegno anatomico che rompeva antichi tabù, mostrando chiaramente le parti interne del corpo umano.

Leonardo inventò anche un modo d’illustrare che ancora viene usato dai moderni disegnatori, la cosiddetta immagine esplosa, di cui si trova esempio nelle sue rappresentazioni di una testa sezionata, del cranio e del cervello in sequenza, in modo da mostrare come entrano l’uno nell’altro.

Disegnò le sue Tavole anatomiche nel corso di circa trent’anni, tra il 1485 e il 1515.

Le Tavole contengono circa un migliaio di disegni relativi a Morfologia e Fisiologia; in particolare, nel raffigurare lo scheletro della faccia Leonardo descrive quell’armatura della mascella che un secolo e mezzo dopo l’inglese Highmore descriverà nuovamente, attribuendosene la paternità con il nome di Antro di Highmore.

Tra i suoi disegni anatomici, i più spettacolari e impressionanti rimangono quelli che mostrano un feto prima della nascita: immagini del tutto nuove per l’epoca, e certamente sconvolgenti.

Leonardo studiò l’Anatomia in tre distinti periodi: a Milano, tra il 1480 e il1490, s’interessò in particolare dei muscoli e delle ossa in funzione della propria attività artistica; a Firenze, tra il 1502 e il 1507, si applicò in particolare nello studio della meccanica del corpo; infine, dal 1508 al 1513, a Milano e a Roma studiò gli organi interni e la circolazione del sangue , iniettando cera liquida nelle cavità per poterne rilevare l’esatta struttura.

Con questo sistema Leonardo studiò l’anatomia di cuore, polmoni e utero, il decorso dei nervi cranici e le membrane che avvolgono il feto.

 Tuttavia la sua opera, sebbene di notevole valore scientifico e artistico, non ebbe riflessi sulla Medicina del tempo, in quanto i suoi disegni, ritenuti preziosi, furono conservati negli archivi senza essere divulgati tra i contemporanei.

Leonardo sarebbe potuto passare alla storia anche come il padre dell’Anatomia, se i suoi appunti non fossero stati in parte dimenticati e in parte distrutti dalle guerre.

L’idea di disegnare un intero Atlante anatomico in centoventi sezioni con Marco Antonio della Torre era sorta nel 1489, ma il progetto non fu realizzato per la prematura morte di quest’ultimo, né Leonardo riuscì a realizzarlo da solo, preso com’era dal particolare, dal dettaglio, dall’andare sempre più a fondo nei suoi studi e nell’acquisizione di nuovi dati.

Tutto rimase su singoli fogli o quaderni di appunti, che dopo la sua morte furono donati da Francesco Melzi alla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Così tutto il merito della rinascita dell’Anatomia andò al fiammingo Vesalio. Unico demerito imputato a Leonardo: non essere riuscito a diffondere le sue conoscenze né a comunicare il suo pensiero ai contemporanei, in quanto molto del materiale era indecifrabile. Difatti non solo scriveva gli appunti al contrario, da destra a sinistra, ma spesso attaccava le parole assieme o le divideva arbitrariamente in punti scelti senza criteri coerenti, non usava punteggiatura e scriveva alcune lettere dell’alfabeto a modo suo.