VIVERE SOTTO UN CIELO DI STELLE…

Settembre 30, 2020

Abito in una piccola piazza di una grande città. E, sia chiaro, non ho niente da lamentare della mia abitazione attuale. È molto spaziosa. Il mio salotto è così grande che di sera ospita centinaia di persone. Nei miei corridoi si ritrovano migliaia di persone e per trovare un bagno libero, a volte devo fare addirittura due fermate col tram. (MaksimCristan, scrittore e cantautore croato contemporaneo)

di Rosa Maria Bevilacqua

Negli anni ’80 si è iniziato a parlare delle nuove povertà, che il sociologo Achille Ardigò ha definito simboliche-esistenziali, e che si differenziano dalle vecchie tipologie per il loro non essere necessariamente economiche e materiali: a partire dagli anni ‘90, i poveri sono gli attori della rottura con i legami sociali, e vanno dunque rintracciati tra gli esclusi, gli emarginati, i discriminati. I senza dimora si collocano in questo contesto: sono donne e uomini che per scelta, disgrazia, accadimenti della vita, hanno abbandonato la loro vita di prima per immergersi in un mondo fatto di precarietà, incertezze, solitudine. E paura. E fame. E freddo. I senza dimora sono quelle persone che hanno, per Legge, una residenza fittizia che non sarà mai casa, per loro.

Nel biennio 2013/2014, grazie alla sinergia tra ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Caritas Italiana e fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per Persone Senza Dimora), è stato condotto uno studio sulle persone senza dimora. Nel dicembre dell’anno successivo sono stati presentati i dati raccolti, che hanno descritto una realtà ancor oggi attuale: in Italia sono circa 51.000 le persone senza dimora, con un’età media di 44 anni; per il 40% sono italiani, il 14% donne. La maggior parte vive al Nord Italia. Una discreta percentuale, pari al 62%, ha un reddito mensile proveniente da attività lavorativa, con un guadagno medio mensile tra i 100 e i 499 euro; il 30% vive di collette ed espedienti; la restante percentuale non ha alcun guadagno. Infine, 4 su 10 sono definiti cronici, ossia vivono per strada da almeno 4 anni.

Uno studio più recente, svolto a Napoli a cura della Comunità di Sant’Egidio, ha evidenziato che nel capoluogo campano, dove si contano circa 1.700 senza dimora, rispetto al 2017 nel 2019 sono aumentati quelli di origine italiana ed è diminuita l’età media (il 41% ha meno di 35 anni); il sesso predominante è sempre quello maschile. In città non mancano associazioni, parrocchie, volontari e servizi comunali che cercano per quanto possibile di arginare il problema; allo stesso tempo si sta investendo molto sulla formazione di operatori e volontari: un esempio è la Società Umanitaria ha vinto un avviso pubblico per l’attuazione d’interventi di formazione specialistica in tema di senza dimora, con un corso per operatori che si conclude e uno per volontari che sta per iniziare.

Per chi vive in strada la pandemia da COVID-19 ha creato un’emergenza nell’emergenza, ma ha fatto al contempo emergere la forza di associazionismo e volontariato: dopo la prima settimana di lockdown, tra smarrimento e incertezze, i senza dimora hanno potuto contare di nuovo sulla presenza, seppur distanziata e meno numerosa, dei loro angeli custodi, e di altri cittadini che hanno fornito sostegno e supporto anche materiale.

Così abbiamo ripreso: era il 18 marzo, dopo una sospensione di una settimana. Quella sera, senza dircelo, stringemmo un patto, avremmo fatto di tutto per continuare ad assistere la gente per strada. Ogni mercoledì, da allora, siamo usciti per portare un pasto ai senza dimora con 200 buste di cibo, ciascuna con un primo piatto, un panino farcito, acqua minerale, un dessert e un frutto. Aggiungemmo poi un secondo giro di domenica, in alcuni luoghi non coperti da altre associazioni. (Gennaro Montella, operatore dell’organizzazione La Ronda del Cuore di Napoli)

Il 15 aprile, ancora in piena emergenza, grazie all’interessamento del Card. Crescenzio Sepe e dei Padri Gesuiti, è stata inaugurata la Casa per Senza Dimora: in via Sant’Ignazio di Loyola, nel centro storico di Napoli, quaranta persone hanno potuto beneficiare di una struttura pulita e confortevole nella quale dormire, di biancheria da camera e abbigliamento.

Il Comune di Napoli, da parte sua, grazie al partenariato con varie Istituzioni, tra le quali la Scuola di Medicina dell’Università Federico II e il Rotary Club Angioino, tra maggio e giugno si è attivato per sottoporre a test sierologico per COVID-19 gli ospiti dei dormitori cittadini.

La fase più grave dell’emergenza legata alla pandemia è finita, si spera diventi presto solo un ricordo… i senza dimora invece continueranno ad abitare, forse in numero sempre maggiore, le strade delle nostre città, spesso nell’indifferenza. Sì, perché se da un lato ci sono persone impegnate nell’aiuto, dall’altro ce ne sono altre per le quali la paura del diverso, la percezione di vedere nell’altro quello che mai si vorrebbe essere, sono più forti di coscienza e morale. I senza dimora o barboni o vagabondi o clochard o homeless o Luca o Maria o Ciro, spesso accompagnati da fedeli Bobby, per sopravvivere a fame e freddo ma anche all’indifferenza hanno sviluppato strategie di adattamento che pochi altri possono vantare: il senso d’identità sociale è stato sostituito da un forte spirito di sopravvivenza, libertà e adeguamento, ed è questo uno dei motivi per cui non tutti i senza dimora accettano di buon grado la possibilità loro offerta di essere ospitati in strutture adeguate che non abbiano come tetto le stelle. La paura può rendere indecisi e timorosi, evitiamo che ci renda cinici e sprezzanti, perché se l’essenziale è invisibile agli occhi, il cuore riesce bene a vederlo, e la prossima volta che ci troveremo per strada e verrà l’ora in cui il giorno inizia a declinare dolcemente nella notte, ricordiamoci che da qualche parte, più simile di quanto pensiamo, c’è chi, disteso sotto un ponte e coperto di stracci, si abbandonerà al sonno e si nutrirà di sogni.

Rosa Maria Bevilacqua, Sociologa, A.O.R.N. “San Giuseppe Moscati”- Avellino, Delegata alla Sanità ASI (Associazione Sociologi Italiani)