COVID-19: GUIDA ALLA SOPRAVVIVENZA

Novembre 1, 2020

di Stefano Rocco

La paura fa 90, e chi l’ha presa 91 è una delle frasi che sentivo dire a mia nonna. E non serve a nulla il 91, che com’è noto non è giocabile al Lotto. 90 e 1 dirà il primo. No! 80 e 11 replicherà il secondo, e cosi via in un’infinita serie di somme che non troveranno mai tutti d’accordo.

Questo è quanto sta accadendo per il Covid-19: opinioni e atteggiamenti tra i più disparati, da chi si barrica in casa preda della fobia a chi minimizza a chi nega (i negazionisti in fondo sono spaventati tanto quanto i fobici). E poi c’è chi ancora cerca di giocare il 91 al Lotto…

D’altronde questo è un virus che ha fatto un salto di specie, evento non comune, dando luogo a una pandemia, evento sì comune nella storia dell’umanità, ma difficile da vivere nella storia del singolo individuo (che gran fortuna esserci, vero?).

Di fronte a un evento tanto straordinario e sconosciuto è facile essere preda di paura e terrore. Paura e terrore alimentati dal fatto che, non esistendo esperti del fenomeno, chi se ne occupa può avere opinioni diverse da un altro (non)esperto come lui. In fondo nessuno lo conosceva, ‘sto coronato malefico, prima che saltasse dal pipistrello all’uomo e lo trovasse un habitat confortevole (e poco importa se sia un fenomeno naturale o di laboratorio, ormai c’è e dobbiamo affrontarlo).

Quindi, a cosa dobbiamo appellarci?

Credo alla semplicità delle cose e alla loro essenza, a quello che già sappiamo e a quello che si riuscirà a capire per combattere questo virus. In fondo, in meno di un anno siamo già a buon punto, nonostante tutto.

In primis, dunque, niente paura, ma rispetto e prudenza.

Partiamo allora da considerazioni semplici e forse banali ma che potrebbero aiutare un’analisi utile: nessuno è immune, se non quelle persone (ancora in netta minoranza) venute a contatto con il virus, e non sappiamo nemmeno per quanto. Pertanto la primissima cosa da fare è applicare il catenaccio (scusate il gergo calcistico) e non prenderlo. Se partiamo dalla consapevolezza che si tratta di un virus sconosciuto capace di dar luogo a manifestazioni cliniche anche rilevanti, fino a condurre alla morte, direi che è meglio non sperimentarlo. E anche se la statistica sembra darci un po’ di respiro giacché non è in grado di darci nome e cognome di chi svilupperà cosa, anche se ho il 90% di probabilità di essere asintomatico, nessuno mi garantisce che non sia invece nel 10%. E se l’asintomatico potrebbe non essere malato, fino a prova contraria resta comunque un vettore capace di infettare altre persone. Nel dubbio, andrebbe preferita la prudenza. Per dimostrare con metodo scientifico che l’asintomatico non infetta bisognerebbe prenderne alcuni, studiarne la carica virale e metterli a contatto stretto con un tot numero di vergini, analizzando le conseguenze a seconda dei diversi contatti che si vorrà valutare. Cosa ovviamente non etica né realizzabile.

E allora evitiamo di prendercelo.

Come?

Mascherina, innanzitutto! I virus si diffondono attraverso le goccioline di saliva, i droplets, che possono essere fermati proprio da una mascherina. Sì, va bene, ma quale? E qui la capacità umana di complicarsi la vita alla ricerca dell’assoluto si sbizzarrisce. Quale che sia, chirurgica, FFP2, di tessuto, ciascuno sceglierà la propria in base alle proprie esigenze. Purché sia!

E tenersi comunque distanti.

Sì, ma quanto?

Quanto, esattamente, non lo sappiamo. Diciamo almeno un metro.

Ed evitare luoghi chiusi e affollati.

E le superfici? Quanto tempo resta il virus? È in grado d’infettare da lì?

Al momento la risposta a tutti questi quesiti sembra essere boh. Nel dubbio però è sempre meglio essere prudenti e lavare le mani spesso dopo aver toccato superfici comuni.

Tutte queste misure potrebbero non bastare, certo, ma in assenza di certezze seguirle potrebbe fare la differenza per sé e per gli altri, nel rispetto di tutti. E proprio questo andrebbe recuperato: il rispetto. Rispetto e sangue freddo. Non inseguire a tutti i costi la notizia né l’esperto (tanto non ce ne sono ancora), e attenersi alla semplicità delle cose, in attesa di terapie e prove inconfutabili.

In fondo un evento planetario eccezionale non è controllabile inizialmente, e dovrebbe insegnarci che voler controllare tutto in assoluta sicurezza è auspicabile ma poco realizzabile. In altre parole siamo sotto al cielo, quindi cerchiamo di farlo nel migliore dei modi possibile. Del cielo, dei suoi fenomeni e di quanto accade in terra, ancora poco ne sappiamo, ma molto ne abbiamo imparato.

Stefano Rocco, ematologo ospedale Cardarelli