IL SENTIERO OMEOPATICO

Dicembre 1, 2020 by rubrica: Pensieri e parole

In attesa del proprio turno in farmacia, a tutti sarà capitato, almeno una volta, d’essere attratti dagli scaffali reparto omeopatico: flaconi di granuli, gocce, sciroppo, pomate, tisane e tanti altri prodotti naturali che affrontano, in uno scontro aperto, quello dei farmaci. Al centro della diatriba e del dilemma, ci siamo noi: fidarsi della medicina tradizionale o dell’omeopatia?

La risposta non è generalizzabile, in quanto assolutamente soggettiva e determinata da motivazioni personali. È però incontestabile che, negli ultimi trent’anni, l’atteggiamento nei confronti della propria salute abbia subìto una progressiva trasformazione, dirigendosi verso una cura del corpo con trattamenti naturali, e un consequenziale allontanamento, o una maggior cautela, nell’uso dei farmaci tradizionali.

Ad attrarre maggiormente l’attenzione è il termine naturale,che suscita grande interesse verso l’universo omeopatico, sovente esaurito nei discorsi comuni o nelle opinioni di familiari e amici; altre volte invece questa curiosità motiva la richiesta d’informazioni al farmacista, al proprio medico curante, all’omeopata.

La scelta di curarsi, e di come farlo, è assolutamente personale e indiscutibile, pertanto questo articolo vuole essere semplicemente una passeggiata nel mondo omeopatico atta a evidenziare (e stimolare) l’importanza di conoscere e documentarsi su questa disciplina, prima di condannarla a priori o di affidarsi ai pareri favorevoli a prescindere.

I mass media dedicano sempre più spazio ai prodotti naturali, ma al contempo le consapevolezze intorno alla medicina non tradizionale sono superficiali e incomplete.

Opinione comune, per esempio, è che l’omeopatia sia di recente invenzione. In realtà non vi è nozione più sbagliata, poiché già nel Medioevo i medicinali venivano preparati dallo speziale usando appunto le speziesecondo le indicazioni del medico.

Anche la definizione stessa della parola ha origini antichissime. La parola omeopatia deriva infattidal greco, e si compone dei termini Omoios(Simile)e Pathos,(Sofferenza).

Tra il 450 e il 400 a.C. Ippocrate diffonde il suo Principio della Similitudine, Similia similibus curantur (I simili si curano con i simili): La sostanza che induce e potenzia determinati sintomi negli esseri umani o negli animali è in grado di guarire i medesimi sintomi o sintomi simili.

Il pensiero di Ippocrate viene affiancato, nel 1500, da Paracelso, con il suo principio Sola dosis facit venenum (Solo la quantità determina l’effetto tossico o curativo di una sostanza).

Alla fine del XIII secolo il dottor Christian Samuel Hahnemann, chimico e tossicologico tedesco, riprende e approfondisce il Principio della Similitudine di Ippocrate conseguendo validi risultati, che lo porteranno ad asserire che per curare un individuo ammalato bisogna provocare in lui attraverso precise e specifiche sostanze, una malattia simile a quella che egli sta vivendo. Per questa sua affermazione documentata, Hahnemann è considerato il fondatore dell’omeopatia.

L’omeopatia applica quindi una proporzione tra l’indice tossicologico e quello terapeutico di una sostanza che, se usata in dosi infinitesimali, diventa un rimedio benefico.

I principi fondamentali sono quattro:

  • La legge dei simili;
  • La specificità medicamentosa;
  • La dose infinitesimale;
  • La Legge di Hering: i sintomi spariranno dall’alto verso il basso (sparirà prima uno stato d’ansia che una pirosi gastrica) e dall’interno verso l’esterno (al miglioramento di un’asma può far seguito un peggioramento di un eczema, che poi a sua volta migliorerà, e non viceversa)

I passaggi basilari per la preparazione del farmaco omeopatico sono:

  1. Processo di diluizione: i principi attivi sono sostanze di origine vegetale, animale e minerale, e per eliminarne la tossicità vengono diluiti affinché siano privi di effetti collaterali e, consequenzialmente, di bugiardino;
  2. Processo di dinamizzazione: il prodotto viene scosso a intermittenza all’interno del contenitore in cui è diluito. La modalità, l’intensità e la frequenza della dinamizzazione sono indicate dall’omeopata nella prescrizione, attraverso delle sigle riportate sulla confezione.

Con il paziente, l’omeopata segue un metodo olistico, ponendo attenzione all’individuazione della causa scatenante il sintomo (trauma, stress…), indagandone il lato emotivo. La terapia diventa perciò individuale, perché studiata sul singolo sofferente.

I medicinali omeopatici sono estratti con procedimenti codificati e verificati in laboratorio, e sono funzionali a stimolare la persona e a rafforzarne la costituzione per superare la malattia. L’omeopata considera pertanto la patologia come determinata dalla relazione tra una causa scatenante e la capacità reattiva dell’individuo.

L’omeopatia può trattare disturbi non gravi, come insonnia e stress, ma non malattie importanti e serie come i tumori. Questa disciplina infatti non è una cura autonoma, e funziona solo se integrata ai farmaci o alle terapie mediche tradizionali.

Il percorso storico e il procedimento di preparazione del farmaco omeopatico basteranno a chiarire qualche dubbio o perplessità sull’omeopatia?

A ciascuno la sua risposta!

Va però rinnovato il consiglio universale ed eterno, in caso di malanno: rivolgersi al proprio medico o all’omeopata, seguire le indicazioni prescritte, monitorare costantemente i progressi ed evitare assolutamente ogni rimedio fai da te

La cura ideale è data dal ripristino rapido,

delicato e duraturo della salute

nel modo più affidabile e meno dannoso possibile

Cristian Samuel Hahnemann

Anna Maria Fiscale: sociologa, specializzata in analisi qualitativa della ricerca sociale e in management dei servizi sanitari

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