Omnia vincit amor: storie di genitorialità complesse

Gennaio 6, 2021 by Nessun commento

di Carlo Negri,

Omnia vincit amor et nos cedamus amori (l’amore vince su tutto, e noi cediamo all’amore) è il titolo scelto dalla divisione Inclusione Sociale del Comitato Regionale Campania Croce Rossa Italiana diretta dalla psicologa psicoterapeuta Pina Savorra, per il workshop sulle genitorialità complesse che si è tenuto su Google Meet lo scorso 21 dicembre. La locuzione latina di Publio Virgilio Marone, più noto come Virgilio, è il primo verso della X egloga delle Bucoliche, opera cominciata nel 42 a.C. e diffusa nel 39.

Al titolo scelto è stato abbinato un dipinto rinvenuto a Sydney, datato XVII sec. e attribuito a un autore ignoto, anche se alcuni critici lo assegnano ad Artemisia Gentileschi, pittrice di scuola caravaggesca nata a Roma l’8 luglio 1593 e morta a Napoli (dove si trasferì) nel 1653.

La prima storia del workshop, i cui lavori sono stati inaugurati da Stefano Tangredi, Presidente Croce Rossa Comitato Regionale Campania e Delegato Tecnico Nazionale area Inclusione Sociale Croce Rossa Italiana, è collegata proprio al dipinto e alla sua presunta autrice.

Il pittore Orazio, per insegnare a sua figlia la tecnica della pittura a olio, affidò Artemisia ad Agostino Tassi detto lo Smargiasso e l’Avventuriero, dal carattere difficile e già noto per omicidi e atti di violenza, che nel 1611, approfittando dell’assenza di Orazio nella casa di via Croce, con la complicità di due persone stuprò la fanciulla. Per circa un anno la donna continuò la relazione con il Tassi sperando in un matrimonio riparatore, ma quando scoprì che il pittore era già sposato lo denunciò e vi fu un clamoroso processo.

Ecco la prima genitorialità complessa: un’immagine pittorica forte ritrae una donna col petto insanguinato che tiene in braccio un bimbo. Una maternità sofferta divisa dall’amore genitoriale, e la sofferenza della violenza subita. Dal quadro prendono inizio altre storie, altri racconti di vita dove i protagonisti hanno condiviso le difficoltà nel formare una famiglia attraverso la genitorialità.

Luca Trapanese si è sempre dedicato al problema della disabilità fisica e psichica, costituendo l’Associazione A ruota libera Onlus,che ha come obiettivo l’integrazione sociale delle persone disabili. Single, cattolico e gay, già col precedente compagno Luca aveva tentato per molti anni di formare una famiglia attraverso un’adozione, fino a quando, grazie all’articolo 44 della Legge n.184 del 1983, che consente l’adozione da parte di un single in alcuni casi particolari fra cui la disabilità, a fine luglio del 2017 ha avuto in affido e poi adottato Alba, neonata con Sindrome di Down non riconosciuta dalla madre e rifiutata da oltre una trentina di coppie in attesa di adozione. La storia di Alba e Luca è raccontata nel libro Nata per te, scritto da Luca Trapanese con Luca Mercadante e pubblicato da Einaudi.

Noemi Gallo è militare e Teresa Giordano un’amministrativa scolastica. Dal 2013 sono una coppia LGBT, e nel 2016 decidono di avere un figlio tramite inseminazione artificiale. Provano a Barcellona, dov’è possibile accedervi anche per gay e lesbiche, ma incontrano il primo ostacolo: per procedere è necessario che una delle due abbia la residenza nella città spagnola, cosa impossibile per entrambe. Loro però non desistono, e con non poche difficoltà Noemi riesce nell’impresa, così nel 2017 nasce Chloe. Noemi e Teresa decidono di avere un secondo figlio, e questa volta per par condicio è Teresa a sottoporsi all’inseminazione artificiale: oggi è al terzo mese di gravidanza. Il prossimo anno le protagoniste della nostra storia si uniranno civilmente. Oltre alle numerose difficoltà tecniche e al costo della procreazione assistita, Noemi e Teresa sono in attesa del riconoscimento del partner come genitore, a oggi non ancora previsto dalle leggi vigenti.

Maria Laura Squitieri e Luigi Crescenzo sono sposati da quasi diciannove anni. Lei è avvocato, lui amministrativo aziendale. La vita non ha regalato figli alla coppia, così circa quattro anni fa decidono di rivolgersi a un’agenzia che si occupa di adozioni, e comincia il loro percorso, caratterizzato da una forte burocrazia e da un dispendio economico molto oneroso. Maria Laura e Luigi chiedono però un requisito imprescindibile: l’adozione deve essere di un bimbo dalla pelle scura. Dopo tempo e numerose false illusioni, i due quasi decidono di rinunciare: anche questa volta pensano non sia destino. Poi d’improvviso un messaggio dall’agenzia: in un orfanotrofio di Rio De Janeiro c’è la possibilità di adottare una bambina. Luigi e Maria Laura partono per il Brasile, dove li aspettano due sorelline finite in istituto dopo la morte dei genitori: Mirela, di 10 anni, e la sorellina Mileni, di 8. Senza alcuna esitazione decidono di adottarle entrambe così da non doverle separare, e dopo una trafila di documenti e certificazioni, a dicembre dello scorso anno i quattro atterrano in Italia. Poco dopo sopraggiunge il Covid-19, ma nonostante solo un paio di mesi di scuola le ragazze si sono integrate velocemente nel nuovo contesto.

Carlo Infuso è un avvocato torinese co-titolare di uno studio legale. La sua testimonianza riguarda la Legge 47 del 2017, nota come Legge Zampa dal nome dell’attuale Sottosegretario al Ministero della Salute, sulla figura del tutore per i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA). Come privato cittadino, Carlo da un paio d’anni svolge questa carica, che non rappresenta un rapporto genitoriale ma un vero atto d’amore. Di norma il tutoraggio avviene a favore di adolescenti dai 13 anni in su, ed è possibile fino al compimento della maggiore età. Carlo racconta diversi aneddoti, come quando uno dei ragazzi gli chiese se poteva ricevere il suo cognome, cosa che però non è possibile. Il rapporto coi ragazzi perdura anche dopo il tutoraggio, e lo stesso Carlo cita come esempio un paio di ragazzi che sono rimasti a Torino, integrandosi sia all’università che nel mondo del lavoro. Insomma, la funzione di tutore termina, ma l’affetto e la relazione continuano…

Il workshop continua con l’intervento di Annamaria Fantauzzi, antropologa e psicoetnologa, docente all’Università degli Studi di Torino. Nel 2016 fonda Prati-care, una Onlus che aiuta le famiglie indigenti e organizza missioni umanitarie internazionali in Africa subsahariana, Senegal e Kenya. Il suo intervento descrive il passaggio dal villaggio al viaggio dei migranti, la condizione femminile nelle varie etnie, la violenza subita. Ha colpito la storia di un ragazzo che, esausto, si era addormentato nel deserto, ed è stato ritrovato con orme di leoni accanto al corpo. I felini lo avevano protetto dal passaggio degli elefanti, evitando che venisse calpestato. Lo hanno chiamato Simba, come il personaggio del famoso film animato Il re leone della Disney, datato 1994.

A chiudere i lavori è Maria Luisa Iavarone, professore ordinario di Pedagogia dinamica all’Università Parthenope di Napoli e madre di Arturo, il ragazzo che il 18 dicembre 2017, alle 17:11, nel pieno centro storico della città venne bloccato e accoltellato 14 volte da una baby gang, e per fortuna poi soccorso e salvato. Nonostante fosse ridotto in fin di vita, Arturo è riuscito a superare quella terribile vicenda. Da allora Maria Luisa ha impegnato energie e competenze nell’educazione dei genitori in contesti difficili, per combattere il bullismo e la devianza minorile. Ha istituito prima un master e poi il corso di laurea in Operatore per i servizi educativi per la prevenzione del rischio presso l’Università Parthenope, e ha fondato ARTURAdulti Responsabili per un Territorio Unito contro il Rischio, una Onlus impegnata nel sociale, con attività laboratoriali socio-educative per il contrasto del rischio provocato dalla carenza di ruoli adulti nella vita dei giovanissimi emarginati. Quest’anno, insieme al giornalista investigativo Nello Trocchia, ha scritto il libro Il coraggio delle cicatrici, che ripercorre gli accadimenti di tre anni fa in chiave giudiziaria e sociale (già presente nel numero di dicembre).

L’evento su piattaforma, durato 3 ore, è stato seguito da oltre 100 partecipanti fra volontari di Croce Rossa, rappresentanti di associazioni, sociologi, psicologi e stakeholders, ed è solo il primo passo – specifica Pina Savorra – di un percorso con appuntamenti mensili che tratteranno i vari ambiti del sociale.

Carlo Negri, esperto di marketing farmaceutico e comunicazione in Sanità

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