il Bugiardino

Venticinque dicembre 2020.

Corre l’anno 2035. Un bambino di 13 anni sfoglia un libro di storia e legge 25 dicembre 2020. Era il giorno di Natale, un Natale come tanti…  

Quel bambino ancora non sa che il Natale 2020 ha scritto pagine infauste nel capitolo Pandemia 2020. Incuriosito, comincia a leggere proprio quel capitolo. Le pagine iniziano con la cronaca dei primi mesi del 2020 e raccontano un vissuto reale che sembra tracciare le trame di un film drammatico, nel quale però la realtà supera di gran lunga l’immaginazione: virus letale sconosciuto attacca improvvisamente il mondo, cura inesistente, panico, paura, lockdown, numero devastante di contagiati e di vittime.

Nell’estate 2020 la curva dei contagi sembra allinearsi e il numero delle vittime contenersi, la vita inizia a riprendere i suoi tempi e i suoi spazi, ma qualcosa non funziona e l’autunno, con i suoi toni sfumati, segna nuovamente un’impennata di casi Covid-19. Tornano le chiusure parziali. L’Italia si veste di colori: giallo, arancione, rosso.

 Nel mese di dicembre si rileva un calo moderato di contagi, che determina una nuova riapertura limitata. E intanto arriva il Natale…  

Ogni nazione, regione, provincia, comune, racconta un Natale diverso, con tradizioni, usanze e costumi propri, eppure sono tutti uniti nel novellare la Storia Sacra, senza limiti di tempo e di spazio,  animata da Re Magi, pastori, stella cometa, luci e colori, che ogni anno testimoniano la Venuta del Cristo tra noi.

Il Natale 2020 invece narra un percorso prenatalizio e natalizio, sia sacro che profano, assai singolare, corredato da un codice comportamentale da rispettare rigorosamente.

  • Regole sugli spostamenti tra le regioni;
  • Divieti per il settore ristorazione;
  • Divieto di organizzare veglioni o cene di Natale e Capodanno negli alberghi;
  • Limiti negli orari d’apertura per negozi e centri commerciali;
  • Divieto di organizzare eventi in piazza per la fine dell’anno;
  • Cenone familiare consigliato solo per i conviventi.

Nell’atmosfera magica delle luci e degli addobbi natalizi del 2020, la spontaneità e l’affetto nell’incontrarsi e scambiarsi gli auguri si veste d’incroci di sguardi segnati dalle mascherine chirurgiche, e in alcuni momenti dallo sfioramento dei gomiti in uno spazio circoscritto da un metro di distanza. Gli auguri con parenti e amici, vicini e lontani, corrono velocemente sui binari delle videochiamate e dei messaggi WhatsApp.

 La partecipazione alle funzioni religiose della Vigilia e del giorno di Natale richiede la prenotazione del posto in chiesa anche due settimane prima, ed è possibile effettuarla addirittura tramite una specifica App.

 Il piacere o la necessità di comprare un regalo diventa stancante, nell’attesa del proprio turno per entrare in un negozio.

 La gioia della preparazione e della degustazione del cenone natalizio con parenti e amici si limita alla consumazione di una cena familiare arricchita da pietanze particolari.

Questi codici comportamentali, da molti osteggiati e definiti forti e ingiusti, in realtà sono fondamentali perché determinati da un’importanza vitale a livello nazionale. Privare l’uomo della propria libertà è un atto violento ma corretto se motivato dal fine di tutelarlo e proteggerlo dalla manna spietata del Covid-19, che può colpire tutti in qualsiasi momento.

I divieti natalizi, se letti con attenzione, arricchiscono e rimarcano i limiti di base imposti dal mese di marzo, che tutti avremmo dovuto ormai assimilare e rispettare con coscienza, quasi con naturalezza. Eppure basta allungare lo sguardo per vedere assembramenti, mascherine indossate come foulard, file disordinate o inesistenti, negozi affollati.

Quanti, nel chiuso delle proprie case, hanno rispettato i limiti consigliati per gli invitati al cenone natalizio? Quanti hanno evitato di organizzare feste o veglioni di fine anno in case private o in locali affittati?

Cosa penserà il bambino, quando leggerà le pagine che raccontano questi comportamenti assurdi adottati da tante persone in un periodo così tragico e difficile della storia?

Chiederà spiegazioni ai genitori, ai nonni, agli insegnanti, e la risposta sarà sempre unica e affermativa, senza alcuna motivazione razionale e accettabile, perché semplicemente non c’è nulla di giustificabile per questi comportamenti incivili e sciocchi.

È possibile che la voglia di divertirsi e festeggiare prevalga sulla necessità di tutelare la propria vita e di rispettare quella degli altri?

L’irresponsabilità, l’incoscienza e la stupidità continuano a presenziare nel capitolo Pandemia 2020, eppure basterebbe fermarsi un istante a pensare al numero impressionante di vittime, al numero elevato di posti ormai per sempre vuoti al tavolo per il cenone di Natale, al numero straziante di persone intubate negli ospedali.

Quando il dolore e il lutto non sono vissuti sulla propria pelle, sovente non vengono compresi né rispettati. Quando non c’è consapevolezza della gravità di una situazione non c’è paura e a imperare sul buonsenso sono comportamenti insensati che purtroppo hanno conseguenze devastanti anche su chi rispetta sempre rigorosamente le giuste regole.

Il Natale 2020 è sicuramente particolare a causa di limiti e divieti, ma è soprattutto un Natale che, se rispettati i codici comportamentali, rappresenterà un significativo indice statistico di negativi al Covid-19 nel mese di gennaio 2021.

 In caso contrario, l’Italia sarà di nuovo in prima linea, costretta ad affrontare la terza ondata del virus, e forse solo allora in qualcuno albergherà il pensiero di non essersi comportato con coscienza e responsabilità nel periodo natalizio, ma anche stavolta il senno di poi non servirà.

Quest’articolo non vuole assolutamente essere una lettura mielosa e romantica sul Natale, bensì rappresentare l’aderente quadro della realtà dei fatti e degli eventi tragici che hanno caratterizzato l’anno 2020.

Il 2021 sarà un anno d’attesa, con la speranza di chiudere per sempre il capitolo Pandemia 2020 per poter riprendere a vivere con spontaneità, tranquillità e serenità.

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’…

L’anno vecchio è finito ormai

ma qualcosa ancora qui non va

Si esce poco la sera, compreso quando è festa

e si sta senza parlare per intere settimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno

porterà una trasformazione

e tutti quanti stiamo già aspettando… Lucio Dalla

Anna Maria Fiscale: sociologa, specializzata in analisi qualitativa della ricerca sociale e in management dei servizi sanitari

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