NO VAX: dalla psicologia cognitiva un aiuto per capirli.

Febbraio 7, 2021 by rubrica: La stanza di Psiche

di Raffaela Cerisoli,

Il vaccino rappresenta forse il rimedio più efficace e più sicuro che la medicina abbia mai inventato. La vaccinazione è un fondamentale intervento di sanità pubblica, che si prefigge di proteggere sia l’individuo che la comunità dalle diverse tipologie d’infezioni.

Dunque, com’è potuto accadere che la scoperta del vaccino contro il Covid-19 abbia sollevato così tante remore, dubbi, ripensamenti e critiche?

Per capire quali siano i pensieri che albergano in chi è comunemente definito No Vax dobbiamo rifarci alle euristiche del ragionamento, e sfortunatamente ai bias cognitivi in cui s’incorre quando prendiamo una decisione in poco tempo, affidandoci a emozioni e paure anziché valutare in modo asettico le evidenze scientifiche.

Oltre a continuare la sua Campagna d’informazione sulla pandemia, in questi giorni l’Istituto Superiore di Sanità è particolarmente impegnato a contrastare il fenomeno dell’infodemia, che riguarda anche la propaganda dei No Vax e che genera innumerevoli fake news sulle operazioni di vaccinazione contro il Sars-CoV-2. All’argomento Vaccini e alle domande più frequenti sull’immunizzazione è dedicata una sezione specifica del sito ufficiale.

I dubbi su efficacia, velocità di preparazione e/o di sperimentazione e sugli effetti collaterali sono i quesiti più attinenti, cui la scienza non può rispondere nell’immediato.

Quante persone hanno dedicato almeno un’ora del proprio tempo per informarsi sul tema?

L’Istituto Superiore di Sanità risponde alle obiezioni su numero di vaccini acquistati dall’Italia, costi, disponibilità, controindicazioni, efficacia e necessità di mantenere comunque alta la guardia contro la diffusione del contagio, indipendentemente dall’avvio della campagna di vaccinazione.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità cerca d’informare coloro che riconducono le proprie decisioni a link sui Social o ad articoli dei quali non hanno approfondito le fonti poiché più facilmente consultabili, più veloci nella comprensione e ispirati da paure e ansie del momento storico e personale che stiamo vivendo.

Lo psicologo israeliano Kahneman, vincitore del Premio Nobel per l’Economia e autore di Pensieri lenti e veloci, ci suggerisce che immunologi del web e leoni da tastiera, più attenti ai like che all’effettiva diffusione di giuste informazioni, ragionano secondo un pensiero veloce, ossia un Sistema 1.

Pensiero veloce (Sistema 1) e pensiero lento (Sistema 2) sottostanno ai processi cognitivi.

Il Sistema 1 è intuitivo, impulsivo, associativo (adora saltare alle conclusioni!), automatico, inconscio (non sa perché fa quello che fa), veloce, ecologico ed economico (spreca poca energia, cioè glucosio).

Il Sistema 2 è consapevole, deliberativo, lento (se non addirittura pigro), faticoso da avviare, riflessivo, educabile ed educato, costoso in termine di consumo energetico.

Per esempio, è grazie al Sistema 1 che riusciamo a intercettare istantaneamente (in circa 30 millesimi di secondo, cioè prima ancora di saperlo) la paura sul volto di una persona, ma questo pensiero produce molti errori di valutazione, ossia diversi bias cognitivi.

È invece merito del Sistema 2 se riusciamo a risolvere (lentamente) 17×24.

Negli esempi ciascun sistema opera nel proprio dominio di competenza, ma non è sempre così: l’interazione dei due Sistemi può dar luogo a uno psicodramma dal quale deriva la maggior parte dei nostri errori, che è il prodotto di giudizi intuitivi del Sistema 1 che non sono passati al vaglio del Sistema 2.

La Scienza rappresenta il Sistema 2 per eccellenza: prima di dare definizioni o proporre nuovi farmaci o vaccini, segue un processo di sperimentazione scientifica rigido e statistico, supervisionato da Enti e Istituti che garantiscano la sicurezza e l’efficacia degli stessi.

La scelta di vaccinarsi rappresenta un atto di responsabilità che deve passare al vaglio dei due Sistemi, per poter produrre decisioni complesse e affidabili per sé stessi che per la comunità cui si appartiene.

Raffaela Cerisoli, Psicologa e dottore di ricerca in Scienze della mente, A.O. dei Colli, Ospedale Monaldi

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