il Bugiardino

Pensieri casual per una serata tra amici.

di Carlo Buonerba,

Ho riflettuto a lungo prima di decidere che il modo migliore d’introdurre l’argomento fosse condividere il momento esatto (o meglio, il ricordo del momento esatto) in cui, permaloso, brufoloso nerd terzamedista, fissando allo specchio la mia forma curva e gracile, d’un tratto ebbi piena consapevolezza della sostanziale equivalenza tra ciò di cui ci nutriamo e la materia nella sua interezza, che obbedendo alle leggi d fisica e chimica si ritira spontaneamente e ordinatamente a comporre il nostro corpo, comandandone accrescimento, salute, malattia, senescenza e morte.

Una foglia di lattuga o uno spicchio di torta vengono infatti atomizzati affinché possano farci crescere le unghie o fornire gli elettroni che per esempio mi stanno facendo muovere le dita sulla tastiera del computer in questo momento.

Come ci sentiamo dopo aver sorseggiato un calice di Montrachet o addentato una fetta della nostra pizza preferita dimostra che cibo e bevande influenzano i nostri stati d’animo, e chissà che non ne siano addirittura parte integrante, agendo su quantità e composizione dei neurotrasmettitori del nostro cervello.

Che una dieta alimentare possa prevedere anche un intervento nutrizionale standardizzato, standardizzabile, a basso costo e alla portata di tutti è inconfutabile e documentato dalla Scienza, e rappresenta la base della nutraceutica.

Ma se all’interno di uno studio controllato e randomizzato emergesse che olio d’oliva, frutta secca, tè verde, kudzu, karkadè e un qualsiasi altro alimento fossero capaci di migliorare mediamente e in modo statisticamente significativo outcome d’interesse (da quelli più frivoli a quelli di assoluta importanza, come la mortalità), perché non pensare di poterne identificare gli elementi attivi, concentrarli e farne un prodotto in grado di magnificarne gli effetti, per dar linfa all’economia e benessere alla popolazione?

Ai gentili lettori (più che gentili, per essere arrivati a leggere fin qua) pongo una questione semplice ed eloquente: gli integratori stanno alle funzioni fisiologiche come i farmaci stanno ai processi patologici, con un sostanziale distinguo dovuto all’economia (che c’entra sempre!).

Se produzione e commercializzazione di un farmaco presentano imponenti barriere d’ingresso al Mercato (know-how, autorizzazioni, capitale), per un integratore alimentare tali ostacoli sono quasi nulli, tanto che società specializzate prosperano consentendo finanche al comune cittadino d’inventaree produrre il suo integratore personalizzato. Questo non giova alla nomea degli integratori, perché se la maggior parte viene propagandata come in grado di supportare questa o quell’altra funzione fisiologica, non sono però sperimentati in studi randomizzati e controllati.

E allora, come facciamo a proteggerci da quelli che non servono a niente?

Chi scrive è un oncologo che prima di abilitarsi ed esercitare la professione medica si occupava di studi (trials) clinici, e in onore alla mia lunghissima esperienza nel settore posso testimoniare che la dimostrazione dell’eventuale efficacia di un intervento farmacologico o nutrizionale richiede un notevolissimo dispiegamento di risorse.

Insomma, tanti soldi che Big Pharma è in grado d’investire contando sulla copertura brevettuale, ma che le aziende del florido Mercato degli integratori e dei nutraceutici non possono allocare, con una sproporzione degli investimenti verso il Marketing, a discapito della Ricerca.

Conclusioni?

1) È impossibile che non esista un integratore alimentare che abbia un qualche effetto desiderato, ma…

2) La ricerca clinica sugli integratori è insufficiente, quindi…

3) Considerati i punti 1) e 2), se decidete di assumere un integratore, magari perché vi è stato consigliato o addirittura prescritto o v’immaginate chissà quale effetto, avete due opzioni:

3.1) Assumerlo e basta. L’ipse dixit ci ha sempre fatto comodo!

3.2) Pensarci su: porsi un obiettivo (meno stanchezza, meno diarrea, più capelli), fissare un tempo d’assunzione e uno di verifica, poi sospendere e decidere se ne vale la pena. Quelli riportati sono esempi, non voglio lasciar intendere che un integratore risolva uno specifico problema con certezza, ma può darci una mano, e se è un vero amico tornerà a prestarci aiuto anche dopo che ci siamo concessi una pausa, assolutamente doverosa e giustificata, dalla sua assunzione.

Carlo Buonerba, Oncologo, ricercatore, esperto di tumori dell’apparato genitourinario e di biomonitoraggio

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