Il gruppo e la diffusione di responsabilità.

Aprile 1, 2021 by rubrica: Pensieri e parole

Gli studi sui gruppi e sulle dinamiche che li caratterizzano sono numerosi e appartengono soprattutto alla sociologia ed alla psicologia sociale.

Il gruppo è un insieme di persone interagenti l’una con l’altra,

dotate di senso di appartenenza

e considerate come membri di un determinato gruppo

 non solo da loro, ma anche da coloro che non ne fanno parte

(Robert King Merton, pseudonimo di Meyer R. Schkolnick), sociologo statunitense, 1910 – 2003)

Agli inizi del XX secolo, il sociologo Charles Horton Cooley ha classificato il gruppo in due tipi: quello primario, orientato al raggiungimento di scopi duraturi e comuni, composto da almeno tre persone che interagiscono per un tempo relativamente lungo e sulla base di rapporti intimi faccia a faccia (ad. esempio la famiglia, i pari, i colleghi, i compagni di scuola…) e quello secondario, mosso dal voler conseguire finalità specifiche e senza coinvolgimento emotivo (ad es. le persone che si ritrovano ad una manifestazione musicale), che è formato da persone che interagiscono su basi temporanee, anonime, impersonali.

Indubbiamente, il senso di appartenenza al gruppo e di coalizione tra i membri è presente nel primo tipo, quasi del tutto assente nel secondo.

Le dinamiche di appartenenza al gruppo sono state elaborate dalle teorie della percezione sociale che le riconducono, essenzialmente, a tre tipologie:

  • Per vicinanza: si inizia a frequentare persone che sono vicine fisicamente, come nel caso degli abitanti dello stesso quartiere, dei parrocchiani, dei colleghi di lavoro, dei clienti di uno stesso bar…
  • Per somiglianza: si tende ad unirsi a persone con gli stessi interessi, le stesse idee, gli stessi bisogni: si tratta, in questo caso, di affinità di pensiero, stile di vita, come accade quando ci si iscrive ad associazioni di volontariato o culturali.
  • Per identificazione: ci si avvicina ad un gruppo con uno status socialmente desiderabile per raggiungere successo, prestigio, realizzazione personale, come avviene quando si frequentano circoli esclusivi o luoghi alla moda e di tendenza.

Appartenere ad un gruppo e, soprattutto, sentirsene parte integrante, implica delle responsabilità: i componenti devono, infatti, imparare a confrontarsi e interagire in modo efficace e sincero, cercando di superare conflittualità ed incomprensioni, rendendo costruttivi eventuali dissapori.

L’uomo è un animale sociale, lo disse Aristotele già nel IV secolo a.C., e come tale tende ad aggregarsi con altri individui: in questo contesto, però, il comportamento del singolo diventa comportamento del gruppo di appartenenza e la responsabilità individuale diviene responsabilità collettiva. La distinzione si fa, naturalmente, più urgente nei casi in cui l’operato individuale è in contrapposizione con le norme dettate dal vivere civile.

È pur vero che all’interno di un gruppo, soprattutto se numeroso, può emergere quel fenomeno sociopsicologico definito diffusione di responsabilità: il singolo, quando sono presenti altre persone, ha minori probabilità di assumersi responsabilità, in quanto si regge sull’ipotesi che altri agiranno al suo posto.

La diffusione di responsabilità si verifica sia in condizioni prosociali che in quelle antisociali, il che indica che la de-responsabilizzazione è spesso legata alle dinamiche del gruppo stesso piuttosto che alle caratteristiche comportamentali dei singoli componenti.

Quanto scritto, appare più che mai attuale nello scenario socio-sanitario, caratterizzato dalla pandemia, che stiamo vivendo: è, infatti, inevitabile soffermare l’attenzione su quanto importante sia il ruolo del singolo per proteggere la salute di tutti.

Le poche, ma necessarie, norme cui ognuno deve attenersi (mascherina, distanziamento, igiene delle mani) servono a preservare, oltre che se stessi, anche il benessere del gruppo, qui inteso come comunità, cui si appartiene e, soprattutto, la salute delle persone più fragili che di esso fanno parte e che in esso trovano rifugio e ristoro in questo tempo precario.

Rosa Maria Bevilacqua, Sociologa, A.O.R.N. “San Giuseppe Moscati”- Avellino, Delegata alla Sanità ASI (Associazione Sociologi Italiani)

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