La didattica in presenza “in situazione di effettiva inclusione”

Aprile 1, 2021 by rubrica: La stanza di Psiche

L’ultimo dpcm recita che nelle zone rosse, le attività dei servizi educativi dell’infanzia sono sospese e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza, salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali (art. 43).

Tuttavia, con ordinanza del Ministro della salute, d’intesa con il Presidente della regione interessata, in ragione dell’andamento del rischio epidemiologico può essere in ogni momento prevista, in relazione a specifiche parti del territorio regionale, l’esenzione dell’applicazione di tali misure (art. 38, co. 2).

Ecco perché in Campania nell’ultimo mese ogni mattina nelle case delle famiglie in cui sono presenti bambini e ragazzi, basta un pc o uno smartphone per trasformare un salotto o una cameretta in una classe, continua anche se a fatica l’istruzione dei più piccoli e degli universitari. Lodevole è lo sforzo di tutti: dei presidi e delle insegnanti che rincorrono i decreti e si adeguano a questa situazione di emergenza, delle famiglie e soprattutto quello dei piccoli studenti.

Come ben recita in decreto le attività in presenza sono solo per gli studenti disabili e con bisogni educativi speciali, e nonostante la Nota ministeriale prot.n.662 del 12 Marzo 2021, che prevede, nelle zone rosse, che gli alunni con disabilità possano seguire la didattica in presenza “in situazione di effettiva inclusione”, cioè con un gruppo di compagni della propria classe che lo desiderino, i bambini con bisogni educativi speciali sono spesso da soli per 3 ore al giorno, in compagnia solo dell’insegnante di sostegno.

Immaginiamo di entrare in un istituto scolastico vuoto, silenzioso, senza giochi, perché proibiti dalle nuove norme per il Covid19, sembrerebbe davvero di vivere le prime scene di un film apocalittico, e invece è quello che è successo e che succede ai bambini disabili e con bisogni educativi speciali per colpa della pandemia.

Da un colloquio con Regina, un’insegnante di sostegno di una scuola elementare della provincia di Napoli che ha l’onore -come ben ci sottolinea lei con i suoi occhi commossi- di seguire un bimbo con diagnosi di autismo, la situazione è davvero molto dura e frustrante. Per i bambini con difficoltà vivere tre ore al giorno deprivati dagli amici e di tutti i giochi educativi, seduti ad un banco in compagnia della sola insegnante sarebbe un ulteriore motivo di chiusura e silenzio. Silenzi che diventano veramente lunghi nelle 3 ore di didattica.

Regina ci riferisce che come lei anche le sue colleghe hanno veramente lavorato duramente per dare una continuità a questi bambini che avevano quasi timore ad entrare in una classe vuota, che avevano timore di parlare per non sentire l’eco della propria voce nella classe vuota e che ricercavano il contatto fisico perché per loro il distanziamento era ancora più inaccettabile. Nella sua scuola alcune mamme hanno deciso di ritirare i loro figli poiché li vedevano estremamente nervosi e tristi dopo le ore di lezione, nonostante tutti gli sforzi; e poiché non riescono a seguire la didattica a distanza, i bambini vivono una sorta di oblio educativo aspettando che riapra la scuola.

Come ben si può intuire l’emergenza Covid19 oltre ad essere un’emergenza sanitaria e economica sta veramente coinvolgendo tutti campi della vita di ognuno, una vera e proprio emergenza emozionale che diviene ancora più massiva in tutte quelle situazioni di difficoltà, creando dei veri e propri traumi, come la storia che ci ha raccontato la maestra Regina dei suoi alunni. Si spera che con i prossimi decreti, seguendo tutte le norme sanitarie, si ritorni alla didattica in presenza poiché specialmente nei bambini e nei ragazzi la collaborazione tra pari è la risorsa emotiva più importante sulla quale tornare ad investire in un momento storico così critico.

Raffaela Cerisoli, Psicologa e dottore di ricerca in Scienze della mente, A.O. dei Colli, Ospedale Monaldi

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