La scuola nello schermo di un computer.

Giugno 1, 2021 by rubrica: Effetti collaterali

La DAD (Didattica a Distanza) si è resa necessaria per permettere agli studenti di seguire le lezioni scolastiche nei mesi in cui, a causa della pandemia, non è stato possibile frequentare la scuola in presenza.

Si è trattato di una metodologia alternativa alle attività in classe: inizialmente bistrattata e sottovalutata, la DAD si è poi rivelata utile per non far perdere settimane di lezione a studenti di classi di ogni ordine e grado, nonostante gli indubbi limiti, educativi, relazionali, pedagogici, che l’ hanno caratterizzata rispetto alla didattica in presenza.

Sebbene molti alunni abbiano preferito la frequenza a distanza a quella in presenza, è pur vero che uno studente su due ha dichiarato che i mesi trascorsi in DAD siano stati mesi persi (fonte “Progetto La voce dei ragazzi – Save the Children): le difficoltà di funzionamento delle piattaforme utilizzate per i collegamenti, l’abitudine di tenere le telecamere spente per favorire “una connessione migliore”, i problemi di audio e/o di visualizzazione delle diapositive presentate dall’insegnante, hanno reso molte ore di lezione difficili e faticose da seguire.

Il salotto di casa, la camera da letto e il soggiorno sono divenute le nuove aule scolastiche: gli studenti si sono dovuti dedicare all’acquisizione di nuovi saperi e conoscenze nell’intimità violata del proprio ambiente domestico, mentre gli insegnanti, da parte loro, hanno dovuto cercare di  tenere alta l’attenzione dei ragazzi spiegando e riassumendo davanti allo schermo, talvolta muto, di un PC.

L’utilizzo della DAD ha interrotto la quotidianità, la vicinanza fisica, il tempo della merenda consumata insieme e quello della condivisione di libri di testo e di penne e matite.

La Didattica a Distanza ha tolto il piacere di prepararsi la mattina e di scambiare due chiacchiere con i compagni prima di entrare a scuola ed anche quello di attendere il familiare suono della campanella… ha cancellato lo stridio fastidioso del gesso sulla lavagna e la snervante attesa del nome chiamato per l’interrogazione alla cattedra…

Con la DAD è sparita la prima fila dei banchi e con essa anche la gara per accaparrarsi il posto più lontano dallo sguardo vigile dell’insegnante.

Attraverso lo schermo del computer ha perso di tensione lo svolgimento del compito in classe ed è sparita  l’eccitazione per l’attesa della gita o della recita di fine anno scolastico.

Il bilancio di questa esperienza che Cesare Moreno, Presidente dell’Associazione Maestri di Strada Onlus, ha definito come scuola separata dai corpi, è fatto di alcune luci (proseguimento delle attività didattiche, riscoperta dell’importanza della scuola come Istituzione, miglioramento dell’uso delle nuove tecnologie) e molte ombre: difficoltà di concentrazione, noia, isolamento, disinteresse, apatia per gli studenti; cambiamento radicale dei metodi di insegnamento, senso di alienazione, insoddisfazione per i docenti.

L’esperienza della Didattica a Distanza, in ogni modo, ha permesso agli attori principali del mondo dell’istruzione, docenti e discenti, di mettersi alla prova e di confrontarsi con nuovi metodi di insegnamento da un lato e di apprendimento dall’altro; i risultati ottenuti saranno, probabilmente, valutabili con il ritorno in presenza che, si spera, possa riprendere regolarmente con l’inizio del prossimo anno scolastico.

L’attività educativa, intesa come Gymnasium, palestra di vita, quella in cui i giovani si preparano a diventare uomini e donne, deve svolgersi in presenza, deve garantire il quotidiano e ravvicinato rapporto tra discepolo e maestro, tra alunno e insegnante, tra studente e professore: la vera Scuola di Vita è quella che fa rabbrividire quando il gesso scorre sulla lavagna, è quella che fa guardare intorno smarriti quando non si conosce la risposta, è quella che fa litigare con il compagno di banco che ha cercato di copiare il compito… è quella che fa alzare la mattina e costringe ad uscire di casa per trovare, un giorno, il posto giusto nel  mondo…

E nessuno schermo di computer, nessuna connessione internet, nessuna diapositiva per quanto accattivante e ben fatta sia, potranno mai sostituire il vociare, i rumori, gli odori di un’aula scolastica che rappresenta, nella sua essenza, il quotidiano impegno per diventare grandi.

Rosa Maria Bevilacqua, Sociologa, A.O.R.N. “San Giuseppe Moscati”- Avellino, Delegata alla Sanità ASI (Associazione Sociologi Italiani)

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