24 FEBBRAIO 2022

Aprile 1, 2022 by rubrica: Pensieri e parole

24 febbraio 2022 una data che traccia l’inizio di un nuovo capitolo di storia …

24 febbraio 2022 una data che segna un giorno buio per il mondo intero …

24 febbraio 2022 una data che incide un doloroso ricordo indelebile per tutti …

24 FEBBRAIO 2022 LA RUSSIA ATTACCA L’UCRAINA

Immagini impossibili da capire … da guardare … scorrono nei telegiornali nazionali, locali e sui social network evocando in ognuno ricordi, frammenti di studio sulle guerre trascorse conosciute dai libri di storia, seduti serenamente tra i banchi di scuola, con la convinzione che tali eventi non si sarebbero più verificati, una convinzione diventata presto illusione per gli eventi terroristici e bellici che hanno caratterizzato lo scorrere degli anni.

Ogni guerra o evento violento si è presentato con le sue motivazioni offrendo una lettura a tratti a senso unico ad altri con molteplici sfaccettature, ma tutti gli accadimenti   dispotici contro una nazione, un’etnia  o un gruppo hanno avuto, hanno ed avranno in comune:

la morte di migliaia di persone innocenti e colpevoli … la fuga di migliaia di persone che hanno chiuso la propria vita in una valigia, in uno zaino preparato in fretta in balìa della paura … dello sgomento… dello smarrimento… per dirigersi verso l’ignoto … verso il nulla… vite spezzate … vite interrotte … bisogni personali e primari annullati … progetti di vita cestinati … desideri annientati… persone che non hanno alcun ruolo nelle decisioni politiche ed economiche determinanti un evento bellico o terroristico.

 In una prospettiva guerresca la morte e la fuga di queste persone è definita come EFFETTO COLLATERALE dell’azione bellica o terroristica attuata, ma forse sarebbe più corretto e doveroso definirlo il PRODOTTO DELLA GUERRA!

Questa breve argomentazione non vuole assumere un ‘impronta politica o polemica commentando le spiegazioni dei responsabili di una guerra o di un evento terroristico. Quest’articolo invita a soffermare l’attenzione sull’istinto aggressivo, distruttivo dell’uomo.

Chi non condivide l’opinione che l’essere umano sia aggressivo?

Quotidianamente si osservano comportamenti violenti dell’uomo nel contesto familiare, sociale e lavorativo: contrasti piccoli e grandi, guerre hanno sempre caratterizzato ogni epoca.

I comportamenti aggressivi si differenziano per motivazione, gravità e conseguenze. Lo schema per un’analisi di una manifestazione aggressiva ha limiti molo ampi atti a delineare concetti di violenza, volontà di potenza, d’autoaffermazione, di predominio e di conflitto.

La multidisciplinarità, pertanto, si pone come aspetto essenziale per lo studio del fenomeno aggressività riflettendone la multidimensionalità.

L’istinto aggressivo ha varie prospettive interpretative:

Interpretazione etologica: Irenaus Eibl- Eibesfeldt, Lorenz Conrad

Interpretazione psicoanalitica: Sigmund Freud, Melanie Klein

Interpretazione comportamentale: Leonard Berkwotiz, John B. Watson, Bandura

Analisi del rapporto tra “frustrazione- aggressività”: Dollard e Miller

Nel corso dei secoli il comportamento aggressivo, distruttivo ha attratto l’attenzione di studiosi eccelsi. Magistrale il pensiero di J.J. Rousseau, T. Hobbes e B. Spinoza che discorrono la genesi di violenza e aggressività con riferimento all’origine del male e del suo rapporto con la natura umana:

 A quali condizioni la coscienza risponde perché essa dia luogo a comportamenti aggressivi, violenti? 

Esemplare ed illuminante la teoria del sociologo F. Ferrarotti delineante un teorema sociologico generale: quanto più un autorità è mancante di autorevolezza tanto più è violenta la reazione ad essa … l’istituzione diventa autoritaria e violenta proprio perché non è più autorevole.

La guerra è la manifestazione più forte, prepotente ed assoluta dell’istinto aggressivo, distruttivo dell’uomo.

Il conflitto si scinde in due espressioni:

la guerra di liberazione: affermazione di umanità e di giustizia

la guerra d’aggressione: avversa, iniqua, distruttiva della dignità umana.

In entrambi i casi, tuttavia, l’obiettivo è raggiunto con un mezzo ingiusto e gli uomini, sovente troppo piccoli per essere uomini e troppo grandi per essere bambini, con abiti militari diventano delle pedine senza espressione che si muovono a comando su una grande scacchiera disegnata dai potenti.

Nel 1931 il Comitato sull’Arte e Letteratura della Lega delle Nazioni Unite propone a noti intellettuali dell’epoca d’intraprendere una corrispondenza epistolare su tematiche rilevanti.

Albert Einstein e Sigmund Freud scelgono di confrontarsi sul tema della guerra e delle motivazioni che possano spiegare negli uomini l’istinto alla violenza e alla distruzione. Da questo loro confronto nasce l’epistolario “Perché la guerra?” pubblicato nel 1934

Nel carteggio il dibattito si focalizza in particolare sulla domanda di Einstein circa la possibilità che gli uomini riescano ad opporsi alla follia dell’odio e della distruzione. Un’eventualità inesistente per Freud poiché ritiene impossibile arginare compiutamente l’istinto aggressivo e distruttivo dell’uomo che traggono origine dalla pulsione di morte Thanatos affiancante l’impulso alla vita Eros in ogni parola e gesto.

Odierne e riflessive le asserzioni di Einstein e Freud sui moventi di una guerra:

“La sete di potere della classe dominante si oppone in ogni Stato a qualsiasi limitazione della sovranità nazionale. Questo smodato desiderio di potere politico viene sovente alimentato dalla brama di potere di un altro ceto sociale, che mira a conquistare vantaggi materiali, economici”. Albert Einstein

“L’ideale sarebbe naturalmente una comunità umana che avesse assoggettato la sua vita pulsionale alla dittatura della ragione. Nient’altro potrebbe produrre un’unione tra gli uomini altrettanto perfetta e tenace, capace di resistere persino alla rinunzia di vicendevoli legami emotivi. Ma, con ogni probabilità questa è una speranza utopistica.” Sigmund Freud

AnnaMaria Fiscale: sociologa, specializzata in analisi qualitativa della ricerca sociale e in management dei servizi sanitari

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