CI VORREBBE PROPRIO UN BUON CAFFE’

Per tanti, il caffè, una delle bevande più consumate al mondo e senz’altro la più amata dagli italiani, non rappresenta una semplice consuetudine, ma un momento di profondo piacere, un mito oserei dire e per questo motivo, quando i medici lo bandiscono, non risulta sempre facile rinunciare all’amata tazzina.

Dal punto di vista medico in generale e chimico in particolare, tre sono le xantine metilate più importanti ed ampiamente distribuite nel mondo vegetale: la teofillina, la teobromina e la caffeina, tre alcaloidi che posseggono sia struttura chimica sia proprietà e potenzialità stimolanti alquanto simili.

La caffeina si trova nei frutti della “coffea arabica” e specie similari dalle quali si ricava il caffè; la teobromina è contenuta nei semi di “teobroma cacao” con i quali si ottiene il cacao ed il cioccolato; infine, la teofillina è contenuta nelle foglie di “thea sinensis” da cui si ricava il tè.

La caffeina, la “star della famiglia” delle xantine metilate, su cui mi soffermerò, è una molecola che agisce su molteplici organi ed apparati ma la sua azione più interessante si manifesta a livello del Sistema Nervoso Centrale, sia inibendo l’azione dell’adenosina, un neurotrasmettitore inibitorio coinvolto nell’azione del sonno sia migliorando il tono dell’umore a causa di un’azione mediata dalla stimolazione di altri neurotrasmettitori quali, in primis, la serotonina e la dopamina: (ecco perchè  studi scientifici, correlano l’azione della caffeina ad un possibile ritardo sia nell’esordio sia nella progressione della malattia di Parkinson,  malattia quest’ultima ove è proprio la carenza di tale neurotrasmettitore, la dopamina, il movente nella genesi dell’infausta malattia neurodegenerativa).

Naturalmente, la dose di caffè e quindi di caffeina giornalmente assunta, condiziona i suoi effetti sull’organismo e quindi la salubrità di tale bevanda è da intendersi strettamente correlata ad un uso attento e moderato:

La caffeina, infatti, A DOSI MODERATE (3 tazzine al giorno, pari a 300 mg / die) stimola la secrezione gastrica, salivare e biliare; ha effetti blandamente digestivi, rallenta la frequenza cardiaca, provoca dilatazione coronarica e broncodilatazione. Può migliorare condizioni allergiche ed asmatiche. Migliora l’attività psicomotoria, le prestazioni atletiche, l’umore e la resistenza al sonno e alla fatica. Utile coadiuvante, infine, nella terapia dell’obesità per i suoi riconosciuti effetti anoressizzanti e  termogeni.

Mentre, A DOSI ALTE (≥ 10mg/kg al giorno) specie se presa a digiuno, può causare bruciori ed acidità di stomaco, esofagite e reflusso gastroesofageo. Può indurre ipertensione, tachicardia e aritmie, possiede effetto ansiogeno, stimolando tremori, insonnia ed eccitabilità. Riduce infine l’ assorbimento di calcio e ferro, favorendo la comparsa di osteoporisi e quadri anemici.

Certo, a volte una frase semplice e talvolta molto comune: … “Ci vorrebbe proprio un buon caffè”… riassume in se non solo il profondo rapporto che ci lega alla citato infuso ma un vero e proprio “mito della ritualità” ed ecco che attente considerazioni e meditazioni, su stili di vita e consuetudini, si fanno strada, inducendomi in un campanilistico vagheggio:

Il “mito della ritualità” è prigioniero dei tempi e la suggestione del “caffè – rito”, da intendersi soprattutto quello nostro, quello tipico napoletano,  dall’aroma inconfondibile, richiama tradizioni e costumi, propri della nostra terra partenopea.

Il caffè a Napoli è dunque uno stile di vita, è considerato un sostegno breve di benessere, una pausa nel frenetico ritmo della vita che, più volte, in uno stesso giorno, separa gli uomini da ogni possibile realtà stressante. La caffeina contenuta nel caffè ci aiuta ad avere un “boost” di energia, ci aiuta a sentirci più svegli e concentrati e può considerarsi senz’altro un valido alleato per affrontare le giornate intense o per riprendere energia durante una pausa pranzo…

Ed ecco che, ordinandolo e gustandolo seduti ad un comodo tavolino ovvero in piedi, al banco di un bar, con sorprendente rapidità viene servito e così, sui lunghi banconi, si allineano le pesanti calde tazze di porcellana bianche, insostituibili veicoli di sapore, calore ed aroma…un aroma inconfondibile ma che sfocia in mille varianti: c’è infatti chi lo preferisce corretto all’anice, al brandy, alla grappa, chi lo preferisce shakerato, brasiliano, nocciolato, chi invece lo sceglie corto, lungo, doppio, chi lo predilige macchiato con latte freddo o caldo, chi opta per il caffè con la scorzetta di limone, infuso quest’ultimo, tipico della costiera amalfitana e sorrentina, che si ritiene abbia evidenti ed acclarate proprietà analgesiche per le emicranie, chi infine preferisce l’orrendo caffè “americano”… ed ancora, chi sceglie di gustarlo amaro, chi con poco zucchero, chi ancora con un’equa quantità di zucchero (ma non disperate, anche per quest’ultimo vi sono decine di varianti) ovvero con un “illusorio” dolcificante, chi con la spolverata di cacao, ed infine, solo per i più fortunati, c’è chi viene omaggiato da divertenti e piacevoli figurazioni, vere e proprie arti eccentriche e decorazioni geometriche, ottenute con crema di latte, applicate e cosparse sulla superficie dell’infuso, da mani attente ed esperte di barman preparati.

Infine c’è il rito della tazzina, chi la preferisce di porcellana calda o rovente, chi chiede la tazzina fredda, chi preferisce il bicchierino di vetro, chi infine richiede espressamente, il più delle volte a scopo di asporto, l’ecologico monouso, con la palettina di legno biodegradabile o di plastica, singolarmente confezionata e l’immancabile bustina di zucchero.

Con un briciolo di campanilismo, devo dire che a Napoli, il più delle volte, basta chiedere semplicemente “un caffè!” e si è consapevoli che il barista intenderà la richiesta come quella di un espresso, sinonimo di ristretto, che sarà sapientemente preparato seguendo le regole delle “4 M.” (Miscela, Macinato, Macchina, Mano)…

Non può essere omesso infine la peculiare ed immancabile folcloristica caratteristica del caffè napoletano, compiacimento per il turista di turno e non solo, quella infatti delle conosciute e popolari “3 C.” … certo il caffè deve essere servito ben caldo così come anche la temperatura della stessa tazzina, altrimenti, il sapore di una miscela raffreddata, può risultare alterato ed amara al palato.

Sappiamo tutti cosa rappresentano le “3 C.”, ma a Napoli, capitale mondiale dell’infuso nero, esse raffigurano soprattutto: Cultura, Calore e Condivisione (…) termine quest’ultimo che richiama la sempre più viva tradizione, soprattutto nella società napoletana, del “caffè sospeso”, filantropica e solidale usanza di condividere, a beneficio di uno sconosciuto o di un bisognoso, un caffè pagato, come se fosse il nobile e sempre grande cuore di Napoli ad offrirlo!

Il caffè dunque è una leggenda, è un mito rituale, per noi partenopei una tradizione storica culturale e come non ricordare, a tale proposito, il caffè nelle canzoni, da Modugno a Pino Daniele, a Roberto Murolo, ecc… ove l’elogio del nero infuso è stato, negli anni, esaltato in musica e versi attraverso indimenticabili melodie.

E come non rammentare, infine, il famoso “monologo del caffè”, magistralmente interpretato dall’immenso Eduardo De Filippo, perfetta sintesi della cultura napoletana del caffè , del suo valore simbolico, rituale e quotidiano, della gioia e felicità uniche che da esso derivano, che in un celebre breve passo così recitava: “…A noi altri napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone… Io, per esempio, a tutto rinunzierei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatto dopo mangiato.”…

Detto ciò, questa mattina chi mi onora sarà mio ospite, per un’aromatica e piacevole “tazzulell’ e cafè”, riconosciuta, quando assunta con attenta moderazione, languente e prezioso balsamo del cuore e dello spirito.

Giovanni Sarnelli medico specializzato in Anestesia e Rianimazione, già Colonnello medico del Corpo Sanitario dell’Esercito e oggi in regime di quiescenza, opera attualmente, come libero professionista, in campo medico certificativo e medico legale.