Dal telettrofono allo smartphone:

Il primo dispositivo utilizzato per poter comunicare a distanza e che segnò l’avvento del primo apparecchio telefonico, chiamato all’epoca telettrofono, fu brevettato da Antonio Meucci, nel 1871 (…) ciò iniziò a rendere il mondo più piccolo e più interconnesso. Nel corso poi del 900′ numerosissimi sono stati i perfezionamenti e gli sviluppi tecnologici evolutivi nell’ambito delle comunicazioni che, attraverso vari passaggi, nei decenni, hanno portato agli attuali telefoni cellulari e dispositivi digitali in generale. 

La scienza tecnologica, negli ultimi tempi, in modo sempre più travolgente, è penetrata in ogni aspetto della nostra vita; l’uomo è stato letteralmente investito da un’ondata di innovazioni che gli hanno permesso di soddisfare un gran numero di bisogni, aiutandolo nei più disparati compiti e ricerche, portando indubbi benefici alla nostra vita quotidiana.

Oggi i c.d. cellulari, meglio definiti smartphone, dispongono di innumerevoli funzioni: fotocamere, videocamere, internet, messaggistica whatsapp, social media… e tanto altro ancora (le c.d. App.).

Tuttavia, c’è anche un lato oscuro di questa rapida evoluzione tecnologica che è importante esaminare.

Quando i telefoni erano legati a un filo, la nostra esperienza con la tecnologia era molto diversa. Eravamo costretti a utilizzare i telefoni in modo più risoluto e limitato, poiché non erano sempre a portata di mano.

Questa limitazione spesso ci costringeva a essere più creativi, ad adattarci alle circostanze ed a risolvere i problemi in modi che richiedevano ingegnosità e pensiero critico.

Oggi, con i cellulari che ci accompagnano ovunque andiamo, siamo costantemente immersi in un flusso continuo di informazioni, distrazioni e stimoli digitali.

Questo costante bombardamento può rendere difficile concentrarsi, riflettere e, soprattutto, essere presenti nella quotidiana realtà.

Ci troviamo a navigare tra app, social media e intrattenimento digitale, spesso senza renderci conto di quanto tempo stiamo dedicando a queste attività e di quanto ci stiano distogliendo dal <<mondo reale>> che ci circonda.

E’ stato scientificamente provato che una dipendenza eccessiva dalla tecnologia da smartphone, può portare ad un’alterazione del sistema nervoso centrale, addirittura variando, in casi estremi, per riduzione del volume della sostanza grigia in alcune aree (insula anteriore sinistra e corteccia temporale inferiore), forma e dimensioni del cervello, in un modo simile a quanto succede per un tossicodipendente.

Per non parlare purtroppo di tanti altri disturbi e sintomatologie più usuali e ovvie: affaticamento o stress oculare, visione offuscata, danni alla cornea, al cristallino e/o addirittura alla retina (provocati questi ultimi dalla luce blu: radiazioni elettromagnetiche cioè, emesse proprio da tali dispositivi digitali) e, ancora, cervicalgie, brachialgie, dolori alle spalle, al dorso, ai polsi, irritabilità, ecc…

Il rischio connesso ad un uso compulsivo di tali sistemi digitali, è quindi, principalmente, una  dipendenza comportamentale (nomofobia) che, anche se non ancora ufficialmente riconosciuta come un vero e proprio disturbo, lo si tende a farlo rientrare all’interno delle c.d. fobie specifiche (definite dal DSM-5): risposte somatiche e fisiologiche cioè che, in soggetti predisposti, inducono una serie di conseguenze, il cui risultato è il perdere di vista la propria individualità, le proprie passioni, i propri interessi a fronte di schemi e algoritmi digitali.

Tuttavia, non tutto è perduto. È possibile trovare un equilibrio e una convivenza sana tra l’uso della tecnologia e la connessione con il mondo reale.

Possiamo fare scelte consapevoli sul modo in cui utilizziamo i nostri dispositivi digitali, limitando il tempo trascorso online e cercando attivamente di riconnetterci con la natura, con gli altri e con noi stessi.

Possiamo coltivare la creatività, la curiosità e l’autenticità nelle nostre vite, prendendoci il tempo per esplorare passioni e interessi personali al di fuori del mondo digitale.

In definitiva, dobbiamo riconoscere il potenziale positivo della tecnologia mentre rimaniamo consapevoli dei suoi rischi e delle sue limitazioni.

Solo allora potremo trovare un equilibrio sano che ci consenta di essere pienamente umani, connessi con il mondo reale e capaci di esprimere la nostra individualità in modo autentico e significativo.

Giovanni Sarnelli medico specializzato in Anestesia e Rianimazione, già Colonnello medico del Corpo Sanitario dell’Esercito e oggi in regime di quiescenza, opera attualmente, come libero professionista, in campo medico certificativo e medico legale.

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