E SE NULLA ACCADESSE SOLO PER CASO?

La parola caso deriva dal latino casus, caduta. Nelle lunghe veglie notturne delle legioni romane e, nell’epoca medioevale, per i soldati costretti all’ozio nelle stazioni di guardia, il passatempo più comune era il gioco dei dadi. Questo gioco è stato per secoli l’occasione di svago di tanti uomini che avevano poche altre occasioni di divertimento.

Nel lancio dei dadi, se ne attendeva la caduta che mostrava i numeri sui quali era puntata la speranza dei giocatori. E tale caduta era ritenuta una coincidenza fortuita. Di qui la parola caso. Chi si accaniva nel gioco, aspettava dal casus (dalla caduta dei dadi) ciò che desiderava. Questo concetto di caso venne poi trasferito alle tante circostanze dell’esistenza umana e degli avvenimenti: un incontro, una vittoria, un incidente, un qualsiasi altro fatto che si riteneva accadesse per combinazione fortuita.

Noi, ancora oggi, conosciamo la minima parte delle grandi leggi che governano la vita e ignoriamo le innumerevoli cause che agiscono.

Fu uno scienziato americano, J.B. Rhine della Duke University di Duhran, nella Carolina del Nord, a dimostrare, e proprio anche attraverso il gioco dei dadi, che il fatto della caduta non è affatto fortuito, né occasionale, ma dipende da tante concause. I fatti, quindi, non sono mai staccati e indipendenti dagli altri, ma tutto è in qualche modo legato e unito.

La caduta dei dadi, un tempo ritenuta casuale, tanto che, da quella, il “caso” prese il nome, non dipende affatto dal caso nell’accezione corrente del termine. Quando il dado cade e mette in mostra un numero, obbedisce a una serie di cause simili a quelle che governano gli eventi della vita. Si accertò che ciò dipendeva da un insieme di cause precise: la distanza del tavolo, la posizione del dado nella caduta, la mano che lo prende, lo stato d’animo di chi lo estrae, l’energia messa nel lancio, il tavolo su cui cade, la mano che lo stringe, il piano del tavolo ed altre innumerevoli cause, non solo al momento, ma anche precedenti, come lo stato del dado quando è stato costruito.

La caduta è determinata da un concatenamento di cause note ed ignote e tutte contribuiscono a far sì che proprio quello sia il numero che appare.

Se tutto ciò venisse trasferito ai fatti e agli accadimenti dell’esistenza umana, se ne potrebbero constatare i riflessi.  La caduta dei dadi è un fatto emblematico per gli avvenimenti che accadono ed è certamente una dimostrazione di come, nelle vicende umane, nulla è lasciato a se stesso, ma tutto dipende da cose che vanno attentamente studiate, prima di sentenziare avventatamente come fanno i sostenitori del caso.

Certo è quanto mai arduo pensare a questo intreccio di cause ed effetti, poiché non solo non possiamo risalire all’origine, ma non possiamo in alcun modo vederne la trama. Beato chi conosce la causa delle cose, afferma Cicerone alludendo a un tipo umano che non esiste nella realtà.

La concatenazione delle cause è tale che sfugge alla nostra mente. Secondo il famoso matematico e astronomo La Place (1749-1827) il caso consiste quasi sempre nell’ignoranza del numero e dell’importanza delle cause complesse, difficilmente valutabili, di certi avvenimenti; la probabilità è relativa in parte alla nostra ignoranza, in parte alle nostre conoscenze. Le cause finali scompaiono completamente di fronte alla scienza che vi vede soltanto la espressione della nostra ignoranza.

In generale, ragionando sugli accadimenti, si è portati ad attribuire l’evento alla causa immediata che ha prodotto il fatto.

Se non avessi … tutto si sarebbe svolto diversamente. Se Hitler fosse stato fermato in tempo, nulla sarebbe di tutte le tragedie successive; se Lenin non avesse avuto il permesso di tornare in Russia dal governo tedesco, nulla sarebbe avvenuto di tutto quello che poi è accaduto.

I ma e i se sono il trattamento inutile di chi non abbraccia i fatti in una visione di più ampia portata, in una catena di cause; si attribuisce così, all’ultima causa, il valore determinante di avvenimenti che vanno visti in un quadro più ampio. Grave errore, quindi, fermarci alla causa occasionale di ciò che accade come la sola responsabile dei fatti dell’esistenza. Essa è soltanto strumento di ciò che deve accadere, ultima di una concatenazione di come e perché si debba adempiere ciò che nel finalismo è stabilito.

Qualunque sia la causa occasionale di un fatto, vi è sempre una causa originale antecedente che ha determinato il fatto stesso. La causa occasionale ultima, forse anche minima, è stata l’occasione soltanto che ha fatto sì che l’effetto si verificasse. Però è da tener sempre in conto che l’uomo può sempre agire sulle cause apportando delle varianti che si ripercuotono sugli effetti.

Secondo questa linea di pensiero, in sostanza, nessun male può accadere, se noi stessi non l’abbiamo iscritto nel libro del dare e dell’avere della nostra vita, con le azioni da noi stessi compiute.

Nella Filocalia, un libro nel quale sono raccolti gli insegnamenti dei Padri del deserto è scritto: se in modo inaspettato ti piomba addosso un avvenimento contrario, non te la prendere con chi ne è la causa immediata, cerca la ragione per cui ti è capitato e ne avrai un bene.

Il mondo obbedisce a leggi naturali che un’Intelligenza Superiore ha stabilito per il governo dell’universo. Nulla e nessuno può sottrarci a queste leggi. Nel Kybalion si legge:

Non possiamo immaginare nulla al di fuori del tutto, al di fuori della Legge in se stessa. Non c’è posto, nell’universo, per un qualche cosa al di fuori della legge e indipendente da questa. L’esistenza di questo renderebbe inefficace ogni legge naturale e farebbe piombare l’universo nel caos.

Ma fermiamoci a questi pochi spunti di intrattenimento e di riflessione. Essi vogliono essere soltanto un invito, semplice e modestissimo, ad andare insieme oltre le apparenze e gli accadimenti che percepiamo come accidentali e basta. Un invito a percorrere un sentiero un po’ diverso dai percorsi obbligati del pensiero, ai quali, spesso, la contemporaneità ci costringe.

Michele Chiodi, già dirigente di istituti finanziari, collabora con periodici e associazioni culturali.