Essendo capace di intendere e di volere

Essendo capace di intendere e di volere scritto da Salvatore De Matteis per Sellerio editore è un libro che ha come argomento i trattamenti olografi e si presenta subito come un concentrato di storia e di rappresentazione sociale e territoriale.

Preciso che il testamento olografo è un testamento scritto in forma privata, e non è necessaria la presenza di un notaio né di testimoni.

Nella sua prefazione De Matteis scrive: È una scrittura che prova a far sopravvivere l’identità di chi scrive nella memoria, nella riconoscenza o anche nell’odio delle generazioni successive.

I testamenti sono custoditi sempre dai notai o dagli archivi notarili e solo dopo 100 anni passano agli Archivi di Stato dove diventano patrimonio documentale e culturale della nazione.

L’Autore nella vita è stato sovrintendente dell’Archivio notarile di Napoli e probabilmente a un certo momento la sua professione gli ha mosso la curiosità di andare oltre. Così vi è stata la ricerca, la selezione dei testamenti, la loro revisione giusto per renderli comprensibili e immediati e, infine, la pubblicazione.

La ricerca riguarda il 1900 e l’Autore ha diviso gli argomenti in sei sezioni a seconda del contenuto approfondito mediante il punto di vista dell’uomo moderno e dello storico.

Analizzando il testo se ne evince sia l’importanza storica che sociale del suo contenuto in quanto si possono ricavare notizie sui modi di vita dei loro autori, sui costumi e le abitudini in quanto il testamento olografo è una scrittura privata e personale, direi quasi intima che l’autore compone per disporre le sue ultime volontà. La particolarità sta proprio nel fatto che, a differenza di quella notarile, chi la scrive espone non solo le sue disposizioni ma anche le sue considerazioni su relazioni personali, coniugali, parentali in genere conferendo, così, una connotazione antropologica allo scritto.

Nello stesso tempo riflette la storia della società di quel tempo, principalmente agricola o pastorale, con pochi punti fermi ma fondamentali. La loro semplice scrittura, spesso con tanti errori denota anche che con molta probabilità il testatore ha letto e scritto molto poco nel corso della sua esistenza.

Tra gli elementi notati vi è la cura dell’anima dopo la morte: alcuni testatori all’interno del proprio testamento olografo, dopo aver fatto donazioni a parenti e parroci, impongono un certo numero di messe in suffragio alla propria anima e cura della tomba. In questo caso si può anche comprendere la convivenza del sacro e del profano in quanto si chiede di curare secondo cristianità ma si minaccia in maniera profana anche attraverso il ricorso a maghi o fattucchiere.

Un testamento che mi ha molto colpito è quello intitolato Il dramma è la morte, quello scritto da un nobile. Il primo dato che lo distingue dagli altri è chiaramente la forma della scrittura, molto più corretta. Lo scritto vuole testimoniare come chi abbia vissuto prima la ricchezza e poi la povertà si soffermi su altri valori precisando, appunto, che il dramma è la morte.

Un’ulteriore caratteristica di questa raccolta è che i testamenti potrebbero rappresentare dei racconti brevi o delle loro parti, inizio o conclusioni. Nella fattispecie mi è stato semplice immaginare la vita dapprima dissipata del barone e poi vederlo, man mano che egli cade in disgrazia, accorgersi dei veri valori della vita, della meraviglia della natura e di come sia diverso vivere da ricchi e da poveri.

Come i lettori avranno ormai capito sono davvero tante le curiosità a cui Essendo capace di intendere e di volere muove. Da alcuni testamenti si evince l’amore reverenziale per la donna come custode dei figli e della casa oppure delle raccomandazioni affinché non si incorra nel seppellimento prematuro. Incubo di molti sono state le questioni di confine.

Tra le testimonianze storiche, nella sezione cinque intitolata Emigranti, echi di guerra vi è un testamento che espone la travagliata esistenza di un uomo che pur essendo sopravvissuto alla prima guerra mondiale racconta di come sia stata disastrosa per la sua famiglia la guerra. Uno scritto, questo, che denota davvero una grande sensibilità del testatore.

In conclusione Essendo capace di intendere e di volere è un racconto di vite, un insegnamento e una testimonianza storica e sociale nonché un racconto del territorio irpino e napoletano del 1900.

I testamenti pubblicati da De Matteis sono uno spaccato della quotidianità e anche dell’intimità di chi davanti alla morte si spoglia di falsità e menzogne, di preoccupazioni di ogni sorta e manifesta sinceramente il proprio pensiero nei confronti dei parenti, dei conoscenti e della vita.

Maria Paola Battista, Sociologa, editor e giornalista, scrive recensioni di libri e interviste agli autori per varie testate.