Festività natalizie: trionfo della emotività condivisa

Natale, la festa per eccellenza e dalle forti componenti culturali e simboliche.

Intorno alla festività del 25 dicembre (e per estensione fino al 6 gennaio, giornata che decreta ufficialmente il termine dei giorni natalizi) si apre un ventaglio di sentimenti, ricordi, progetti, desideri…

In una prospettiva psico-sociale quello di Natale può essere considerato come un periodo di emotività condivisa al di là del modo in cui lo si viva: anche chi, per vari motivi, non si sente particolarmente interessato all’atmosfera festiva, ne viene inevitabilmente reso partecipe.

Se è vero, infatti, che la maggior parte delle persone attende con gioia il giorno della Vigilia per iniziare a festeggiare, è altrettanto vero che qualcuno viva le feste con sentimenti di malinconia e nostalgia e le trascorra contando i giorni che riporteranno alla quotidiana normalità con la celebrazione dell’Epifania.

“Andò in Chiesa, camminò per le strade, guardò la gente che andava di fretta, picchiettava i bambini sulla testa, interrogò i mendicanti, guardò giù nelle cucine delle case e fino alle finestre e scoprì che tutto poteva dargli piacere. Non aveva mai sognato una passeggiata, che tutto ciò che gli potesse dare tanta felicità”

(Charles Dickens – Canto di Natale)

Il periodo natalizio è quello dei buoni propositi: tutto ciò che si era rimandato a settembre e non si è fatto, viene rinviato a gennaio e probabilmente neppure lo si farà, ma l’idea di avere qualcosa da recuperare, crea aspettative e rende meno triste la fine delle festività.

Natale, fine e inizio anno, Epifania sono giorni che si fondano sui riti, cioè sull’insieme di azioni ripetitive e condivise dotate di grande valore simbolico: la preparazione dell’albero, l’allestimento del presepe, l’acquisto dei regali, le celebrazioni religiose sono comportamenti che, annualmente, e con modalità sempre uguali o comunque molto simili, si svolgono all’approssimarsi del 25 dicembre.

Quando la ritualità subisce un forte cambiamento, significa che qualche episodio grave ha destabilizzato il normale decorso delle festività: pensiamo a quello che è accaduto nel Natale 2020, anno del Covid, o che succede, ad esempio, quando un nucleo familiare viene colpito da lutti o malattie: il rituale subisce una rottura, un posto a tavola rimane vuoto, le luci dell’albero tardano ad accendersi o restano, addirittura, spente.

Il Natale è senza dubbio una festa consumistica, sebbene conservi, più di altre ricorrenze, il senso profondo di religiosità e cristianità: a dicembre aumentano le manifestazioni di raccolta fondi per Associazioni senza scopo di lucro, di spettacoli di beneficenza, di acquistodi giochi e dolcetti per i bambini delle fasce più deboli.

Le festività natalizie sono anche un modo, discreto e gentile, di dire grazie a chi, nel corso dell’anno, si è dimostrato solerte e disponibile, tendendo quella mano che, troppo spesso, è difficile trovare tesa.

Natale è ricordo, talvolta struggente: le grandi tavolate intorno alle quali sedevano tre, a volte quattro, generazioni di parenti con il passare degli anni restano sempre più vuote… gli anziani vanno via ed i giovani entrano a far parte di famiglie acquisite, dando inizio a nuove riunioni familiari con commensali diversi.

Il Natale, si dice, sia la festa dei bambini, ma lo è anche di quegli adulti che ogni giorno ricordano di essere stati bambini, perché perdersi ad ammirare le statuine del presepe con occhi disincantati e puri, è il Natale più bello che la vita, a qualunque età, possa regalare.

Rosa Maria Bevilacqua Sociologa A.O.R.N. “San Giuseppe Moscati” Avellino Docente Corsi di Laurea Professioni Sanitarie Università della Campania Luigi Vanvitelli Master in Medical Humanities perfezionamento in Malattie Rare e in Bioetica.