Il canto del mare

Un po’ spinta dalla curiosità, un po’ dal mio inappagato interesse per la lettura decido di leggere Il canto del mare. Si tratta della riscrittura, da parte di Maurizio De Giovanni, del romanzo di Andrea Camilleri Maruzza Musumeci edito daSellerio editore Palermo. Una storia bellissima che inizialmente sembra una fiaba per bambini ma che, come sempre, va oltre arrivando anche al cuore e alla riflessione degli adulti.

Le favole e le fiabe sono un mezzo tramite il quale i bambini allargano il proprio campo di apprendimento, imparando senza accorgersene. Così il primo di tali insegnamenti che possiamo trovare nella storia raccontata da De Giovanni è il valore a fini educativi, ma non solo, delle storie lette, in particolare, ai bambini. In Il canto del mare c’è un personaggio che ha questo ruolo e riveste una rilevante potenza carismatica e misteriosa. Un personaggio che incarna l’enorme importanza della lettura e la rappresentazione che i bambini ne fanno.

Nel libro, come nella realtà, essi ascoltano incantati e mettono in moto la fantasia, le emozioni e i sentimenti, la capacità che solo loro hanno di comprendere sempre la straordinarietà di un evento. Tutti i pedagogisti e gli educatori in genere consigliano di leggere storie ai bambini ad alta voce perché in tal modo riescono ad instaurarsi dei rapporti molto particolari. Tanti genitori lo fanno, qualcuno meno, altri di più trovando il tempo e l’interesse, la dedizione e la cura, per l’accrescimento culturale dei loro figli.

Storia nella storia quella de Il canto del mare con il valore aggiunto dell’incontro tra due pregevoli menti, da cui nasce una lettura amabile, piacevole pur nella sua amarezza di fondo che non abbandona mai il lettore durante il percorso. Se dovessi dire chi è la protagonista del romanzo forse non direi Maruzza Musumeci o Gnazio, suo amato sposo. Direi, piuttosto, del ruolo della narrazione. Tutto avviene perché è raccontato da qualcuno e assume un significato magico, una curiosità che poco alla volta si insinua nella mente, nell’immaginazione. I toni sono sereni benché, ripeto, non c’è felicità né illusione nella vicenda. Anzi a volte è cruda e dolorosa.

Il canto del mare, di Andrea Camilleri e Maurizio De Giovanni, pp. 150, Salani Editore, €15.90

Maruzza Musumeci, infatti, è narrata in terza persona dal suo Autore e ha un che di surreale, in quanto vi è la presenza di un elemento magico che sono le sirene, ma non si abbandona mai al vero e proprio romanticismo. L’amarezza viene fuori dalle vicende: l’emigrazione, il distacco, la perdita, una terra dura ma che se rispettata e amata può dare i suoi frutti, l’ombra appena accennata della mafia e il mistero che avvolge la protagonista.

Scrivevo inizialmente che sembra una storia per bambini ma, si sa, quando si legge ognuno poi interpreta e coglie particolari diversi a seconda delle proprie attitudini, sensibilità e spirito di osservazione. Io, come la maggior nella maggior parte delle scritture di Camilleri, vi ho trovato, oltre a ciò che ho già scritto, tanto territorio e molta storia ma anche una forte caratterizzazione psicologica e poi vi ho ritrovato chi attualmente per me riveste un ruolo privilegiato come scrittore che è Maurizio De Giovanni il quale mi sorprende ogni volta.

Quella della riscrittura di Camilleri svela un fatto che De Giovanni più volte ha ribadito a me e a tanti altri e cioè che lui prima di essere uno scrittore è innanzitutto un lettore e, in questo suo ultimo lavoro, si riscontra proprio la passione che solo un lettore estimatore può mettere impegnandosi in qualcosa che ama.

Maria Paola Battista, Sociologa, editor e giornalista, scrive recensioni di libri e interviste agli autori per varie testate.

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