IL PROBLEMA DEL MALE E DEL DOLORE UMANO

Si est Deus unde malum?

Ecco un altro mistero che ci sforziamo di comprendere.

In una concezione molto ampia e in una prospettiva dell’Essere Supremo il bene si identifica con la vita ed è congeniale al mondo; la malvagità è una malattia e il male si identifica con la morte. Il male è divergenza, confusione, è ciò che aliena l’uomo dall’uomo e l’uomo dall’Essere Supremo, mentre il bene è convergenza, comunanza, unione. Il bene e il male non sono qualità dello Spirito, ma relazioni interne della realtà. Il male è divisione, contestazione, mancanza di unità e, come l’unità di ogni essere viene prima della pluralità delle cose, così il bene viene prima del male.

Il bene e il male persistono indipendentemente dal fatto che noi ne prendiamo atto o meno. Non siamo nati nel vuoto, ma ci troviamo dolenti e nolenti, in rapporto con tutti gli uomini e con l’Unico Dio. Come, volendo costruire delle figure geometriche, non siamo noi che creiamo le dimensioni dello spazio, così non siamo noi che creiamo i rapporti morali e spirituali; essi ci sono dati insieme con l’esistenza. L’unica cosa che possiamo fare e cercare di orizzontarci tra questi. Il bene non ha inizio nella consapevolezza dell’uomo. Esso si realizza nella naturale cooperazione di tutti gli esseri, in ciò che essi sono l’uno per l’altro.

Né le stelle, né le pietre, né gli atomi, né le onde, ma la loro reciproca appartenenza, la loro interazione, la relazione vicendevole tra tutte le cose, costituiscono l’universo. Nessuna cellula può esistere da sola, tutti i corpi sono interdipendenti e si influenzano e si servono reciprocamente. Persino le rocce, in senso figurativo, possono portare frutti e sono colme di una bontà non apprezzata, quando con la loro forza sorreggono un muro.

Addentrandoci nella speculazione, possiamo, quindi, definire il male come la privazione di un bene, di una perfezione. E poiché il bene, di cui la creazione è privata, può essere o morale o fisico, possiamo distinguere due specie di mali: il male morale e il male fisico. Il male morale è la privazione di quel bene consistente nella conformità che gli atti liberi della creatura ragionevole devono avere con la legge morale. Il male fisico è la privazione di quei beni che costituiscono la natura e la perfezione fisica di un essere. Da questi concetti consegue che il male morale si può avere nelle sole creature dotate di ragione e di volontà. Le creature viventi dotate di sensibilità, come sono gli animali e l’uomo, avvertono, sentono il male, e in questo sentimento si ha appunto ciò che comunemente si chiama dolore.

L’uomo, dotato d’intelligenza e di volontà, non solo soffre sensibilmente ma sa di soffrire, ha coscienza dei suoi mali fisici, avverte di essere privo di un bene che è dovuto alla perfezione della sua natura, scopre nel male fisico un ostacolo al raggiungimento di quella felicità alla quale egli anela con tutte le sue facoltà: e questo avvertirsi, questo sentirsi contrastato nella tendenza alla felicità, aggrava il male fisico nell’uomo, rende l’uomo infelice nel senso vero e proprio, costituisce ciò che chiamiamo il “dolore umano”.

Quello che più ci angustia è l’impossibilità di comprendere, di conoscere l’ultimo perché del dolore umano, quale che sia la causa prossima che lo produce. Gli uomini tutti, infatti, in una forma o nell’altra, non fanno che ripetersi questa domanda: Dio, sapientissimo e onnipotente, può impedire a queste cause di operare e quindi può risparmiarci il dolore; ma perché Dio non lo fa? Noi siamo fatti per godere, gioire, per essere felici; perché dobbiamo soffrire? Ecco, nei suoi veri termini, il problema del dolore umano.

Michele Chiodi, già dirigente di istituti finanziari, collabora con periodici e associazioni culturali.

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