Il Santuario di Montevergine: tra fede e tradizione.

Nella verde Irpinia, a circa 1270 metri di altezza, tra i monti del Partenio, situato nella frazione di Montevergine, svetta il complesso monastico mariano di Mercogliano, più semplicemente conosciuto come Santuario di Montevergine.

L’Abbazia mariana è una delle sei abbazie territoriali italiane ed è considerata monumento nazionale.

Il Santuario fu voluto dal monaco Guglielmo da Vercelli che scelse la tranquillità dei monti come luogo ideale per la sua ascesi.  

La prima Chiesa, oggi denominata Basilica vecchia, fu edificata nel 1126. Successivamente, vennero costruite le celle per i monaci, la foresteria, il campanile, la cripta ed un’altra Chiesa, appunto la Basilica nuova. L’intero complesso, nel corso dei secoli, ha subito rifacimenti e restauri.

Nella Chiesa vecchia è venerato il quadro della Vergine, che risale al XIII-XIV secolo: l’opera è stata realizzata su due tavole di pino tenute insieme da alcune sbarre sul retro.

Il quadro è’ alto 4 m e 30 ed ha una larghezza di 2 m e 10.

La Madonna raffigurata viene conosciuta anche con il nome di Madonna nera o Mamma Schiavona: il colore della carnagione della vergine è scuro e riporta all’idea, propria di quei tempi, che gli «schiavi», i «coltivatori di campi», fossero di pelle nera.

Il complesso mariano si può raggiungere con mezzi su gomma, a piedi (attraverso una serie di sentieri che tagliano la montagna) o anche con la funicolare: l’idea di dare ai pellegrini la possibilità di salire più facilmente sul monte servendosi del mezzo su rotaie fu dell’Abate Guglielmo De Cesare e risale al XIX secolo. L’impianto è il secondo in Europa per dislivello e compie l’intero tragitto in soli 7 minuti.

Ogni vettura (sono due, una che sale ed una che, contemporaneamente, scende) può ospitare fino ad 85 passeggeri ognuna.

Ma Montevergine non è solo natura, fede e storia…

Nel giorno della Candelora, festa cristiana in cui si celebra la presentazione di Gesù al tempio e durante la quale vengono benedette le candele che saranno utilizzate dai fedeli per chiedere l’intervento divino, la vetta del Partenio si anima di colori, di canti e di ballate in una armoniosa, quanto altrove improbabile, mescolanza di sacro e profano: i due elementi, come spesso accade in terra campana, si incontrano e si intrecciano, dando vita a cerimonie, tradizioni, costumi che si perpetuano nel tempo.

Montevergine il 2 febbraio di ogni anno, nel periodo in cui timidamente la primavera inizia ad affiorare per riappropriarsi dei suoi spazi, diviene palcoscenico di uno dei rituali più originali, antichi e seguiti della religiosità meridionale: la juta dei femminielli (il pellegrinaggio degli omosessuali).

I Femminielli, con l’esuberante allegria che si portano dietro, tramandano un rito che si ripete da secoli sotto lo sguardo benevolo, e mai accusatorio, di mamma Schiavona: lo stesso sguardo, narra la leggenda, che nel 1256, aveva salvato due giovani omossessuali dalla furia della folla che, avendoli scoperti in atteggiamenti teneri, li aveva legati ad un albero per farli morire di freddo e di fame.

La juta rappresenta l’incontro tra diversità e fede, tra conflitto e compatibilità, tra impossibile e possibile, tra volere ed ottenere: l’appuntamento di inizio febbraio è diventato simbolo, in tempi recenti, dell’orgoglio gay.

Il pellegrinaggio dei femminielli è un misto di suggestioni, esaltazione, stati d’animo difficilmente condivisibili al di fuori del microcosmo che si crea all’ombra del santuario e poco comprensibili a chi non riesce a vedere oltre l’evidente…

E quando cala la sera e il chiasso e il rumore e i suoni dei femminielli abbandonano il santuario che ritorna luogo di culto, meditazione e preghiera, al cuore dei più sensibili potrebbero giungere, ovattati e lontani, i sussurri ed i sospiri di due giovani amanti che hanno insegnato al mondo, tanti secoli fa, che può essere possibile amarsi nonostante i pregiudizi e i preconcetti.

Rosa Maria Bevilacqua, Sociologa, A.O.R.N. “San Giuseppe Moscati”- Avellino, Delegata alla Sanità ASI (Associazione Sociologi Italiani)