Il tempo del concerto…

Assistere ad un concerto significa partecipare ad un evento carico di valenze sociali e psicologiche oltre che musicali; significa, anche, prendere parte ad una serie di dinamiche relazionali e ritualità che caratterizzano sempre le manifestazioni di musica dal vivo.

Il primo concerto pubblico si fa risalire al XVII secolo, quando, a Londra, per la prima volta, l’esibizione musicale pubblica cominciò a prevalere su quella di corte e di Chiesa.

In epoca contemporanea, ci sono alcuni concerti che hanno lasciato il segno, come quello tenuto da Rod Stewart a Copacabana Beach la notte di fine anno del 1994, davanti ad un pubblico di almeno 3 milioni e mezzo di persone oppure quello di Woodstock, nel 1969, durante il quale, durato quattro giorni, si contarono arresti per droga, feriti e disordini.

Ogni concerto ha un prima, un durante e un dopo: l’evento inizia con l’attesa delle tappe della tournee del proprio idolo, continua con l’acquisto dei biglietti e si conclude con lo scambio dei video girati e delle foto scattate; in mezzo a questi due tempi, si colloca quello dello spettacolo vero e proprio: le luci si accendono, le note si alzano, il cantante sale sul palco… ad accoglierlo, centinaia, migliaia di voci diverse eppure uguali, stonate eppure bellissime, sconosciute eppure mai così unite.

Un concerto, per trasmettere emozioni, non deve per forza essere una grande manifestazione di piazza… anche un evento in teatro, davanti a un pubblico di poche centinaia di persone, può evocare ricordi, scaldare il cuore, regalare svago.

Assistere a una manifestazione musicale significa stare insieme, evadere, condividere: trovarsi in una piazza gremita o sulle poltroncine di un teatro favorisce la socializzazione e la nascita di nuovi rapporti, spesso duraturi e sinceri.

Ascoltare il proprio idolo insieme a tante altre persone consente di condividere la stessa passione, le stesse note, lo stesso tempo, oltre che di instaurare un legame speciale, per quanto platonico, con l’artista.

La musica permette di evadere dalla routine e dai problemi che si presentano ogni giorno, siano essi lavorativi, scolastici, familiari: nelle due ore del concerto c’è un qui ed ora che relega nella dimenticanza le vicissitudini quotidiane.

Il tempo del concerto è tempo di spensieratezza e il pubblico che vi assiste viene immerso in una esperienza collettiva nella quale non c’è spazio per nulla, se non che per la musica: si partecipa al coro con la voce, ma anche i cuori battono all’unisono. E che si tratti di un concerto di musica leggera, di rock, jazz o altro ancora, mentre le note delle ultime canzoni si spengono nella notte che avanza, la grandissima maggioranza delle persone che cantano di fronte al proprio idolo in quel momento, sono là perché da settimane, da mesi, a volte da anni, aspettavano di trovarsi, in quel momento, proprio sotto a quel palco.

Rosa Maria Bevilacqua Sociologa A.O.R.N. “San Giuseppe Moscati” Avellino Docente Corsi di Laurea Professioni Sanitarie Università della Campania Luigi Vanvitelli Master in Medical Humanities perfezionamento in Malattie Rare e in Bioetica.