La Demoiatria, il Gatto Nero e il DNA medico

Novembre 1, 2021 by rubrica: Scienza e coscienza

«Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sì e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso» (Platone, Fedro, 246 a-b

Nella storia del genero Homo, cerimonie, riti ed espedienti finalizzati per propiziare o ristabilire condizioni di salute e benessere, risalgono alla notte dei tempi.

È oggi noto che anche altri generi di primati meno evoluti dell’uomo hanno delle proprie tradizioni di farmacopea naturale (utilizzo di piante e rimedi a scopo salutare) che si tramandano di generazione in generazione attraverso l’esperienza d’uso.

Nel mondo animale non mancano altri esempi di utilizzo di piante e/o di rituali più o meno bizzarri, finalizzati a curare i mali o propiziare il bene.

Sotto il nome di Medicina primitiva, intendiamo una forma peculiare di mentalità medica, in cui è fattore caratterizzante non tanto l’elemento cronologico quanto un atteggiamento di cura largamente intesa.

In tale particolare campo e contesto semiotico intendiamo per Medicina un qualsiasi mezzo, espediente, rituale o formula che abbia come fine quello di tenere lontano il male e/o di far tornare la salute.

In tale atteggiamento medico sono accomunabili esperienze diacroniche umane, tratte da un vasto repertorio storico che va dalle ere primitive, alle culture moderne una volta ritenute “selvagge” o meno evolute, ai retaggi popolari ancora oggi largamente endemici in vasti contesti di società sviluppate.

Il fatto che genti così distanti nello spazio e nel tempo abbiano sviluppato in maniera convergente una simile mentalità medica, lascia prospettare l’esistenza di archetipi comuni che segnano il nostro genere, e che per lunghi e tortuosi percorsi di prove ed errori (metodo del trial ed error, con cui peraltro, oggi, stiamo anche allenando i nostri più potenti computer, con algoritmi di intelligenza artificiale ed apprendimento automatico), ci hanno condotti alla Medicina così come la conosciamo ed intendiamo oggi nel suo abito più proprio, che è quello scientifico.

Ma tutto ciò non dovrebbe sorprenderci né meravigliarci, se pensiamo che già l’influente psicologo comportamentista americano Burrhus F. Skinner (1904-1990) aveva descritto un curioso e bizzarro comportamento dei piccioni difronte a contesti ambientali poco prevedibili (la “superstizione del piccione” pubblicata sul Journal of Experimental Psycology) in cui facilmente possono svilupparsi false correlazioni tra eventi e false credenze sul mondo.

Skinner aveva dimostrato che i piccioni possono sviluppare atteggiamenti superstiziosi tesi a cercare di determinare in senso favorevole l’esito di eventi incerti.

Burrhus F. Skinner

La sua morte non gli permise di ampliare la sua osservazione ad animali più vicini all’uomo.

Ci pensarono però L.D. Devenport e F.A. Holloway, che presso l’Università dell’Hoklaoma usarono dei ratti nella Skinner’s box per osservarne gli atteggiamenti difronte ad un tipo di task che potremmo così sintetizzare: come raggiungere un obiettivo determinato in un contesto incerto, con regole incerte. Potremmo sintetizzare i risultati raggiunti dai due ricercatori affermando che i ratti assomigliano ai piccioni se hanno l’area cerebrale dell’Ippocampo danneggiata; altrimenti, in condizioni normali, i ratti a differenza dei piccioni tendono a non auto-ingannarsi.

Devenport e Holloway conclusero che probabilmente i mammiferi avevano sviluppato l’ippocampo per proteggersi dagli inganni del mondo esterno.

Ma la curiosità non è solo dei gatti ma anche umana, e così in tempi più recenti, presso l’Università Konazawa di Tokio, il ricercatore Koiki Ono ha costruito una Skinner’s box in cui ha messo come cavie direttamente degli esseri umani (studenti volontari) per testarne l’atteggiamento ed i comportamenti messi in atto difronte ad un “meccanismo ingannevole” costituito da leve (una Skinner’s box dotata di tre leve e un contatore collegato ad un timer) in cui solo l’obiettivo era chiaro: “fare più punti possibile”.

Nei 40 minuti a disposizione, gli studenti cominciarono a fare le cose più strane e bizzarre pur di portare a termine il task e comprenderne le regole “per vincere”. Alcuni studenti provarono tante differenti sequenze di mosse di manipolazione delle tre leve; altri compresero che le leve non erano pertinenti all’obiettivo perché non collegate al contatore, e nella speranza di portare a casa i punti della vittoria cominciarono a fare di tutto: dall’arrampicarsi sul tavolo al picchiare sul muro, dal saltare fino al soffitto al battere sul contatore….

Se mai ce ne fosse stato bisogno, Koiki Ono, aveva ribadito il concetto che l’uomo, nonostante l’ippocampo, può assumere atteggiamenti superstiziosi.

Ma è davvero superstizione in questo caso, o non piuttosto il tentativo di stabilire o comprendere un ordine in un mondo complesso e difficilmente prevedibile e domabile?

Il pensiero razionale è certamente la nostra forza distintiva, che ci sta spingendo su una vincente e pericolosa via che attraverso l’indagine scientifica ci porta a comprendere come funzionano le cose del mondo della physis in cui viviamo ed in cui cerchiamo di prosperare e di non soffrire.

Ma quella parte apparentemente irrazionale dei comportamenti umani, nemmeno deve essere trascurata o demonizzata o stigmatizzata.

Cosa altro è la Vita così come la conosciamo in questo mondo, se non il continuo task di raggiungere obiettivi determinati in un contesto incerto, con regole incerte?

E cosa altro è la Medicina se non il task di fare più punti possibile contro le sofferenze e le malattie che attanagliano il genere umano?

Se ben domata dal pensiero razionale (per semplificare: dal nostro “cervello sinistro”), quello irrazionale (per semplificare: il nostro “cervello destro”), può indicare le euristiche di nuove vie; quelle vie che solo la ragione dovrebbe percorrere ma che la ragione stessa non avrebbe forse mai visto, indicato o imboccato.

È da questi antichi meandri archetipici che anche la Medicina ha tratto il proprio incipit; ma è a quelle fondamenta incerte che non dobbiamo oggi lasciare lo spazio di azione senza controllo. Come su una moderna biga alata di reminiscenza platonica (Platone, Fedro), la pariglia dell’irrazionale ed archetipo, deve essere sapientemente condotta con la maestria, la providentia e la prudentia di un esperto auriga.

Scrivendo di Holloway, l’assonanza con Halloween mi è salita alla mente cosciente; e poi ho accordato l’assonanza con le rime senza rima del Libro dei Mutamenti, e col commento che Carl Gustav Jung fece all’I Ching (l’antico libro cinese degli esagrammi, pubblicato nel 1924 in Europa con l’introduzione di Jung) e agli aspetti “accidentali” degli eventi e sull’importanza del “caso” rispetto alla “regola”.

La nostra condizione nel presente, attanagliata da una pandemia in cui simbolicamente ribollono in maniera interdipendente le paure e le speranze di una fragile e presuntuosa umanità.

I gatti neri sono ancora oggi incredibilmente maltrattati e ancora si inseguono streghe che non esistono. Magie e pozioni magiche ancora sono reclamate o temute!

Il problema della demarcazione della Scienza dalla non-Scienza è troppo vago per non riemergere nei periodi di crisi.

Ed oggi, la crisi dell’Umanità appare più che mai profonda.

Senza certezze, come in una Peste camusiana, diamo spazio a chi più sa gridare sui nuovi palcoscenici della medialità. Siamo frastornati da notizie, che corrono veloci e lasciano tatuaggi indelebili nella nostra mente, prima di poter essere analizzate razionalmente; e così facendo anche le più eclatanti fake rischiano di rimanere eternamente presenti, e non vere e non false.

Fluttuiamo apparentemente senza una direzione e corriamo febbricitanti e impauriti sul filo che tiene insieme la ragione e l’irrazionale; giù la vertigine del vuoto, dell’angoscia e del dolore; e con occhi che non sono chiusi e non sono aperti, vediamo oniricamente nuovi mostri: sono virus e vaccini costruiti in laboratorio, scienziati e demoiatri che parlano e declamano con la stessa voce!

Come in una Vertigine pascoliana arranchiamo affacciandoci alla vita dei nostri giorni: 

<<Allora io, sempre, io l’una e l’altra mano
getto a una rupe, a un albero, a uno stelo,
a un filo d’erba, per l’orror del vano!
a un nulla, qui, per non cadere in cielo!>>

“La Vertigine”
Giovanni Pascoli

Gli attuali straordinari eventi quotidiani ci mettono davanti a tanti problemi/task (ma è questa la storia dell’Uomo!) che rischiano di lasciarci attoniti. Ma se interpelliamo l’I Ching del nostro cuore, è possibile che esso rifletterà non solo la situazione attuale ma anche le possibili vie di uscita, le strade migliori da prendere.

Pur tra mille difficoltà, incertezze, superstizioni ed errori, la strada della Scienza è quella che l’Uomo ha imboccato e percorso con maggior successo, coniugando Prudentia e Providentia.

Teniamo la rotta e il timone e non permettiamo a nuovi stregoni ed imbonitori di prendere le redini della nostra magica auriga.

Beniamino Casale, responsabile IPAS Terapie Molecolari e Immunologiche in Oncologia – AO dei Colli – Ospedale Monaldi.

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