La paura della fine

Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete, vi trascinerà con sé

(Carl Gustav Jung)

Il sentimento più comune delle persone è la paura della fine. La fine di una relazione, la fine di una situazione lavorativa, la fine del proprio stato di benessere o la fine della permanenza in un determinato luogo.

La paura di cambiare è spesso il maggiore ostacolo al nostro futuro e quando questa paura diventa incontrollata ci costringe a non accettare un cambiamento che è già in atto e visibile ai nostri occhi.

Questa resistenza ai cambiamenti in atto, dipendono, in questi casi, da un rigetto per ciò che è la nostra situazione presente.

In tutti i modi ci rifiutiamo di accettare un presente che non ci piace, che ci va stretto, che contrasta completamente con i sogni che avevamo coltivato da tempo nel nostro animo e nel nostro cuore.

La psicologia aiuta ad esplorare i meandri del nostro animo e della nostra mente aiutandoci ad accettare, prima di tutto, ciò che non ci piace del nostro vissuto e anche di noi stessi.

Proprio riscoprendo e accettando i lati più oscuri di noi, possiamo trovare la forza e la serenità per lasciar cadere ciò che vuole cadere, ossia, l’amore che finisce, i nostri figli che crescono, coloro che non ci sono più.

Accettare il presente significa aprirsi a nuove possibilità per il futuro, guardare oltre la fine di un percorso, per trovare nuovi mondi da esplorare e nuove emozioni da vivere.

Si impara a comprendere che la vita non è una via ininterrotta, ma un percorso a tappe e ogni tappa ha un proprio valore e una propria lunghezza; ma quando finisce è ora di incamminarsi per la prossima, con la fiducia di fare nuove esperienze per crescere e migliorarsi.

Accettare una sconfitta o la fine di qualcosa, non significa arrendersi inermi al destino; significa constatare di non poter fare niente per cambiarlo.

Non sempre abbiamo il potere di intervenire in ciò che ci succede, perciò è meglio lasciar andare le cose.

Silvana Figlioli, Psicologa clinica e Psicodiagnosta, specialista in riabilitazione psichiatrica e psicomotricità infantile. Criminologa esperta in scienze forensi, istruttrice di mindfulness. Fondatrice dell’associazione Il ventre di Parthenope. Cultrice di psicologia archetipica.