La Realtà Aumentata come Arte di passare all’azione

Dicembre 1, 2021 by rubrica: Social Medical Humanities

Con il supporto scientifico di Beniamino Casale

Siamo esseri incarnati [embodied beings]

in cui menti, corpi, ambiente e cultura

sono connessi tra di loro a livelli diversi

Mallgrave, 2015

Verso la metà del 1300 Giovanni Boccaccio (1313 – 1375) scrive il Decameron; è questa un’opera d’arte che accoglie cento novelle, grazie alle quali sette ragazze e tre ragazzi – durante una quarantena in campagna con cui cercano di sfuggire alla Peste che devastò Firenze nel 1348 -, trascorrono il proprio tempo alleggerendo e allietando le ore dell’isolamento e del timore.

Erodoto (484 a.C – ca425 a.C:), nelle sue Historiai ci racconta di una carestia che si abbatté sulla Lidia; poiché la crisi perdurava, gli abitanti si ingegnarono a cercare rimedi per far passare il tempo, evitando così di pensare continuamente alla fame e ai disagi opprimenti. Fu così che, secondo Erodoto, furono inventati i dadi, gli astragali, la palla e tutti gli altri tipi di giochi ad eccezione degli scacchi. Questi giochi consentirono ai lidi di sopravvivere, con quella che oggi chiameremmo resilienza, a 18 anni di lunga e stremante carestia; a giorni alterni la popolazione si dedicava ai giochi (senza essere indotti a dover cercare disperatamente il cibo che mancava) o si dedicava a cibarsi di quel poco disponibile per la sopravvivenza.

Il gioco servì agli abitanti della Lidia a trascorrere in serenità e pace i tempi duri e insegnò loro a conoscersi e convivere meglio e a saper lavorare uniti.


La pandemia da nuovo coronavirus, che ci ha investiti tra il 2019 e 2020 e tuttora in corso, si è abbattuta su società profondamente differenti da quelle descritte da Boccaccio e Erodoto, eppure, il bisogno di evasione dai problemi e di sicurezza e la ricerca di benessere e motivi per tirare avanti, son rimasti identici.

Oggi, almeno nel nostro mondo occidentale, le quarantene vengono fatte al proprio domicilio e in questi periodi di clausura fisica ci si incontra con gli altri attraverso i mezzi messi a disposizione dalle nuove tecnologie: telefoni, chat, videocall, aule e piazze virtuali, mondi immersivi, virtuali e 3D.

Tutte le possibilità messe a disposizione dalle IcT (Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni) ci hanno permesso di sopravvivere all’isolamento imposto dal lockdown, ma la vita in presenza è ancora oggi una necessità imprescindibile per l’uomo, che non può rinchiudersi dietro uno schermo se non per brevi e strettamente necessari periodi.

Non può farlo perché, in quanto esseri umani, siamo esseri biofili ed entriamo in risonanza empatica non solo con i nostri simili ma anche con i nostri ambienti di vita.

Nel 1984, il biologo Edward O. Wilson definisce biofilia quella caratteristica umana “innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali.

Edward O. Wilson

Nel 2002 lo stesso Wilson propone una nuova definizione: la biofilia è “l’innata tendenza a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente”.

Ma anche lo spazio architettonico è per l’uomo un elemento di risonanza con cui i nostri corpi e le nostre menti incarnate risuonano emotivamente, tant’è che Harry Francis Mallgrave  – pioniere degli studi sull’applicazione delle neuroscienze alla teoria architettonica -, parla di empatia degli spazi.

All’Alhambra di Granada, nel sud della Spagna, l’arte musulmana ha dato prova di un insuperato genio architettonico, geometrico e matematico, giocando con tutte le simmetrie possibili sui due piani; qui, le piastrelle decorate tassellano il piano al modo di M.C. Escher, ed il luogo è divenuto meta di pellegrinaggio quasi obbligatorio per tutti i matematici e gli appassionati di simmetria che vogliano scoprire e catalogare, nell’oasi architettonica del palazzo moresco, le 17 simmetrie possibili nello spazio a due dimensioni.


C’è una via ideale che da Oriente arriva a Napoli.

La strada passa per San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librai, giunge in tante chiese napoletane e davanti a tanti palazzi di vicoli napoletani.

Sono le strade e i luoghi dei presepi napoletani.

Alcuni anni or sono, prima che la pandemia da coronavirus svuotasse le strade e la socialità dei suoi attributi più propri, il dr Sergio Giaquinto da cultore appassionato dell’arte presepiale, ci condusse in gruppo amicale in un magico itinerario prenatalizio, alla scoperta dei presepi napoletani.

Ma non di quelli preda del consumismo commerciale spicciolo, che sono divenuti meta turistica imprescindibile dei turisti stranieri che pellegrinano per le vie dei presepi e dei pastori in vendita.

E neppure di quell’arte presepiale accolta e custodita in tante chiese napoletane che fanno a gara per il presepio più bello, più ricco, più sacro o più antico.

No, quella volta, il nostro avventuroso viaggio cittadino ci condusse in giro per il centro storico della città alla scoperta di tante vecchie e antiche facciate di palazzi napoletani che in nicchie, edicole e tabernacoli custodiscono scene presepiali, retaggio di una cultura partenopea che nei secoli ha unito aristocrazie e popolo.


Le Ict ci hanno salvato nei momenti più duri della pandemia, creando degli ambienti sicuri dal virus e permeabili alla socialità.

Oggi che possiamo riscendere per strada – pur se con tante necessarie precauzioni e rispettando dei criteri di distanziamento sociale-, le IcT devono dimostrare il proprio potenziale di utilità in un modo differente da quanto hanno fatto nelle prime ondate pandemiche: devono ristabilire le condizioni di una socialità necessaria sebbene a intensità ridotta.

Riteniamo che ciò possa essere fatto attraverso azioni di ibridazione tra mondi virtuali e mondo reale, attraverso azioni ludico-culturali fatte di giochi e storytelling immersivi, che facciano muovere e smuovere le persone ancora inchiodate davanti allo schermo di un computer o sempre con la testa immersa nello smartphone, e che le portino in azione, a riabitare le strade reali del mondo.

Riteniamo che la realtà ibrida, che mescola oggetti fisici reali con oggetti virtuali e digitali, sia un buon mezzo per implementare tale strategia.

Proponiamo la realizzazione di itinerari ludico-culturali nel mondo reale, integrndoli con piattaforme digitali e mondi virtuali, sì da realizzare un buon gioco, utile alla resilienza e finalizzato al benessere sociale e personale.

La startup innovativa Simplycity, esperta di Ict, insieme all’Associazione non lucrativa di promozione sociale Networking for Care (NfC), sta ideando alcuni percorsi per rendere ciò possibile.

Tra le iniziative in corso c’è quella dell’ “io c’ero!” e dell’ “io ci sono!

Abbiamo deciso di implementare una iniziativa dell’“io c’ero!”, cara alla Redazione de Il Bugiardino e nata da un’idea condivisa dal Dr. Sergio Giaquinto.

Per l’io c’ero!: raccoglieremo e pubblicheremo su piattaforme digitali, testimonianze fotografiche di chiunque sia stato allo stadio al tempo di Maradona, per celebrare questo nostro campione recentemente scomparso ma rimasto legato al cuore della città partenopea.

Riannodando i fili del passato con quelli del presente, e al fine di tessere e tessellare una resiliente trama per il futuro, abbiamo altresì deciso di implementare una prima iniziativa per l’io ci sono!: diamo il via a un gioco per le strade e i vicoli di Napoli, dove ciascuno di noi e di voi, può andare alla scoperta e fotografare facciate di palazzi napoletani che in nicchie, edicole e tabernacoli custodiscono scene presepiali … prima che il “malus facciate” (sic: bonus facciate!) faccia sparire queste preziose testimonianze di una cultura partenopea che nel proprio folklore ha saputo coniugare con stile unico il sacro e profano, le cattive maniere e le buone condotte.

Per quanti sono disponibili a divertirsi e a lavorare ludicamente e culturalmente con estranei, giocando con queste iniziative sociali, sarà possibile inviare il materiale fotografico a: nfc@hotmail.it

Annarita Palumbo, architetto, CEO Simplycity srl, esperta in ciberspazi.

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