La storia di Nastya e l’esperienza di disegno onirico con bambini rifugiati ucraini

Sono una professoressa dell’Università di Padova ove dirigo il master in Death Studies &The End of Life. Faccio infatti ricerca e interventi nel campo della morte, del morire e delle cure palliative. Per questo motivo sono entrata in contatto con la dottoressa Larysa Rybyk di Kiev. La collaborazione è iniziata verso la fine del 2020, in piena pandemia. 

Larysa è presidente dell’Association of Psychologists for Grief and Bereavement, che accoglie gli psicologi ucraini, ma anche molti colleghi che lavorano nell’Est Europa. Nel maggio 2021, abbiamo realizzato il nostro primo seminario in cui ho presentato i temi relativi al lutto, ai death café e alla death education. L’incontro ottenne un grande successo, e più di 500 professionisti parteciparono al meeting via Zoom. L’esperienza della pandemia aveva già fortemente sensibilizzato tutti gli psicologi europei rispetto al fatto che presto avremmo dovuto lavorare sul trauma causato dalla costante minaccia di morte, dai lutti improvvisi e dalle restrizioni che le strategie di prevenzione implicavano. Certo non potevamo immaginare di dover presto fare i conti anche con una nuova fonte di stress generale, quello derivante dalla minaccia di una guerra mondiale, addirittura nucleare.

La guerra voluta dalla Russia contro l’Ucraina ha reso i rapporti tra Larysa e me più intensi. Tra febbraio e giugno del 2022 ci siamo sentite quasi tutti i giorni per lavorare insieme sulle strategie da utilizzare nell’intento di supportare i bambini traumatizzati insieme alle loro madri, dato che i padri erano e sono impegnati a difendere il territorio. Abbiamo chiamato il nostro progetto Grief of war e abbiamo tentato di realizzarlo senza poter contare su alcun finanziamento. Per parte mia, mettevo a disposizione le competenze importanti nell’ambito delle arti-terapie e un team di collaboratrici esperte che lavorano con me. Larysa ha chiamato in appello tutti gli psicologi e le psicologhe dell’associazione per procedere con un aggiornamento in tempo reale, da realizzare subito, ovunque si trovassero e con qualsiasi bambino potessero raggiungere.

Hanno lavorato da subito nei bunker, nei campi profughi, nelle comunità di accoglienza, negli orfanotrofi… La proposta era quella di usare il disegno per permettere ai bambini di sbloccarsi. La parola, quando si è traumatizzati, non è sempre utile. Il disegno è uno strumento ampiamente utilizzato nelle arti-terapie perché permette con poco materiale di attivare con facilità la comunicazione e l’automanifestazione della persona sofferente. Inoltre può essere utilizzato in contesti differenti non necessariamente istituzionali e strutturati.

L’uso del disegno con fini terapeutici produce esiti differenti a seconda dell’approccio adottato dal terapeuta in funzione delle sue strategie. Se questo rende difficile misurarne l’efficacia, di fatto questa tecnica viene percepita dagli psicoterapeuti che la utilizzano duttile e utile perché si avvale di canali di comunicazione differenti da quello verbale, facilitando l’instaurarsi di una relazione positiva. I bambini amano disegnare, con qualsiasi strumento e su qualsiasi supporto. I piccoli ucraini hanno usato matite spuntate, pennarelli e gessetti spezzati, fogli di recupero… andava tutto bene.

Ma il disegno non basta per elaborare l’orrore. Anzi disegnare ciò che ferisce, massacra e distrugge, aggiunge trauma al trauma. Ho quindi suggerito a Larysa di lavorare con disegno onirico, proponendo agli psicologi di guidare i piccoli sopravvissuti in un volo di fantasia, immaginando di essere un animale molto forte, il quale, impegnandosi, può raggiungere i propri obiettivi di salvezza.

I disegni descrivono animali feroci come coccodrilli, leoni, tartarughe ninja e orsi capaci di sconfiggere il nemico, ma anche ranocchie, passerotti e libellule capaci di fuggire. Il percorso consisteva nel sentire nel proprio cuore quell’animale e dunque in grado di affrontare qualsiasi evenienza in futuro, così come è stato in passato.

L’essere sopravvissuti è già sempre una prima vittoria in una tragedia. Dopo aver seguito la fantasia guidata della/o psicologa/o e aver disegnato il proprio animale, i piccoli superstiti dovevano interpretare la propria opera e dunque convincersi della propria forza. A grandi linee queste erano le fasi funzionali a far sì che il piacere del disegno potesse diventare una consolazione ma anche uno strumento per riconoscere le proprie risorse resilienti e metterle in opera.

Nastya ha inventato un animale specialissimo, a forma di cuore, con i denti, le orecchie e le ali. Molto intelligente. Un cuore che prima è volato in una università per imparare dagli psicologi la tecnica dell’ipnosi, e che successivamente è andato da Putin, lo ha ipnotizzato e poi lo ha mangiato, con un burp! finale. La conclusione di questa sessione è stata una grande risata liberatoria per lei e per la sua psicologa.

Il cuore rappresentava l’Ucraina e Nastya sa che bisognerebbe cambiare la mente di colui che sta a capo di questa crisi scellerata. Ma certamente lo sa anche Putin, il quale terrorizza il mondo ed è inevitabilmente a sua volta terrorizzato dall’eventualità che un giorno, in un momento di distrazione, si trovi di fronte a un drone. Forse a forma di cuore e con i denti. E in quell’eventualità, Nastya avrebbe concretizzato il desiderio di pace per il proprio paese, dove potrebbe finalmente tornare.

Ines Testoni è professore associato di Psicologia Sociale presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università degli Studi di Padova. Psicologa e psicoterapeuta guida in Italia percorsi di formazione di death education.