L’organizzazione sociale su base gamica mitocondri e longevità

Trasmissione del potere su base gamica

I dizionari definiscono l’endogamia e l’esogamia con indeterminatezza: “l’endogamia è la riproduzione fra individui dello stesso ceppo”; “l’esogamia è la riproduzione fra individui di ceppo diverso” (Il Grande Dizionario Garzanti 1987).

In realtà esistono varie categorie di endo‐ ed eso‐gamia che hanno caratterizzato nel tempo l’evoluzione delle organizzazioni sociali umane. La trasmissione del corredo genetico ha veicolato ai primordi della storia la trasmissione dei beni e del potere.

Oggi il complesso dei beni che sono nella disponibilità di una persona fisica (o ad essa equiparabile) viene chiamato «patrimonio» (termine che deriva da «patris munus», «dono del padre»). Il termine è evidentemente il retaggio dell’affermazione della società di tipo patriarcale.

Il termine «matrimonio» (che etimologicamente significa «dono della madre») ha avuto una evoluzione non parallela.

Corredo genetico. DNA nucleare e mitocondriale

Il DNA nucleare (detto anche nucleico o cromosomico) viene trasmesso ai figli in pari quota dal padre e dalla madre.

Il DNA mitocondriale (mtDNA), invece, viene trasmesso soltanto dalla madre: infatti lo spermatozoo penetra nella cellula uovo con il solo nucleo, nudo e del tutto spoglio del proprio citoplasma (ove sono contenuti i mitocondri); dunque il padre non trasmette il proprio DNA mitocondriale ai figli.

Nel regno animale, con la riproduzione sessuata, un maschio, per avere figli che abbiano un DNA mitocondriale uguale al proprio, dovrebbe fecondare una sorella di linea materna o una figlia di una sorella di linea materna o una sorella della madre…

Endogamia patrilineare

L’endogamia patrilineare mira ad ottenere una discendenza ad alta concentrazione genica (DNA cromosomico) della linea paterna: la si ottiene massimamente con fecondazioni tra fratelli e sorelle aventi lo stesso padre.

Endogamia matrilineare

L’endogamia matrilineare mira ad ottenere una discendenza ad alta concentrazione genica (DNA cromosomico) della linea materna: la si ottiene massimamente con fecondazioni tra fratelli e sorelle aventi la stessa madre.

Endogamia totale

L’endogamia totale, patri‐ e matri‐lineare, mira ad ottenere una concentrazione genica (DNA cromosomico) sia della linea paterna sia della linea materna: la si ottiene massimamente con fecondazioni tra fratelli e sorelle aventi lo stesso padre e la stessa madre. Nell’endogamia totale viene trasmesso il medesimo DNA mitocondriale derivato, come detto, dalla linea materna.

Trasmissione del potere e dei beni.

Patriarcato, fratriarcato, matriarcato

Il concetto di primogenitura (che ancora persiste nelle moderne monarchie) ed il diritto ereditario legato al sistema patriarcale sembra sia di origine prettamente semitica.

Inizialmente nell’ambito dei nuclei familiari i fratelli si dividevano la proprietà al momento di contrarre il matrimonio o al momento della morte del genitore.

Nel terzo millennio la trasmissione avveniva per prassi tradizionale.

Nel secondo millennio comparve l’atto giuridico testamentario.

Esistevano consuetudini diverse ma riconducibili fondamentalmente, a seconda dell’area geografica, a due: o la proprietà veniva divisa in parti uguali a tutti i figli o il primogenito riceveva una parte che era doppia rispetto alle quote singole degli altri fratelli.

In ambito dinastico il trono paterno veniva assunto dal maschio primogenito.

Il fratriarcato rappresenta verosimilmente una forma più antica, rispetto al patriarcato, di trasmissione del potere e dei beni in relazione alla minore durata della vita media, che non permetteva ai genitori di vivere abbastanza, al punto da avere figli adulti in grado di assumere la successione. Inizialmente i Sumeri avevano un sistema di trasmissione di tipo fratriarcale.

Fu l’influenza degli Akkadi (un ceppo semitico) che fece prevalere l’organizzazione familiare di tipo patriarcale.

 Gli Elamiti avevano un sistema particolare di potere strutturato in un sistema fratriarcale misto al patriarcale.

I Kushiti ancora tardivamente (nel VII secolo), dopo aver sottomesso tutto l’Egitto, conservavano la forma fratriarcale ed ancora oggi presso diverse tribù dell’alto Nilo, l’ufficio del re passa per eredità al figlio del fratello o della sorella.

Ad Atene troviamo tracce di successione al trono per via matrilineare: è la figlia che eredita il trono portandolo in dote.

Così accadeva nell’antico Lazio, così nell’antica Svezia, per cui si può supporre che il matriarcato fosse una usanza praticata da più di un ramo della razza ariana in Europa. I figli maschi lasciavano la casa dei genitori e sposavano le principesse ereditarie di altre case regnanti: era questo il matrimonio «beena» in regime esogamico. Nell’antica Grecia ed in Asia Minore il matriarcato non escludeva matrimoni endogamici: il sangue reale era trasmesso solo per parte femminile, per cui poteva accadere che un principe sposasse la propria sorella per divenire re; sono riportati anche casi in cui il principe consorte, alla morte della moglie, sposasse la propria figlia per poter continuare a regnare.

Endogamia totale con trasmissione mitocondriale

La fase di passaggio dalla primitiva organizzazione matriarcale a quella patriarcale è caratterizzata da matrimoni del primogenito ‐ al quale veniva trasmesso il potere paterno e la gran parte dei beni ‐ con una sorella di linea materna: in tal modo inizialmente convissero patriarcato e matriarcato, dal momento che il corredo genetico della discendenza continuava ad essere di tipo matriarcale, realizzando una endogamia patrilineare con associata trasmissione mitocondriale.

Le testimonianze più antiche di endogamia patrilineare con trasmissione mitocondriale ci sono pervenute dalle genealogie delle divinità sumere. Famosa in proposito è la disputa di Enki ed Enlil a proposito dei diritti di primogenitura: Enki ed Enlil erano fratellastri, figli di Anu, il dio apicale del pantheon sumero; Enki era il primogenito, Enlil il secondogenito; Enlil rivendicava per sé i diritti di successione dinastica, pur non essendo il primogenito, in virtù del fatto che sua madre era la sorella di Anu. Significativa e anche intrigante è la testimonianza legata al mito di Gilgamesh: Gilgamesh, semidio figlio di una dea e di un umano, veniva accreditato di una essenza divina pari a due terzi: «Ha corpo che è carne degli dèi, perciò per due terzi egli è dio, per un terzo è uomo» (Sinlequimini, Tav. X, versi 49‐52); perché Gilgamesh aveva una maggiore essenza divina rispetto ai semidei aventi padre divino e madre umana? In effetti oggi sappiamo che il corredo di DNA mitocondriale trasmesso dalla madre divina conferiva geneticamente a Gilgamesh una maggiore essenza divina.

Presso gli Egizi: era erede al trono il primogenito nato dalla regina principale (vi erano anche regine secondarie nei vari harem del faraone); l’erede al trono era tenuto ad unirsi in matrimonio con la sorella primogenita figlia anch’essa della regina principale. “Nella corte egizia la figura della regina poteva assumere due ruoli ben distinti: quello di Sposa Reale, dato che il sovrano poteva avere più mogli, e quello di Grande Sposa Reale; soltanto i figli nati dalla Grande Sposa Reale avevano diritto al trono, perché solo lei era considerata la genitrice dinastica in grado di trasmettere il sangue reale della progenie divina” (F. Cimmino, Hasepowee e Tutmosis III).

Presso i Greci: Urano era figlio di Gea e si unì alla madre e generò Cronos e Rea; Cronos e Rea generarono tre maschi, Zeus, Ade e Poseidone ed una femmina, Era; Zeus prese in moglie la sorella Era ed acquisì il diritto di maggiorascato, pur essendo l’ultimogenito.

Il DNA mitocondriale dei primi dieci patriarchi è identico a quello di Adamo ed Eva

Adamo ed Eva ‐ considerato che la donna era stata tratta da una costola dell’uomo ‐ avevano identico DNA mitocondriale.

Sino alla generazione di Noè ‐ sono dieci le generazioni che intercorrono tra Adamo e Noè ‐ i patriarchi conservarono il DNA mitocondriale di Eva, in quanto ciascuno prese in moglie o una sorella o la figlia di una sorella del padre; così il Libro dei Giubilei (IV, 11‐28): Set prese in moglie la sorella Azura e costei gli generò Enosh; Enosh prese in moglie la sorella Noemi e questa gli generò Kenan; Kenan prese in moglie la sorella Mualet e costei gli generò Mahlaleel; Mahlaleel prese in moglie Dina, figlia della sorella di suo padre e costei gli generò Yared; Yared prese in moglie Baraka, figlia di Rasuyal che era figlia della sorella di suo padre e gli generò Enoc; Enoc prese in moglie Edena, figlia della sorella di suo padre e gli generò Matusalemme; Matusalemme prese in moglie la figlia della sorella di suo padre e gli generò Lamek; Lamek prese in moglie Bitanos, figlia della sorella di suo padre e gli generò Noè.

Mitocondri e longevità

Dalla letteratura sumera pervenutaci si evince che la regalità sia «discesa dal cielo», che insomma re furono gli dèi pervenuti sulla terra alla guida del corpo di spedizione ai cui vertici furono i figli di Anu: Enki ed Enlil.

I re che si susseguirono furono otto e «i loro anni di regno sono 241.200; poi il diluvio spazzò via ogni cosa» (Lista Reale sumerica, G. Pettinato, I Sumeri). Dopo il Diluvio la durata della vita delle prime Dinastie di sovrani sumeri si accorciò notevolmente: il primo re postdiluviano regnò infatti «soltanto» 1.200 anni; la Lista Reale menziona infatti 23 sovrani appartenenti alla prima dinastia successiva al Diluvio che hanno regnato complessivamente 24.510 anni (G. Pettinato, ibidem). Questo, in proposito, il commento di G. Pettinato (ibidem, pag. 83): “Scorrendo l’elenco dei re, sia nella Lista Reale sia in Berosso, ci accorgiamo che la durata media del regno dei vari sovrani è spropositatamente dilatata, un fenomeno questo che si riscontra pure nelle cronologie dei patriarchi biblici antidiluviani. Si è cercato, invero, con calcoli matematici, di trovare una logica che permettesse di comprendere il perché di numeri che, benché mitici, tuttavia nel mondo culturale sumerico sono assai precisamente determinati. Non si è però arrivati a nessuna conclusione.»

Anche gli Egizi avevano gli elenchi di tutti i re succedutisi, a partire da epoche remote.

Due di questi elenchi ci sono pervenuti dalla Pietra di Palermo e dal Papiro di Torino. Testimonianze di questi elenchi sono pervenuti anche attraverso storici antichi: innanzitutto Erodoto (V sec. a.C.), Manetone (III sec. a.C.) e Diodoro Siculo (I sec. a.C.). Gli elenchi dei re in Erodoto si spingono sino a 40.000 anni, mentre in Diodoro Siculo (Bibliotheca Historica I, 26, 1‐3) sino a 23.000 anni: «I sacerdoti egiziani calcolando il tempo a partire dal regno del dio Ra sostengono che vi sono più 23.000 anni all’incirca e che, secondo il mito, gli dèi più antichi regnarono più di 1.200 anni ciascuno.»

Le Scritture narrano che i primi dieci patriarchi biblici, da Adamo a Noè, regnarono 2.006 anni (Gn 5, 5‐29) e che Matusalemme, vissuto 969 anni, fu il più longevo di tutti. Considerato che l’anno della creazione di Adamo e del mondo secondo il computo ebraico rabbinico corrisponde all’anno 3760 a.C. della datazione cristiana, la tradizione ebraica, che per tanti versi è di derivazione mesopotamica e quindi sumèrica, ha dovuto contrarre per i patriarchi gli anni di regno dei sovrani prediluviani attribuiti dalle liste sumèriche ed egizie.

Comune a tutte le tradizioni è la brusca riduzione della longevità intervenuta con il Diluvio.

Mentre le testimonianze pervenuteci da Sumeri ed Egizi non ne indicano la causa, il racconto di Genesi, si presta ad interpretazioni che sembrano implicare una intervenuta impurità: apparentemente morale: «Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra» (6, 12); in un passo precedente l’impurità appare essere invece chiaramente genetica: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».” (6, 1‐3)

I mitocondri delle figlie degli uomini furono responsabili dell’invecchiamento precoce?

Sino a non molti anni fa le conoscenze di biologia e medicina attribuivano ai mitocondri l’esclusiva funzione di “centrale energetica” della cellula; solo più recentemente si è scoperto che i mitocondri possiedono un proprio DNA (mtDNA) distinto dal DNA nucleare (nDNA). Attualmente la biologia mitocondriale rappresenta una disciplina in rapidissima espansione e si sa che i mitocondri intervengono nei processi di morte cellulare programmata, la cosiddetta apoptosi (termine derivato dal greco che indicava la caduta delle foglie e dei petali dai fiori).

Il mitocondrio è la casa delle Parche.

Domenico Casale, cardiochirurgo di professione e contadino per passione, esperto di mitologia e testi sacri multiculturali, scrittore.