Napoli, magia, miti e misteri

Napoli è sempre stata considerata una città magica. Questa frase, pronunciata nei secoli da artisti, scrittori, principi e anonimi turisti, è molto più vera di quanto si potrebbe pensare. I popoli che si sono avvicendati nella terra di Partenope hanno plasmato la città con i loro miti, simboli e misteri

Mito è una parola che proviene dal greco mythos e significa leggenda, racconto, narrazione fantastica che tratta di dei o eroi pagani, nascita del mondo o dell’uomo; mistero, dal greco mysterion, derivato di mystes, iniziato, cioè colui che accede segretamente al primo principio di una determinata cosa.

<<Il mito può offrire una spiegazione di fenomeni naturali, legittimare pratiche rituali o istituzioni sociali e, più genericamente, rispondere alle grandi domande che gli uomini si pongono. Caratteristica essenziale del mito è che esso si sia diffuso oralmente prima di essere scritto, e che si perpetui nella tradizione di un popolo>> (Cit. Vocabolario Treccani).

Se comprendiamo il vero significato di queste due parole potremo meglio capire la narrazione di tanti eventi, fatti, leggende e costumi della zona partenopea tutta, divisa fra un’alta tradizione culturale esoterica e un folklore, o costume popolare, apparentemente ingenuo e senza significato.

Napoli è la città dei quattro elementi, Aria, Acqua, Terra e Fuoco, ed è stata da sempre, e lo è ancora, il punto di confluenza di energie, filosofie, scuole iniziatiche, mistiche e religiose che, convivendo e sovrapponendosi, hanno lasciato inequivocabili tracce, invisibili agli occhi dei più, ma luminosi segnali per chi ancora oggi è dedito all’esoterismo e studia occultismo.

Diversamente da Torino, <<città infernale>>, Napoli non si è mai interessata alla magia, ma è piuttosto la città dell’occulto inteso nel senso più profondo del termine, dell’esoterico, delle iniziazioni, che nella rara combinazione dei quattro elementi hanno sempre trovato le energie e le forze necessarie al loro sviluppo.

Tutt’oggi è universalmente considerata la città <<aperta>>, ove sotto l’ala protettrice del Vesuvio Arancioni ed Ebrei, Musulmani e Induisti, alchimisti e stregoni convivono pacificamente attingendo alle fonti di quel sapere e quella conoscenza che da secoli si tramanda con un linguaggio simbolico, muto e segreto ai nostri occhi.

Se volessimo risalire alle origini della magia, al primo uomo che per un rapporto di simpatia analogica ha creduto che, operando in un certo modo, avrebbe influenzato forze a lui superiori per sottometterle alle sue necessità, arriveremmo di sicuro ad Adamo. E anche se gli ultimi secoli sono stati caratterizzati dal trionfo della Dea-Ragione, il civilizzato homo sapiens, o meglio homo atomicus, ha cercato invano di strappare dalla sua anima la parte lunare, ispirata, medianica, che oggi ritorna più viva che mai, per aumentare i suoi interrogativi e le sue perplessità.

Il magico, inteso come studio e dimestichezza con le forze invisibili della natura e dell’uomo, ha interessato tutte le razze e tutte le epoche. Pare anzi che alcuni luoghi del nostro pianeta abbiano il privilegio di fornire questo tipo di interessi o di attitudini e Napoli, o meglio tutta l’area partenopea, rientra fra questi.

Napoli si nutre di magia come si nutre di spaghetti o pizza e la sua terra trasuda forze particolari – di cui ancora oggi alcuni ne discutono la realtà – che appartengono per diritto all’uomo e al creato.

Già il mito della nascita di Partenope lascia intendere un rapporto specifico con culti lunari femminili matriarcali che anticamente si tenevano in queste zone. Partenope vuol dire <<viso di vergine>> e la Sirena, mitico uccello con la testa di donna, è legata all’archetipo lunare, a quello delle dee-madri o vergini creatrici del mondo della Forma, e quindi alla medianità, al subconscio, all’ispirazione, alla magia…

Il suolo partenopeo ha ospitato la scuola pitagorica, le colonie ebraiche e kabbaliste del I secolo d.C., Virgilio Mago, astrologi e occultisti arabi, alchimisti famosi e potremmo continuare così per un bel pezzo, e ci presenta a ogni passo le vestigia di un passato in cui il trascendente e la magia erano indissolubilmente fusi con la vita di tutti i giorni.

Molti luoghi della nostra città hanno ancora gli stessi toponimi di allora, tutti collegati a leggende, culti, iniziazioni: Monte di Dio, Piedigrotta, i Vergini, lo Spirito santo, via del Sole e via della Luna, viale Calascione, Forcella e molti altri…

Forcella, ad esempio, una delle vie più antiche di Napoli, deve il suo nome alla sua particolare forma a forca che ricorda il simbolo magico della Y. Questa lettera era il simbolo della scuola pitagorica e possiede un significato multiplo, comprendendo in sé i tre segmenti che ricordano la Trinità, il simbolo maschile (l’asta) e quello femminile (il triangolo), nonché il simbolo cristiano della croce se inseriamo nella Y la figura umana con le braccia alzate.

Ma il parallelismo fra la lettera magica e la nostra Forcella non è casuale: la zona così disegnata rappresentava infatti un <<limite>> magico, invalicabile alle forze del male, messo in direzione delle due Porte della città, Porta Nolana e Porta Capuana, limite entro il quale si compivano le iniziazioni e i culti luna-solari.

Ancora oggi la Y di Forcella è un chiaro segnale per gli iniziati che, rifacendone il percorso, ritrovano l’antico messaggio, che i non iniziati non potranno mai comprendere…

L’universo degli archetipi e dei simboli è giunto fino a noi spesso degradato nella sua forma esteriore ma integro nei contenuti interni in quanto tale universo esprime un’unica realtà e una globale possibilità di percepirla sebbene venga sempre filtrata dalla preparazione e dalle capacità individuali.

Possiamo definire il simbolo come una piccola o grande ierofania, una manifestazione del sacro, interpretato in ogni tempo in modo diverso dalle élites religiose rispetto al popolo incolto. Per tale motivo nasconde un’altra realtà, dietro lo schermo della forma, essendo la manifestazione limitata della Verità Universale e della stessa <<universale capacità di percepirla>>. Pertanto è possibile accettare questa manifestazione del sacro in qualsiasi cosa, luogo, gesto, oggetto e stato d’animo e accorgersi che popoli e culture diverse e in ogni tempo, ne hanno riconosciuto la realtà.

Fra i tanti archetipi collegati alla città di Napoli, le caverne, il sole, il fuoco e il mare assumono un aspetto rilevante per la comprensione di miti e relativi simboli e rituali a cui sono collegati.

La caverna, archetipo dell’utero materno, si ritrova in tutti i miti di origine e di iniziazione dell’uomo. Grotte e antri hanno lo stesso ruolo simbolico in quanto ogni cavità terrestre ricorda la nascita e, nelle tradizioni greche, la caverna richiama anche alla ricerca di Demetra-Cerere che discese agli inferi per cercarvi la figlia rapita da Ade-Plutone.

Nelle cerimonie di iniziazione la caverna simboleggia il regressus ad uterum, come lo definisce lo storico delle religioni Mircea Eliade, e questo tipo di prova era caratteristica dei misteri eleusini: <<Zoroastro per prima consacrò in onore di Mitra un antro naturale… che rappresentava la forma del mondo creato da Mitra… ispirandosi a queste credenze, i Pitagorici, e dopo di loro Platone, definirono il mondo come antro o caverna…>> (Cit. Dizionario dei simboli)

Per Platone è un luogo di ignoranza, sofferenza e punizione. Secondo una concezione mistica, Dioniso è il dio guardiano dell’antro ma è anche colui che spezza le catene dell’uomo che vi è tenuto prigioniero e impossibilitato a vedere il sole, per cui questo dio è anche il Nous, l’intelletto che può liberare.

Il simbolo della caverna, in rapporto con il mondo sotterraneo, infero, invisibile, è anche simile al lato nascosto e pericoloso della psiche che, all’improvviso, libera i suoi mostri o si dona all’arte della profezia.

La caverna, considerata un luogo di enorme energia terrestre e sotterranea, è quindi prescelta nel corso di molte cerimonie magiche, riti di iniziazione, stregoneria, magia o morte simulata in quanto permette la comunicazione fra l’uomo e le divinità ctonie.

Nel medio oriente rappresenta le origini e la rinascita per cui entrare nella caverna significa far ritorno alle origini. Non dimentichiamo che lo stesso Gesù nasce in una grotta o caverna e viene in essa sepolto prima di resuscitare. Il culto di Mitra, dio solare, è stato spesso celebrato sottoterra.

Il Sole e il suo culto pare predominino nei paesi più civilizzati e ricchi di storia. Alcuni autori ipotizzano che una stirpe dei Figli del Sole, nel corso dei loro spostamenti sul nostro globo, avrebbero diffuso tale culto insieme alla loro civiltà. Ma i Figli del Sole erano antagonisti dei Figli della Luna, altro archetipo fondamentale che, se davvero capito, cambia persino di polarità.

Un tempo il Sole era considerato una dea, quindi un simbolo femminile, e chiamato Ra. Il continuo passaggio del Sole dalla polarità maschile a quella femminile è infatti una costante delle civiltà solari che posseggono il culto delle Dee-Madri, o Vergini Madri, creatrici della vita e associate all’elemento liquido, a sua volta simbolo del liquido amniotico e quindi della fertilità e della nascita.

Quando il Sole tramonta, discende nel regno dei morti perciò può guidare le anime attraverso questo regno e riportarle alla luce l’indomani, divenendo una divinità con funzioni simili a quelle di Caronte.

Per gli Aztechi diventa il Sole nero, che veniva portato sul dorso di un dio infernale mentre per i Maya, nel suo aspetto invisibile, era rappresentato sotto forma di giaguaro.

Anche presso i Dogon, l’antico popolo africano del Mali dominato dal simbolismo lunare, il Sole è femminile e rappresenta l’utero fecondato che viene descritto come un vaso incandescente contenente il principio vitale.

Per le popolazioni mediterranee invece, essendo la principale fonte di calore e di luce, diviene anche simbolo di chiarore morale, di autorità, di razionalità; mentre alla Luna vengono attribuite l’ambiguità, la medianità, l’intuizione.

Ecco quindi che il Sole viene visto come cuore e la Luna come anima, in una contrapposizione apparente che invece ha creato l’illusione della sua realtà.

Il Sole viene rappresentato da molte divinità: Apollo, il Sole-Buddha, Osiride, Elio, Mitra e tante altre ancora. Diviene il centro spirituale, sede del <<legislatore cosmico>> Manu.

Anche il fuoco è un’antica ierofania che, nel suo aspetto ardente e purificatore, è simbolo del mazdaismo, divinità suprema della religione iranica di Zoroastro.

Esistono diverse specie di fuochi, da quello interiore al sessuale, connesso simbolicamente alla prima tecnica di strofinamento di bastoncini per ottenere la fiamma. Ecco dunque la sua doppia immagine divina e demoniaca, il suo aspetto fecondante e illuminante e quello distruttore e inceneritore.

Il fuoco del vulcano, la lava, il magma infuocato è espressione della forza terribile della natura, della Terra-Madre che a volte divora i suoi figli.

Il mare è il simbolo delle acque primordiali e dell’oceano in cui tutto si dissolve e muore, luogo di nascita e rinascita continua. Mai eguale, come la Luna, esprime la transitorietà, la mutevolezza e la fecondità del nostro luminare notturno, essendo ricco di pesci che sono stati la prima fonte di cibo per intere popolazioni costiere.

Ogni cosa ha una matrice simbolica e, soprattutto nei popoli dell’area mediterranea, che hanno subito continue infiltrazioni orientali dovute ai frequenti spostamenti e conquiste territoriali delle popolazioni nomadi di allora, Sole, Luna, caverna, acqua e fuoco con i loro significati in polarità, hanno svolto il ruolo di protagonisti.

Napoli e tutta l’area partenopea, ricca di luoghi naturali che rappresentano l’espressione ideale di questi simboli, li evoca in continuazione e non li fa ignorare perché li ha nel sangue.

Inoltre la sua storia particolare è stata scritta da uomini che, per le continue emigrazioni dovute ai bisogni di nuove terre, sbarcavano sulle sue coste e, incantati dalla loro bellezza e dalla fertilità del suolo, vi rimanevano per sempre.

I nuovi e diversi insediamenti, col loro retroterra magico-culturale, si innestavano senza colpo ferire su culti, religioni e miti locali, creando una miscellanea indecifrabile per i non addetti ai misteri, ma una logica e precisa continuità fra i pochi che questi misteri conoscevano bene e cercavano di tramandarli con miti, tradizioni e immagini pagane che captavano l’attenzione degli uni ma che serbavano un linguaggio di rigorosa coerenza per gli altri.

Carlo Negri, esperto di marketing farmaceutico e comunicazione in Sanità.