Prestazione muscolare: meglio l’attività fisica o l’elettrostimolazione passiva?

Siamo in estate e il nostro corpo si è già risvegliato dal letargo da un po’e la bella stagione sembra essere il momento ideale per rimpolpare i nostri muscoli. Ormai è noto come la pratica dell’attività fisica sia necessaria, non solo in estate, quando si è più liberi grazie alle meritate ferie, ma in ogni periodo dell’anno perché il suo scopo principale è quello di migliorare le dimensioni, il grado di elasticità e tonicità dei vari distretti anatomici muscolari.

Avere un corpo tonico e scolpito è sinonimo di benessere fisico, psicologico e di buona salute. Ma un corpo tonico è il risultato di un costante lavoro muscolare e, spesso, di tempo da dedicare alla ginnastica non ce n’è e ci confiniamo in un corpo lasso e flaccido.

Perché è importare avere un muscolo allenato? Stimolare un muscolo vuol dire creargli una situazione fisiologica di ipertrofia e, in alcuni casi, di iperplasia. Questi due stadi fisiologici dell’adattamento muscolare, quando è sottoposto a un carico di lavoro di una certa intensità, sono più o meno evidenti se lo stimolo allenante è di tipo attivo o passivo. Con il poco tempo che si ha a disposizione, ci si chiede, in pratica, se un elettrostimolatore possa portare un miglioramento della prestazione muscolare al pari di un’attività svolta in palestra o, addirittura, sostituirla.

Per rispondere a questo quesito bisogna, dapprima, illustrare come cambia fisiologicamente un muscolo sottoposto ad esercizio fisico attivo. Premesso che la dimensione dei muscoli, in condizioni fisiologiche, è influenzata anche da fattori ereditari e ormonali, il lavoro muscolare attivo, svolto volontariamente da un individuo che, in modo consapevole, si sottopone a una certa intensità e costanza di lavoro muscolare, crea senz’altro un aumento della sezione trasversa dei comparti muscolari allenati.

Ciò avviene in conseguenza dell’aumento di diametro delle fibre muscolari, per effetto del moltiplicarsi del numero di actina e miosina, quando il muscolo si contrae sotto un determinato carico di lavoro, nel medio lungo arco di tempo e senza interruzione. In tal modo esso sviluppa un aumento della dimensione, un aumento di forza, della potenza e della resistenza.

Più è grande la sezione trasversa, più forte sarà il muscolo. Più sarà grande l’ampiezza del movimento per il numero di contrazioni al minuto, più aumenterà la potenza del muscolo. Più substrati energetici il muscolo avrà a disposizione per il suo lavoro, più risulterà resistente al senso di affaticamento. Inoltre, il grado finale di ipertrofia fisiologica dipende anche dalla meccanica del lavoro muscolare. Un’ azione di contrazione completa e stiramento incompleto porta ad accorciamento del ventre muscolare senza variazione delle dimensioni dei tendini (muscolo più corto a riposo). Un’azione di contrazione incompleta e stiramento completo accorcia il ventre muscolare e allunga i tendini (muscolo più lungo a riposo). Infine, un ‘azione di contrazione e stiramento incompleti accorcia il ventre muscolare con allungamento dei tendini (muscolo più corto).

Queste condizioni sono il risultato di un normale allenamento attivo: dalla ginnastica aerobica fino a sport di tipo anaerobico.

La stimolazione passiva di un comparto muscolare tramite elettrodi, invece, presenta alcuni limiti. L’elettrostimolatore è un apparecchio che sfrutta l’eccitazione delle cellule nervose, creando impulsi elettrici per stimolare passivamente il muscolo ad un lavoro.

Come per il lavoro muscolare attivo, anche questi apparecchi prevedono una serie di programmi per sviluppare forza esplosiva, resistenza, tonicità, etc. ma l’elettrostimolatore non ha la stessa capacità di attivazione specifica della meccanica muscolare.

Applicando gli elettrodi a un comparto muscolare non si riprodurranno mai le azioni fisiologiche di tale meccanica: pre-stiramento iniziale, stiramento e accorciamento in fasi successive o alternate.

Inoltre l’elettrostimolatore non potrà mai riprodurre la catena cinetica del movimento. Se nell’esercizio attivo, insieme al comparto muscolare che si vuole allenare vengono coinvolti, naturalmente, tanti altri gruppi di muscoli, con la stimolazione passiva tramite elettrodi si creano piccoli agglomerati di muscoli forti e allenati, ma isolati da altri comparti che, nel tempo, saranno più esposti al rischio di future lesioni per una mancata omogeneità di tonicità, resistenza e forza.

Peraltro, la stimolazione passiva non è adatta in casi di traumi ossei o articolari e per chi ha la ha pelle sensibile (la stimolazione a una certa intensità può creare fenomeni di irritazione). L’uso di questi apparecchi dovrebbe essere destinato prettamente alla riabilitazione e alla terapia di trattamento del dolore muscolare.

Nella pratica sportiva l’uso degli elettrostimolatori può essere un aiuto al miglioramento della performance atletica, ma non è sostitutivo dell’attività motoria.

Il grado di forza muscolare che è capace di sviluppare, infatti, è collegato allo stato di allenamento fisico e i miglioramenti che si riscontrano nei fenomeni di contrazioni isometriche, stiramenti ed allungamenti, in genere, sono comunque transitori nelle varie discipline.

In conclusione? Indossate tuta e scarpette, è tempo di allenarsi!

Mirella Gallo, Consulente in Nutrizione e Fitness, esperta in elaborazione di diete in condizioni fisiologiche e patologiche, personal trainer.