Realtà virtuose campane: il Centro Medico-Sociale don Orione di Savignano Irpino

Tra le realtà medico-sociali di eccellenza possiamo sicuramente annoverare il Centro Medico-Sociale don Orione di Savignano Irpino. Lì mi sono recata proprio per approfondire la sua storia, il suo funzionamento e le modalità che ne consentono l’accesso. Ho incontrato il direttore del centro Fabrizio Lanciotti, il quale ha dedicato un po’ del suo prezioso tempo per soddisfare le mie curiosità.

Sono rimasta davvero favorevolmente sorpresa nel sapere che in terra irpina, ai confini con la Puglia, esista una realtà come quella del Centro da lei diretto. Innanzitutto un luogo che nasce con un’opera di carità all’interno della congregazione religiosa Opera don Orione, senza scopi di lucro, e svolge assistenza agli anziani, e non solo a loro, per aiutarli a vivere meglio, azione che può sembrare scontata ma non lo è affatto.

Il Centro nasce negli anni ’60 come struttura di riabilitazione per i bambini ammalati di poliomielite per i quali, a quei tempi, e soprattutto al Sud, non esistevano punti di riferimento. Tant’è che sin dall’inizio accolse subito una cinquantina di bambini che provenivano da diverse realtà come la Sicilia, la Puglia, la Basilicata, addirittura dalle Marche. A causa delle difficoltà logistiche i bambini frequentavano la scuola nel Centro, in quanto veniva offerta anche l’istruzione come collegio. Spesso in sede si sono tenuti anche dei corsi di aggiornamento per i docenti. A quei tempi l’obiettivo era principalmente quello di proteggere la vita. Negli anni’80 il Don Orione aprì una nuova struttura per assistenza ai disabili ad Ercolano, per cui la maggior parte della disabilità fu spostata nel nuovo Centro, mentre qui, con il cambiamento demografico, le zone irpine che iniziarono a spopolarsi sempre di più, si richiedeva la cura degli anziani, per cui il Centro si riconvertì e quelli che prima erano servizi dedicati ai bambini, diventarono dapprima una casa di riposo per anziani autosufficienti e poi di assistenza sanitaria.

Dagli anni ’80 in poi, quindi, si svolgono molte attività di cura per la terza età per cui da una parte si apre al territorio l’attività riabilitativa, dall’altra quella che era una casa di riposo diventa una residenza sanitaria.

In origine tutto si deve a un cittadino di Savignano Irpino che era emigrato e aveva fatto fortuna nel campo delle costruzioni. Tornato in paese volle dare un suo contributo, fu ammirato dalla popolazione che gli offrì la candidatura a Sindaco per diversi anni e in quel periodo decise di lasciare qualcosa al Paese facendo costruire il primo edificio. In seguito si rese conto che il Comune non poteva sobbarcarsi l’onere di una casa di cura per cui insieme al parroco di quel tempo si impegnarono per trovare un ente che potesse sostenerlo. Alla fine della ricerca si scelse l’Opera don Orione che aveva già a Roma un centro per malati poliomielitici e in qualche modo si rendeva conto della necessità del Sud, per cui intravide la possibilità di impiantare giustamente qui una realtà del genere e così si incrociarono i due desideri.

Cosa si intende, in particolare, per residenza sanitaria?

Si intende un luogo di cura e di assistenza per gli anziani con diverse patologie.

Le cure di chi sono a carico?

Una parte, quella della cura, è convenzionata per cui è a carico del Sistema Sanitario Nazionale, mentre per quanto riguarda la residenza è a pagamento; abbiamo una retta fissa che, in caso dei meno abbienti, è stata a volte anche diminuita. I riferimenti sono due: il primo è il bisogno di cura, l’altro sono le possibilità reali che ha l’anziano di partecipare alla spesa.

Che tipo di personale lavora qui?

Abbiamo operatori socio sanitari e infermieri che garantiscono assistenza 24 ore su 24, vi sono varie figure mediche, come internista, neurologo e fisiatra che si alternano. Quasi tutti hanno un contratto di dipendenza, altri specialisti hanno un contratto di libera professione e poi vi sono professionisti medici che si adoperano gratuitamente come il dott. Francesco Pecci. Nelle nostre zone, purtroppo, vivono pochi giovani e in genere sono loro ad adoperarsi maggiormente nel volontariato. Nel caso di ferie o di malattia i nostri dipendenti sono sostituiti all’occorrenza da personale reclutato a tempo determinato.

Dal punto di vista economico il Centro è una vera e propria realtà imprenditoriale che poi ha la particolarità di essere convenzionata e di avere un fine etico. Dal punto di vista amministrativo questo rende l’impegno un po’ più complesso in quanto mentre un centro privato può tagliare le sue prestazioni, qui sia per ciò che riguarda il mantenimento dei posti di lavoro, sia per quanto riguarda l’accoglienza dei pazienti abbiamo un’altra mission: il discorso etico e il riferimento carismatico al fondatore dell’Opera che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli ultimi.

Facciamo l’esempio pratico di una persona che dovesse avere necessità di farsi curare qui. Partiamo dal bambino per arrivare all’anziano. Qual è l’iter da seguire?

Il percorso riabilitativo è completamente assistito, il paziente arriva provvisto di una prescrizione, ci si accerta che ci sia la disponibilità per poterlo accogliere dopodiché inizia il ciclo di terapia che può essere più o meno lungo a seconda della patologia. Tutta l’attività riabilitativa è svolta sia in ambulatorio che a domicilio o in residenza. Una parte dei posti letto sono dedicati alla riabilitazione cosiddetta “estensiva” di cui si ha necessità dopo un intervento, ad esempio. Tutto questo vale anche per i bambini che, però, sono accompagnati dai genitori e poi rientrano a casa loro.

Per quanto riguarda, invece, l’assistenza e la cura degli anziani la struttura dispone di un reparto RSA sempre in convenzione con la ASL e un altro che è più votato al sociale, anche se la differenza diventa minima, che è a gestione privata e risponde alle richieste dirette sempre che, dopo la visita, il nostro medico valuti che possiamo aiutare.

Attualmente quanti posti letto avete?

Abbiamo una quarantina di posti letto tra riabilitazione e assistenza socio sanitaria. Mediamente riusciamo a rispondere alle richieste poiché alcune terapie sono cicliche. I nostri pazienti afferiscono principalmente dall’Irpinia. La speranza è che si rivolga un’attenzione maggiore al nostro territorio perché chi si ammala in queste zone ha due problemi: uno è quello della malattia e l’altro è dove andare a cercare qualcuno che gli dia una mano.

Poniamo il caso di una persona che ha subito un intervento e deve fare la riabilitazione: è l’ospedale che indica il vostro Centro?

In realtà sarebbe il paziente che dovrebbe decidere dove curarsi, probabilmente vi sono delle indicazioni o anche delle valutazioni a livello familiare.

Avete progetti futuri?

Dopo dieci anni siamo riusciti a concludere l’ampliamento della struttura. Sono stati dei lavori durati tanto proprio per la nostra “povertà istituzionale” che necessita della ricerca di fondi da cui dipende la velocità di esecuzione. Una volta concluso l’ampliamento, l’idea è quella di creare un modulo Alzheimer dedicando sia attenzione che risorse e formazione a questo tipo di necessità che si sta facendo sempre più pressante.  L’idea non è quella di creare un lazzaretto in cui ricoverare i pazienti che non hanno più la lucidità mentale ma creare un contesto in cui possano attraversare gli ultimi anni della loro vita nella maniera più dignitosa possibile. Stiamo, quindi, costruendo anche un alveo in cui inserire questa attività e vediamo con l’ASL se sarà possibile. Stiamo cercando di creare una richiesta di convenzione per questo tipo di necessità.

È un progetto ambizioso quanto utile poiché credo che effettivamente oggigiorno sia necessaria la presenza di persone formate.

Sì, effettivamente io pensavo a un centro di ricerca universitario che potesse studiare le patologie sui pazienti e magari apportasse quelle migliorie risultanti dagli studi, creando un luogo in cui la ricerca fosse applicata e desse segnali funzionali.

Oltre alle patologie neurodegenerative per gli anziani, l’Alzheimer e le demenze, oppure la sclerosi o il Parkinson, vorremmo creare delle figure interne che sappiano rapportarsi a questo tipo di fenomenologia e in seguito avere dei contatti con delle strutture tipo l’Università o qualche centro ricerca di livello elevato con cui dialogare per l’assistenza e la cura.

Il discorso sull’Alzheimer va oltre il ricovero perché l’idea sarebbe quella di prendere in carico il paziente alle prime insorgenze della malattia, seguirlo a casa per tutto il tempo in cui potrà restarci e portarlo qui soltanto quando la patologia è diventata pesante. Questo significherebbe, intanto, seguire il paziente e potergli dare l’assistenza migliore sin dall’inizio e poi sostenere le famiglie che quando si trovano di fronte a queste situazioni non sanno cosa fare. Quindi creare uno sportello per aiutarle e nello stesso tempo liberarle per un certo periodo della giornata in quanto l’assistenza è molto impegnativa e spesso costringe chi assiste questo tipo di ammalati a non avere più una vita propria.

Io trovo che l’Alzheimer richieda una formazione anche per chi assiste gli ammalati, come anche nel caso dei bambini autistici che richiedono cure particolari e un approccio alla patologia che va oltre il semplice accudimento.

Sì, infatti l’idea comprende anche un accompagnamento alla famiglia, dando il giusto supporto anche per ciò che riguarda la gestione amministrativa e i rapporti con gli enti pubblici in quanto esistono una serie di facilitazioni, anche se limitate, ma la maggior parte delle persone non le conosce.

Attualmente il Centro da cosa è costituito?

Ai piani bassi abbiamo i laboratori e le amministrazioni, la cucina e le sale per la refezione, ai piani superiori ci sono le degenze che sono distribuite nei tre blocchi di cui parlavo prima: una per l’RSA, una per i privati e un’altra ancora per i cicli riabilitativi.

Veniamo ora proprio al discorso etico, parlavamo prima dei due desideri che si sono incrociati, dai quali è nato un Centro di eccellenza come questo. Da quando è nato ad oggi come e cosa è cambiato?

Quello che è cambiato, sia da noi che in generale in Italia, è stata la richiesta di controlli e di adeguamenti, che sicuramente è giusta, a cui non è seguito di pari passo un aiuto economico che permettesse di crescere in armonia con tale richiesta. Se si hanno più risorse è chiaro che più facilmente ci si può adeguare alle richieste. Ecco, la grande fatica è stata questa: non avere le risorse necessarie per poter gestire l’ordinario e migliorare per il futuro. In passato, fino al 2010, momento in cui l’economia ha subito un grosso freno, abbiamo potuto fare ricorso ad altri canali che, in un primo tempo, sono consistiti in aiuti da fondazioni come Enel, Vodafone e da alcuni privati che, nel caso dell’ampliamento, ci hanno permesso di tirare su le mura. Ma i problemi economici delle aziende sono stati tanti per cui la loro scelta è caduta altrove. Per noi è molto facile che l’ago della bilancia penda più dal lato delle perdite e che diventi molto difficile riequilibrare.

Le persone anziane del territorio, legate in maniera particolare alla loro casa, come reagiscono di fronte a una realtà che è tanto più diversa rispetto a loro modo di vivere?

Molto dipende dal carattere di ognuno, c’è qualcuno che torna da fuori e il fatto di ritornare nel suo ambito e poter respirare l’aria di quando era giovane è già un vantaggio rispetto al ricovero in un luogo del tutto estraneo, per il resto qualcuno accetta questo passaggio, altri no.

Chi è ricoverato può uscire?

Se è autosufficiente non ci sono limiti, si cerca di farli stare il più possibile in società.

Come potrebbe, qualcuno che lo desiderasse, sostenervi?

Abbiamo ancora tanto da fare, ad esempio, partendo dalle necessità quotidiane più semplici, abbiamo la vasca per il bagno assistito che serve alla cura igienica del paziente mettendolo in condizioni di sicurezza e mitigare o contenere le piaghe da decubito per chi è allettato il cui costo è di 25000 € a cui vanno aggiunte le spese per il montaggio.

La Fondazione don Orione raccoglie fondi che poi vengono destinati ai vari centri che hanno necessità. Fra l’altro, essendo una Onlus, rilascia certificazioni per gli sgravi fiscali. Attualmente noi non siamo una Onlus per cui possiamo fare certificazioni per le aziende ma non per i privati cittadini.

Ringrazio il dott. Fabrizio Lanciotti per la sua disponibilità e soprattutto per impegnarsi quotidianamente nel portare avanti una struttura come quella del Centro Medico-Sociale Don Orione di Savignano Irpino che riveste un ruolo fondamentale nella cura dei bambini e degli anziani, futuro e presente dell’Irpinia.

Per me questa visita è stata istruttiva sicuramente ma è stata soprattutto emozionante in quanto l’aria che ho respirato fuori all’arrivo era purissima ma quella di dentro era serena. Un’atmosfera di tranquillità e collaborazione che si leggeva negli sguardi e si confermava nei saluti, una cordialità che spesso non si incontra più. Per le donazioni i lettori possono fare riferimento ai siti:

https://www.fondazionedonorione.org/donazioni/ e https://www.operadonorione.it/.

Maria Paola Battista, Sociologa, editor e giornalista, scrive recensioni di libri e interviste agli autori per varie testate.