Segni premonitori e propri di un infarto miocardico acuto

Saper interpretare i segnali del nostro corpo e, nel caso specifico, saper riconoscere precocemente i segni premonitori e propri di un infarto miocardico acuto (IMA), permette di poter mettere in moto, il prima possibile, la macchina dei soccorsi, aumentando così le probabilità di sopravvivenza.

Nei paesi occidentali, l’IMA rappresenta una delle cause più comuni di ricovero. La mortalità è dell’ordine del 30% circa e poco più della metà delle morti avviene prima che l’individuo colpito riesca a raggiungere l’ospedale. Sebbene la sopravvivenza successiva alla ospedalizzazione sia negli ultimi anni notevolmente migliorata.

A tal proposito mi sovviene un episodio occorso alcuni decenni or sono, quando, per motivi di servizio, mi trovavo nella magnifica città di Firenze, presso la Scuola di Sanità Militare dell’Esercito, intento alla frequenza di corsi formativi propedeutici, previsti dallo status di Ufficiale medico ed in attesa di definitiva destinazione d’impiego.

A Firenze, viveva un mio caro zio, fratello di mia madre, che, per ragioni di progressione di carriera, fu trasferito, nei lontani anni 60′, con la famiglia, dalla sua amata città natale, Napoli, presso il citato capoluogo.

Spesso, in serate tranquille, mi recavo volentieri presso di loro, ricordo in Via Ruffini, zona Rifredi, per trascorrere qualche ora in lieta compagnia.

Purtroppo una sera, notai mio zio piuttosto prostrato, gli chiesi se si sentisse male o se qualche cosa non gli andasse bene. Mi rispose che si sentiva stanco per i troppi impegni, per le preoccupazioni e che la sera prima aveva accusato un’imprecisata vaga dolenzia in sede retro sternale, ricordo bene inoltre che mi disse che aveva consultato telefonicamente il medico di famiglia, esponendo la sintomatologia e che quest’ultimo non aveva dato grosso peso ai disturbi accusati.

Conoscendo seppur vagamente l’anamnesi di mio zio, dedito al fumo di tabacco ed affetto da diabete mellito, entrambe condizioni che lo avrebbero esposto a rischio vascolare, insistetti non poco per condurlo in ospedale per un attento e scrupoloso controllo cardiologico.

Finalmente riuscii a persuaderlo e, in tempi brevi, raggiungemmo il pronto soccorso dell’Ospedale di Scandicci. Rapidamente fu sottoposto a visita cardiologica, elettrocardiogramma ed accertamenti di laboratorio e ahimè, pur risultando un ECG nella norma, gli enzimi cardiaci, quali marcatori di danno miocardico, risultarono elevati, segno inequivocabile di infarto miocardico acuto ed istantaneamente venne trasferito nel reparto di in terapia intensiva, per le urgenti e necessarie cure che il caso richiedeva.  

Tutto si risolse fortunatamente nel migliore dei modi e dopo qualche giorno di ricovero fece ritorno a casa con le dovute prescrizioni e raccomandazioni sanitarie.

Da quando sopra esposto e dall’esperienza descritta, si comprende pertanto l’importanza fondamentale di agire in modo tempestivo e l’importanza di non sottovalutare mai sintomi e campanelli d’allarme che potrebbero far sospettare un attacco cardiaco.

L’infarto miocardico acuto, generalmente è la conseguenza della brusca diminuzione del flusso ematico coronarico, che segue a un’occlusione trombotica di una arteria coronaria, precedentemente colpita da arteriosclerosi.

Seppur raramente un infarto può essere anche causato da un’occlusione embolica di un’arteria coronaria, da anomalie congenite, da spasmi coronarici e da un’ampia varietà di patologie sistemiche, in particolare di origine infiammatoria.

Il sintomo più comune lamentato dai pazienti affetti da IMA è il dolore. In alcuni casi il sintomo può essere così importante e violento da essere descritto come il peggior dolore che il paziente abbia mai provato.

Viene descritto come un dolore gravativo, costrittivo, oppressivo, intenso e duraturo. Interessa la regione precordiale (parte anteriore del torace, retro sternale) e/o l’epigastrio, nel 30% dei casi circa si irradia alle braccia, più frequentemente al braccio sinistro lungo il decorso mediale, fino ad interessare, a volte, la mano.

Le altre zone di irradiazione meno comuni, comprendono le spalle, il dorso, la mandibola, il collo, l’addome, ma mai quest’ultimo al di sotto dell’ombelico.

Sintomi questi spesso accompagnati da astenia, sudorazione, prostrazione, nausea, vomito. La maggior parte dei pazienti affetti da IMA è inoltre agitata, ansiosa, cerca di attenuare il dolore muovendosi, contorcendosi, stirandosi…molto comune è anche il riscontro di pallore, associato a sudorazione con estremità fredde.

Ma nel 15 – 20% dei casi, a volte, possiamo trovarci anche in presenza di infarti silenti, senza alcuna percezione dolorosa: è il caso di pazienti diabetici e tale assenza di sintomatologia aumenta con l’età…nell’anziano infatti l’IMA può presentarsi con un quadro di dispnea acuta e improvvisa, che può progredire fino all’edema polmonare, ovvero perdita di coscienza, profonda astenia o intense aritmie.

Saper valutare i segni premonitori e propri di un infarto acuto del miocardio, è fondamentale per garantire un soccorso immediato ma altrettanto importante è giocare d’anticipo attraverso l’adozione di stili di vita corretti che possano condurre ad una valida prevenzione, demolendo tutta quella moltitudine di insulti (diabete mellito, dislipidemie, ipertensione arteriosa, obesità, sedentarietà, abitudini voluttuarie quali il fumo di tabacco, l’alcool, l’alimentazione scorretta) che il sistema cardiovascolare ed il miocardio subiscono, promuovendo e garantendo la salute e il benessere individuale e collettivo.

Giovanni Sarnelli medico specializzato in Anestesia e Rianimazione, già Colonnello medico del Corpo Sanitario dell’Esercito e oggi in regime di quiescenza, opera attualmente, come libero professionista, in campo medico certificativo e medico legale.