Una mattinata al museo

C’è un vero gioiello nel cuore di Roma, in Piazza del Risorgimento, non lontano dal Vaticano: un bell’edificio che è un po’ la casa di tutti e che tutti dovrebbero visitare almeno una volta. È il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri.

Una presenza sobria e austera insieme che sa accogliere bene chi ne varca la soglia, catturandone subito l’attenzione e l’interesse con la semplice eleganza delle sue sale e dei suoi percorsi di visita che raccontano una storia bellissima che sa di Fedeltà, di Coraggio, di Sacrificio e di Amore per la Patria.

Tutto in lettere maiuscole, certo, per meglio evidenziare e descrivere l’importanza e la grandezza dei valori di riferimento dell’Arma e del Museo che ne racconta la storia. Una storia che ha duecento e più anni e che è parte integrante della grande Storia d’Italia, alla quale i Carabinieri hanno dato, nel tempo, un contributo costante, silenzioso e sempre significativo.

È un piacere, dunque, entrare in queste sale e ripercorrere le tappe dell’indissolubile connubio tra l’Arma e la storia patria. Il Museo venne ufficialmente istituito nel 1925 allo scopo di custodire “degnamente i cimeli, l’archivio storico, la biblioteca, nonché tutti i ricordi dell’Arma relativi all’azione da essa svolta sia in pace che in guerra…” I materiali, le opere e i cimeli, sino a quel momento raccolti e custoditi in altre sedi, furono progressivamente trasferiti in alcuni locali della palazzina di Piazza del Risorgimento, sino ad allora destinata anche ad altri scopi istituzionali.

Nel 1937 l’intero edificio fu assegnato al Museo Storico che, dopo essere stato ristrutturato ad opera del Genio Militare, su progetto dell’architetto Tadolini, nel giugno di quell’anno fu solennemente inaugurato e aperto al pubblico. Sulla facciata principale spicca in rilievo il motto “Nei Secoli Fedele” che evoca con immediatezza e con la forza della suggestione, in chiunque vi ponga lo sguardo, l’Istituzione militare cui è dedicato l’edificio.

Le sale interne, nel corso degli anni, sono state rimodernate e adeguate ai migliori e più avanzati criteri espositivi, certamente non per allinearsi ai cambiamenti che periodicamente caratterizzano da sempre le esposizioni museali in genere, ma per mantenere intatto uno stile espositivo sobrio che sapesse, tuttavia, risultare sempre caldo, accogliente, coinvolgente. Uno stile in grado di mettere a proprio agio il visitatore, di stimolarne la curiosità, l’interesse, il desiderio di conoscere, di approfondire, di confrontarsi con la Storia che entra in contatto con lui mentre percorre le 26 sale del Museo che illustrano le vicende dell’Arma dalla sua nascita, nel 1814, ai nostri giorni e, nello stesso tempo, le coeve vicende dell’Italia tutta.

Ed è così che i dipinti, i documenti preziosi, le uniformi, le armi, il meraviglioso Salone d’Onore e il Sacrario adiacente al Salone, nella cui suggestiva atmosfera si rende onore a tutti i Carabinieri caduti nell’adempimento del dovere, acquistano tutti un immediato valore simbolico che colpisce la mente e il cuore. Chi entra nel Museo, insomma, non percepisce quella tipica sensazione di distanza, tutta da colmare, tra se stesso e la struttura che lo ospita, ma avverte subito una profonda familiarità con tutto ciò che lo circonda e con cui dialoga visivamente.

Perché entrare nel Museo Storico dell’Arma è un po’ come entrare nella casa di un buon amico di sempre. Ed è una visita che piace a tutti: agli appassionati di storia, al visitatore desideroso di conoscere e ai ragazzi delle scuole. Come piacciono a tutti le interessanti conferenze e i concerti organizzati, con sempre maggior frequenza, nel Salone d’Onore del Museo.

Se, dunque, siete convinti dell’importanza di punti ideali di riferimento quali la Memoria, l’Identità, il senso di forte appartenenza a una comunità di destino qual è Nazione, con la sua Tradizione, i suoi Valori e la sua Storia, organizzatevi, se già non l’avete fatto, per una mattinata con i vostri figli a Roma, a visitare il Museo dell’Arma, dove il passato incontra il presente ed entrambi si danno la mano per incontrare voi.

Michele Chiodi, già dirigente di istituti finanziari, collabora con periodici e associazioni culturali.

(N.d.R. articolo dell’autore pubblicato sul quotidiano “ROMA” il 31/5/2024)