Violenza di genere e linguaggio

Il recente omicidio di Giulia Cecchettin ha risvegliato, a livello mediatico, l’attenzione sul fenomeno della violenza di genere e femminicidio. Il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, tantissime persone sono scese in piazza con lunghi cortei per manifestare contro la violenza perpetrata sulle donne.

Da un po’ di tempo è in atto una maggiore sensibilizzazione dei giornalisti sulle parole da usare nel narrare episodi cruenti di violenza di genere e femminicidi.

Si dà così importanza al linguaggio, all’iconografia, alla scelta dei termini, alla semiotica e alla semantica utilizzati in ambito informativo e pubblicitario, e nei social media, con l’intento di educare i professionisti della comunicazione nella scelta di vocaboli appropriati e dei codici adottati per abbattere stereotipi sessisti e maschilisti che imperano, da sempre, nel nostro vissuto quotidiano.

Per quel che attiene al linguaggio, un punto di partenza controverso è la declinazione al femminile recentemente adottata per tutte le cariche professionali e istituzionali che storicamente sono state sempre al maschile, in quanto ricoperte in prevalenza da uomini.

Ecco che ora parliamo di sindaca, avvocata, magistrata, ingegnera, architetta, ministra e così via. In passato solo dottoressa, professoressa, studentessa e infermiera erano usate correntemente. Per infermiera era abbastanza ovvio, in quanto la maggior parte degli appartenenti a questa categoria è di sesso femminile.

Stefano Bartezzaghi, scrittore e semiologo, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Nazione a febbraio dello scorso anno, interviene sull’aspetto <<cacofonico>> contestato da molti sul femminile delle professioni e sui casi linguistici dei termini:Ognuno ha una sua portata, nel caso dei femminili delle professioni, ci sono degli usi tradizionali (dottoressa, professoressa, studentessa); c’è una grammatica, che consente di dire studente anche di una ragazza, così come si fa con docente. Ci sono parole che non sono mai esistite, perché non avevano chi nominare: fino a quando non c’erano ingegneri donne non c’era bisogno di chiamarle.

Bartezzaghi sostiene che il problema della cacofonia dipenda solo dal fatto che si tratta di parole a cui non siamo abituati, in quanto …ogni parola nuova potenzialmente ci disturba.

Il famoso enigmista, nel suo libro Senza distinzione, affronta il tema sessista della lingua italiana, evidenziando la differenza di significato di alcune parole a seconda che siano declinate al maschile o al femminile, e sottolinea come agiscono alcuni stereotipi all’interno della mentalità e della lingua. Nelle sei pagine di apertura del libro, gioca con l’ambiguità interpretativa delle parole.

Ad esempio, il cortigiano/una mignotta, un mercenario/ una mignotta, un professionista/una mignotta, un uomo di malaffare/una mignotta, un segretario particolare/una mignotta, un accompagnatore/una mignotta, un massaggiatore/una mignotta, un uomo di strada/ una mignotta, un uomo disponibile/ una mignotta e si potrebbe facilmente continuare. Un uomo navigato è una persona saggia, esperta; una donna navigata è invece una persona di facili costumi… Paola Cortellesi, la nota attrice comica romana, alla cerimonia di apertura del David di Donatello del 2018 sull’ambiguità della declinazione dei termini ne ha fatto un monologo per protestare contro le discriminazioni delle donne e la violenza di genere.

Carlo Negri, esperto di marketing farmaceutico e comunicazione in Sanità.