Vittime o fruitori della pubblicità ?!

Il termine pubblicità deriva dal latino pubblicare cioè rendere di proprietà pubblica, d’uso pubblico. La pubblicità è una forma di comunicazione persuasiva di massa usata dalle imprese per creare consenso intorno alla propria immagine con lo scopo di conseguire i propri obiettivi di marketing: la vendita dei prodotti; opera nel settore commerciale, politico, sociale, pubblico e privato.

L’obiettivo della comunicazione pubblicitaria è informare il consumatore dell’esistenza di un prodotto esaltandone, talvolta in modo esasperato, le qualità positive rispetto alla concorrenza. La comunicazione del messaggio pubblicitario prevede un intervallo di tempo tra la sua produzione, la sua trasmissione e la sua ricezione al destinatario ed è, pertanto, pianificato con strategie complesse che impegnano più media e s’integrano con azioni di promozione, incentivazione, relazioni pubbliche. Lo spot deve essere sempre breve, immediatamente decodificabile con ritmi semplici e ripetitivi, giochi di parole atti ad esemplificarne la memorizzazione.

Il mondo pubblicitario si presenta come estremamente articolato attraverso propri studi, proprie metodologie d’indagini, proprio linguaggio genera un congegno flessibile tra tecnica e codici comunicativi che tramite una formulazione idonea, a volte apparentemente perfetta all’occhio e all’ udito del consumatore, raggiunge quasi sempre il suo obiettivo.

 Un congegno che inevitabilmente il fruitore incontra e, sovente, s’incastra senza riuscire a distogliere l’attenzione dallo spot promozionale. Una realtà oggettiva che determina l’insorgere di tante riflessioni, di tanti quesiti, di tante risposte ed ipotesi di risposta.

Come viene percepito il ruolo della pubblicità nei palinsesti televisivi?!?!

  Questa è la prima domanda che è stata da me posta tra il mese di marzo ed aprile 2024 a un campione statistico di 100 soggetti maschi//femmine con età compresa dai 30 ai 60 anni, con un grado d’istruzione medio/alto e una posizione lavorativa tra libero professionista, dipendente e disoccupato. L’individuazione della fascia d’età è dettata dalla riflessione che sia rappresentativa di chi dedica maggiore tempo ed oculatezza alla scelta e alla visione dei programmi televisivi.

 Dai risultati emergono le seguenti risposte:      

  • n. 46 persone – un film potrebbe annoiare senza interruzione pubblicitaria.
  • n. 32 persone – non riesco ad immaginare un programma televisivo di qualsiasi genere senza spot pubblicitario.
  • n.12 persone – senza pubblicità ogni programma televisivo acquisterebbe più attenzione e valore.
  • n.10 persone – non so …

I responsi più numerosi rilevano una forte assuefazione alla pubblicità tanto d’attribuirle un valore superiore rispetto ai programmi televisivi, infatti solo 12 soggetti interrogati    sottolineano come l’assenza degli spot pubblicitari determinerebbe un incremento della valenza dei palinsesti televisivi.

Ma come è possibile lo strutturarsi nell’uomo di un’abitudine così forte, intensa alla visione di telepromozioni, sponsor?

 Questa domanda trova la sua risposta nella triste realtà che la presenza della pubblicità inizia ad insinuarsi fin dall’infanzia, divenendo una costante che s’inserisce con veemenza negli aspetti profondi della vita. È incontestabile che ci siano alcune pubblicità entrate di diritto a far parte del proprio baule dei ricordi,esemplare è la promozione di una nota marca dipandoro e panettone la cui puntuale trasmissione annuale evoca ricordi personali ed annuncia l’inizio del periodo pre- natalizio, idem per lo spot di una famosa bibita gassata dalla tonalità scura e dalle mille bollicine.

 La metodologia della comunicazione pubblicitaria crea un’immagine del prodotto come collocato in un mondo desiderabile dove i protagonisti sono sempre vincenti veicolando, in modo subliminale, insieme all’articolo il suo classico e popolare messaggio:  

La pubblicità non vende solo un prodotto, ma modelli e modi d’essere.

Imponendo l’idea che possedere ed essere s’identificano tramite l’acquisto del prodotto. L’influenza della pubblicità è talmente acuta ed egregiamente strutturata da determinare un allineamento di massa al consumo di peculiari prodotti; dove, spesso, gli acquisti e i comportamenti stravaganti diventano ordinari e la normalità diventa assurda ed inconcepibile.

Perché il mondo colorato e assordante della pubblicità ha una influenza talmente forte nella vita?

  • n. 43 persone non so…
  • n. 30 persone perché c’è bisogno di essere guidati negli acquisti…
  • n.27 persone perché siamo sempre attratti dalle novità…

Rispetto ai messaggi promozionali siamo più sensibili alla ricezione di quelli che si avvicinano ai gusti e alle attitudini personali?

  • n. 69 persone no
  • n. 31 persone si

Interrogativi, quest’ultimi, costellati da tante risposte, tante ipotesi, tante riflessioni, tanti delimiti di studio e approfondimento ma la spiegazione più accreditata sottolinea che la forza persuasiva sulle proprie preferenze acquista valore, intensità in virtù della diminuzione della capacità critica e selettiva dell’utente, affiancata da un significativo livello d’insicurezza caratteriale che perde intensità se va ad omologarsi in un gusto comune.

La pubblicità nel corso degli anni ha acquistato un ruolo sempre più rilevante nei palinsesti televisivi, sovente, l’unificazione del messaggio pubblicitario e il programma televisivo è totale. Una funzione, talmente, importante che alcuni professionisti del settore l’hanno resa una delle caratteristiche peculiari della loro conduzione televisiva, indimenticabile Maurizio Costanzo con il suo consigli per gli acquisti … e Antonella Clericicon la sua … e adesso un po’ di réclame …

È innegabile, però, che dietro una bella presentazione deve esserci concretezza, validità. La propaganda, spesso, svolge un ruolo informativo equivoco poiché anche il prodotto superfluo se presentato in una vivace e colorata composizione pubblicitaria acquista un valore prezioso e soprattutto si cataloga come indispensabile….

 Il desiderio, sovente, prevale sul bisogno ne consegue che una scelta comportamentale e d’acquisto è guidata da un fenomeno psicologico e non fisiologico.

Siamo vittime o fruitori della pubblicità?!?!  

n.65 persone vittime

n.21 persone fruitori

n.14 persone entrambi

Come muoversi nel labirinto dei prodotti pubblicizzati?

  • n.72 persone non so …
  • n.28 persone ottenere altre informazioni, confrontare le offerte …

Domande quest’ultime  le cui risposte, sovente, cambiano in relazione al contesto socio-culturale e tecnologico in cui si collocano e ai conseguenziali bisogni e desideri, ma affiancate dal costante intervento del fenomeno di saturazione determinante nel potenziale consumatore l’insorgere di un istinto di repulsione per tutti i prodotti eccessivamente reclamizzati.

 In caso contrario necessita, come sempre nella vita, affidarsi alla capacità umana di discernimento che avrà l’arduo compito di districarsi nel mondo fantasioso e ricco della pubblicità.

AnnaMaria Fiscale: sociologa, specializzata in analisi qualitativa della ricerca sociale e in management dei servizi sanitari